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5 Marzo 2020

Un punto d’incontro: l’open banking secondo Banca Sella

Fortune

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Banca Sella ha legato le sue strategie future all’open banking (e al fintech). Doris Messina, Chief digital transformation officer, spiega i motivi della scelta.

La versione completa di questo articolo, a firma di Alessandro Pulcini, è disponibile sul numero di Fortune Italia di marzo.

 

Il personale amministrativo di un’azienda spende tempo prezioso, ogni mese, a controllare i pagamenti, in entrata e in uscita. Ad associare un bonifico alla sua fattura e al servizio per il quale è stato erogato. Banca Sella ha reso il processo automatico: permette all’azienda di associare un ‘iban virtuale’ a ogni singolo pagatore. Così si possono avere, automaticamente e direttamente dalla banca, i movimenti associati a quel pagatore, in tempo reale e sul proprio gestionale. Il merito è delle Application programming interface, le Api, che permettono di aprire verso l’esterno la piattaforma bancaria, rendendola più accessibile, e più modellabile intorno alle esigenze dei clienti. 

Banca Sella ha scommesso parecchio sulle Api, e sul concetto di open banking. Tanto da mettere in discussione la stessa definizione di banca, le sue stesse funzioni, in un’epoca di transizione epocale che vede i vecchi attori degli istituti finanziari confrontarsi con le startup del fintech e con le diverse esigenze dei nuovi clienti. In questa transizione c’è chi ancora gioca in difesa, reagendo di rimessa ai movimenti del mercato. E chi invece sta facendo il contrario, provando a dargli una direzione. 

 

I numeri 

 

Nel 2019, l’utile di Banca Sella è cresciuto del 39,5% rispetto all’anno precedente, passando da 25,4 a 35,4 mln di euro. È cresciuta la raccolta globale (+9,2%, a 27,9 mld), è migliorato l’Npl Ratio (sceso a 3,5% dal 4,5%), sono positivi i dati riguardanti solidità e liquidità. Eppure, nel comunicare i suoi risultati, la banca pone l’accento sulla sua trasformazione digitale, che l’ha portata, tra le altre cose, ad essere “tra le principali realtà italiane dell’open banking”. Quello del virtual iban è un esempio molto utile per capire la portata delle scelte della banca e delle conseguenze per le aziende, ma è comunque solo uno dei servizi esistenti. A disposizione dei clienti della banca ci sono infatti 190 Api: un numero che ha generato circa 6 milioni di call nell’ultimo mese del 2019, cresciute di oltre 4 volte in un anno. Queste 190 Api sono disponibili su Fabrick: lanciata proprio dal Gruppo Sella, in tutto Fabrick ha 470 Api ed è la principale piattaforma italiana del settore.

 

La versione completa di questo articolo, a firma di Alessandro Pulcini, è disponibile sul numero di Fortune Italia di marzo.

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