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Coronavirus, da Amazon 5 milioni ai piccoli imprenditori

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Il colosso dell’e-commerce Amazon ha annunciato l’apertura di un fondo di 5 milioni per sostenere i piccoli imprenditori di Seattle, ovvero il tessuto economico che circonda i suoi uffici centrali nella città americana, che rappresenta l’epicentro del contagio da coronavirus negli Usa.

La scorsa settimana Amazon aveva già avviato lo smart working per i 50 mila dipendenti basati a Seattle, almeno fino alla fine di marzo, per fronteggiare il contagio crescente registrato nella città. Ora la società di Jeff Bezos fa un passo in più, per aiutare concretamente tutti quei piccoli business che compongono l’economia nei dintorni dei suoi immensi uffici sferici, e che sono stati fortemente danneggiati dall’avvio dl lavoro a distanza da parte degli impiegati Amazon: bar, ristoranti, locali, truck per lo street food.

Gli headquarters di Amazon sono collocati nella zona di South Lake Union, mentre i nuovi uffici si trovano nel quartiere di Regrade: tutti gli imprenditori situati in queste zone potranno fare richiesta del grant da parte di Amazon. Si tratta di un vero contributo economico e non di un prestito: pertanto non dovrà essere ripagato. Le modalità per richiedere il contributo saranno spiegate nei dettagli sul blog di Amazon, che ad ogni modo prevede di erogare il grant nel mese di aprile, dando priorità a tutti quegli imprenditori in grado di fornire informazioni sul peso effettivo delle loro perdite causate dalla mancanza di clienti. Il fondo è anche un modo per “fare pace” con una città che da quando Amazon è arrivata ha dovuto affrontare alcuni cambiamenti (come del resto tutte le zone interessate dall’arrivo delle grandi tech company). Se da una parte, infatti, l’apertura dei primi uffici di Amazon nel 1995 ha reso la città un hub di tecnologia in tempi non sospetti, dall’altra l’aumento di impieghi ben pagati e il boom edilizio hanno gentrificato alcune zone di Seattle, aumentato il problema degli homeless e di fatto messo la società contro i residenti storici.

Amazon non è l’unica azienda tech che si sta domandando come fare per fronteggiare l’emergenza coronavirus favorendo impiegati e consumatori. Per quanto riguarda le piattaforme di e-commerce, infatti, uno dei primi provvedimenti per evitare speculazioni e truffe è stato quello di monitorare le vendite di articoli sanitari come mascherine mediche e gel disinfettanti per le mani. Oltre a come tutelare i consumatori, ad ogni modo, le aziende si stanno chiedendo anche come proteggere i lavoratori, soprattutto quelli nel settore della gig economy, notoriamente privi di tutele di questo tipo. Negli Usa il dibattito è aperto, e le maggiori società nella sharing economy e nel food delivery stanno pensando di unirsi e di aprire un fondo comune per sostenere driver e fattorini che dovessero risultare affetti da coronavirus e che non sarebbero quindi in grado di lavorare. Attualmente, le società a prendere in considerazione questa ipotesi sono Uber, Lyft, DoorDash, Postmates e Instacart, tutte basate a San Francisco.

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