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28 Marzo 2020

Coronavirus, Governo duro con Ue. Ma non può fare da solo

Fabio Insenga

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Le risposte sono dure, come si conviene nel pieno di una trattativa difficile. Il premier Giuseppe Conte parla di un’Europa che deve “dimostrare di essere all’altezza della storia“; il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri bolla come “sbagliate” le parole con cui la presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen ha escluso l’ipotesi di lavorare sui ‘Coronabond’, definendo fondati i dubbi espressi dalla Germania.

La posizione italiana resta quella riassunta dallo stesso Gualtieri: “C’è uno choc simmetrico sull’economia, serve un Piano Marshall per la ricostruzione”. Tra l’altro, Conte identifica con estrema chiarezza l’interlocutore. “Non abbiamo fatto una proposta alla Commissione, ma all’Eurogruppo per elaborarla. C’è un dibattito in corso. Mi batterò sino alla fine per una soluzione europea”.

La parziale retromarcia in serata di Von der Leyen cambia poco la situazione. Gualtieri in un tweet sintetizza: “Prendiamo atto del chiarimento fornito dalla Presidente della Commissione europea rispetto alle parole sbagliate sui #coronabond. Ora la Commissione lavori davvero a tutte le opzioni possibili, nessuna esclusa. Non c’è tempo da perdere”.

Resta un problema di fondo, che sta creando tensione anche all’interno del governo: l’ultimatum ‘risposta condivisa o facciamo da soli’, scandito dal premier alla riunione dell’Eurogruppo, va benissimo come minaccia negoziale ma resta una strada difficilissima da percorrere.

L’Europa si deve mostrare all’altezza, riscrivendo regole e abbandonando un approccio che non può essere più lo stesso, ma serve una risposta europea per potere condividere l’onere degli sforzi eccezionali che gli Stati membri dovranno sostenere.

La trattativa dei prossimi dieci giorni sarà decisiva per capire se ci potrà essere ancora un’Europa unita, con l’emissione di bond europei, o se gli Stati dovranno andare in ordine sparso. In questo ultimo caso, si scenderebbe su un terreno del tutto ignoto. Aumentare il deficit, e di conseguenza il debito, senza la copertura di Bruxelles esporrebbe l’Italia, e gli altri Paesi con alto debito, a una pressione difficile da sostenere sui mercati internazionali. Con il rischio di dover fronteggiare, oltre alla recessione che si sta aprendo, anche gli attacchi speculativi che inevitabilmente subirebbe.

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