21 Marzo 2020

Per colpa del coronavirus stiamo consumando troppa acqua

Alessandro Pulcini

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La quarantena nazionale che costringe gli italiani a casa per rallentare l’epidemia di coronavirus non ha conseguenze solo sulla produttività, l’economia, l’educazione o le abitudini lavorative. Un impatto di cui finora si è parlato poco è quello sui consumi domestici, in particolare su quelli dell’acqua. Secondo l’Enea, stiamo consumando dai 32 ai 64 litri al giorno in più di acqua. A persona. Significa aumentare i consumi domestici complessivi di acqua dal 27 al 53%.

Lo studio si concentra sui lavabi: la raccomandazione cardine durante l’epidemia, che tutti hanno dovuto memorizzare insieme a quella del restare quanto possibile in casa, è quella di lavarsi le mani e di farlo, dice l’Enea, ogni ora per circa 40 secondi. Questo vuol dire, considerando sia chi applica il consiglio alla lettera sia chi lo fa con meno frequenza, un totale di 6-12 lavaggi in più nell’arco della giornata per ognuno di noi. Anche nel caso tutti avessero l’accortezza di chiudere il rubinetto e non far scorrere l’acqua durante il lavaggio, il maggior consumo giornaliero presunto arriva a 48 litri a persona. E a peggiorare le cose c’è l’abitudine di lavarsi le mani con l’acqua calda per disinfettarle meglio (per quanto, dice l’Enea, non serva). In questo caso, oltre ai consumi energetici per il riscaldamento, viene generalmente sprecata più acqua in attesa del raggiungimento della temperatura desiderata.

In condizioni normali, sottolinea l’Enea, “il consumo medio procapite in edifici già dotati di dispositivi di risparmio idrico quali riduttori di pressione, rompigetto e vaschette WC con doppio tasto, si attesta sui 120 litri al giorno per ogni persona. In media, l’utilizzo dei lavabi pesa per circa il 15-20 % (dati progetti GST4Water e Aquasave), risulta quindi ragionevole associare ad essi un consumo massimo di circa 24 litri. Ipotizzando tale dotazione idrica sia erogata con rubinetti dotati di rompigetto da 8 litri al minuto, è possibile ritenere che il tempo di apertura dei rubinetti da lavabo sia pari a circa 3 minuti nell’arco dell’intera giornata per ciascuna persona”.

Al fine di limitare il più possibile l’impatto in termini di maggiori consumi idrici domestici dovuto dall’emergenza sanitaria in corso, dice l’Enea, è importante continuare a seguire le raccomandazioni igieniche, cercando però di limitare il più possibile l’utilizzo dell’acqua nell’ottica di non stressare “il sistema di distribuzione idropotabile e di gestione delle acque reflue”. Nei luoghi pubblici, poi, dovrebbe essere previsto l’utilizzo esclusivo di rubinetti e dosatori con fotocellula, che presentano il vantaggio di non richiedere il contatto diretto con le mani. Inoltre bisogna intervenire per favorire l’impiego di tecnologie di recupero delle acque grigie (ovvero delle acque derivanti dagli scarichi di docce, bidet e lavabi) che, pur non avendo vantaggi diretti sui consumi di acqua per usi igienico sanitari, potrebbe consentire risparmi di acqua potabile per quegli usi in cui essa non è strettamente necessaria.

Ma l’Enea avvisa che bisogna tenere presente il Covid-19 anche per l’utilizzo di questi ultimi sistemi, soprattutto quelli dedicati al recupero delle acque grigie basati solitamente su sistemi di separazione spinta e di disinfezione, la cui efficacia nei confronti del virus è tutta da verificare. “Ai fini di una corretta valutazione dei rischi sarebbe necessario condurre alcune verifiche specifiche, anche a livello sperimentale”. Minori criticità sono invece ipotizzabili nel caso di utilizzo di sistemi di recupero delle acque piovane, al netto delle verifiche degli effettivi tempi di permanenza del virus sulle superfici.

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