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4 Maggio 2020

Coronavirus, il ruolo delle donne non merita ipocrisie

Fabio Insenga

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Come da copione, a un certo punto, ci si accorge che il ruolo delle donne non è quello che dovrebbe essere. Succede in tempi ‘normali’ e anche l’emergenza Coronavirus non fa eccezioni. Si fanno le task force senza donne, gli uomini continuano a prendere decisioni, spesso sbagliate, fino a quando non diventa ‘conveniente’ occuparsi del problema. Arrivano gli appelli, gli hashtag e le campagne d’opinione. Poi, quando hanno fatto abbastanza rumore, arriva anche la risposta istituzionale.

 

Il premier Giuseppe Conte interviene in prima persona. “Nella task force di Colao ci saranno più donne”, assicura, aggiungendo anche un dettaglio: “Oggi stesso chiamerò Vittorio Colao per comunicargli l’intenzione di integrare il comitato di esperti che dirige attraverso il coinvolgimento di donne le cui professionalità – sono certo – saranno di decisivo aiuto al Paese”. Quindi, il Presidente del Consiglio va anche oltre. “Nelle prossime ore chiederò al capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, di integrare il comitato tecnico-scientifico con un’adeguata presenza femminile. Analogo invito rivolgo anche a tutti i ministri affinché tengano conto dell’equilibrio di genere nella formazione delle rispettive task force e gruppi di lavoro”.

 

Bene, inspiegabilmente e colpevolmente in ritardo, ma bene.

 

Il problema però è un altro. Molto più profondo rispetto alla composizione di una task force, che pure ne è una diretta conseguenza. La parità di genere, ancora lontana come dicono tutti i dati a disposizione, è una cosa più seria. E non merita l’ipocrisia che c’è non solo nella reazione di Conte ma anche nei comportamenti di moltissimi di noi (in quanto uomo, non mi posso sottrarre). Quello che nell’emergenza di questi mesi si legge chiaramente è che la parità di genere dipende dalle politiche che si scelgono, dalle misure che si mettono in campo, in tempi normali e, a maggior ragione, con il Coronavirus. E, soprattutto, dalle opportunità, dall’educazione, dalla formazione, dall’istruzione che viene assicurata a bambine e bambini, ragazze e ragazzi, donne e uomini.

 

Intervenire per correggere la composizione di una task force, o di un qualsiasi gruppo di lavoro, può essere utile così come è stata utile l’introduzione delle ‘quote rosa’. Sono correzioni, appunto.

 

Ma la partita della parità di genere va giocata sul terreno vero, quello più difficile. È, insieme, culturale, sociale, economico. In ordine sparso: asili, scuole, congedi parentali che funzionano. E, poi, l’impegno contro la violenza sulle donne, le molestie sessuali, implicite o esplicite che siano. Lotta alle discriminazioni, ovunque ci siano. Anche nelle aziende, dove la parità di salario ancora non c’è e l’accesso alle posizioni di vertice è ancora limitata.

 

Quando si sarà fatto veramente questo lavoro, anche le task force saranno ‘fisiologicamente’ equilibrate. Anzi, è probabile che la disparità di genere di oggi possa risultare capovolta.

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