30 Aprile 2020

La mobilità della fase 2, tra monopattini e corsie preferenziali

Alessandro Pulcini

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Con la Fase 2 dell’emergenza Coronavirus “si metteranno in movimento circa 3 milioni di persone sull’intero territorio nazionale, non molte delle quali utilizzeranno mezzi pubblici. Dalle analisi ci aspetta un flusso di circa il 10%”, ha detto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli alla Camera. Per evitare che le strade vengano invase dalle automobili private, il Governo punta molto sulle scelte ‘responsabili’ dei cittadini, molti dei quali preferiranno non usare i mezzi pubblici, che in ogni caso per le misure di distanziamento sociale non rappresenteranno una soluzione veloce agli spostamenti. Per questo è in arrivo un bonus da 200 euro per l’acquisto di bici, hoverboard e monopattini elettrici e corsie preferenziali per bici e motorini.

 

Con il decreto legge di prossima adozione in vista della fase 2, per “evitare un incremento non sostenibile del traffico privato e dei relativi problemi di congestione e inquinamento e per decongestionare l’affluenza al trasporto pubblico”, dice De Micheli, “ho proposto, d’intesa con il ministro Costa, la promozione di forme di mobilità alternativa, la diffusione della micromobilità elettrica e l’utilizzo di mezzi di trasporto innovativi e sostenibili”. Si sta lavorando a un ‘buono per mobilità alternativa’ da 200 euro, dedicato ai residenti nelle città metropolitane e delle aree urbane con più di 60mila abitanti, per l’acquisto di biciclette, anche a pedalata assistita, nonché di “veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica, quali segway, hoverboard e monopattini, ovvero per l’utilizzo dei servizi di mobilità condivisa a uso individuale”.

 

Oltre a incentivare l’utilizzo di mezzi leggeri e a emissioni zero, “si è proposto di introdurre nel Codice della strada la definizione di Bike Lane, ovvero una corsia con destinazione prioritaria alla circolazione dei velocipedi nella quale è consentita la circolazione anche dei veicoli a motore con numero totale di ruote non superiore a tre, come ad esempio i ciclomotori, i motocicli ed i tricicli. Avremo così indubbi vantaggi sulla sicurezza e lo snellimento della circolazione”, ha detto De Micheli descrivendo una “nuova cultura della mobilità urbana”, parlando anche di “linee di arresto avanzato” per i mezzi leggeri “rispetto alle auto, a tutela della sicurezza per i cosiddetti utenti deboli della strada”.

 

Il Governo vorrebbe anche “rendere obbligatoria la predisposizione del piano degli spostamenti casa-lavoro” e incentivare la figura del mobility manager, anche in imprese ed enti pubblici con un minor numero di lavoratori (con più di cento dipendenti, mentre il limite minimo attuale è 300). LA misura varrebbe sempre per le Città metropolitane e i comuni con più di 60mila abitanti. Il manager, dice De Micheli, “saprà meglio individuare le forme di trasporto che consentiranno il decongestionamento del traffico nelle aree urbane. Sono certa che tale situazione può rappresentare l’occasione per dimostrare che si può migliorare il sistema complessivo di vita in meglio, anche sperimentando un sistema di mobilità a minor impatto ambientale”.

 

Qualcuno si è già mosso nella direzione della mobilità sostenibile. A Roma il Sindaco Raggi ha già parlato di piste ciclabili e mobilità dolce, e Milano ad esempio prevede di allestire 23 km di piste ciclabili. “Ci saranno più biciclette e più piste ciclabili”, ha detto l’assessore alla Mobilità di Milano, Marco Granelli, in un video su Facebook.

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