Coronavirus, tutto sull’Europa: non c’è un piano B

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La riunione del Consiglio europeo, purtroppo, non sarà decisiva. Sarà ancora una tappa intermedia di un percorso troppo lungo. La crisi aperta dal Corononavirus meriterebbe una soluzione più rapida, un negoziato capace di accorciare il più possibile le procedure per arrivare a una soluzione condivisa. Anche di questo si dovrà parlare, quando l’emergenza sarà alle spalle: serve un’Europa diversa, più agile e meno burocratica.

 

Ora, però, conta solo il risultato. Serve un pacchetto di misure solido e, per quanto possibile equilibrato, per salvare quanto è ancora salvabile dell’economia europea. Non c’è alternativa, non esiste un piano B. Per una ragione molto semplice. Non esiste un’economia italiana, olandese o tedesca, senza l’economia europea.

 

Anche volendo ripensare la globalizzazione, altro tema affascinante che va però aggiornato a tempi migliori, le connessioni del tessuto produttivo, di quello sociale, di quello normativo e legale, sono indissolubili. A meno che non si voglia regredire, sacrificando tutte le potenzialità di sviluppo sull’altare dell’autarchia. È l’opzione del ‘facciamo da soli’, quella dell’uscita dall’Euro, della suggestione che parte dallo slogan ‘usiamo per noi i soldi nostri’ e arriva inevitabilmente allo ‘stampiamo moneta’ delle teorie autenticamente sovraniste. Ci sono fondate ragioni per ritenere che portino in un buco nero.

 

Tornando alla realtà, resta il tempo la variabile decisiva. La riunione del Consiglio Ue, che nella migliore delle ipotesi darà un mandato al presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen, serve a sdoganare il piano di ripresa europeo, il Recovery fund, finanziato con bond emessi proprio dalla Commissione. La scommessa italiana è quella di riuscire ad arrivare alla meta entro giugno. “Sosteniamo la rapida realizzazione del Recovery Fund che dovrebbe affrontare le conseguenze economiche del Coronavirus ed evitare l’aumento delle divergenze strutturali fra gli stati membri”, ha spiegato il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri al Financial Times. L’obiettivo è mettere in campo “un ammontare di risorse prese a prestito dal Fondo sul mercato almeno fra 1.000 e 1.500 miliardi” tramite l’emissione di “titoli a scadenza perpetua o molto lunga”.

 

Obiettivo ambizioso. Ma ha bisogno di due condizioni tutte da esplorare: la capacità dei leader europei di raggiungere un accordo su queste dimensioni e, soprattutto, l’approvazione in tempi rapidi del bilancio 2021-2027. Due passaggi, al momento, tutt’altro che scontati.

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