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4 Maggio 2020

L’impatto del Coronavirus sulle imprese: calo record dell’indice Pmi

Alessandro Pulcini

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Il Coronavirus ha causato ad aprile un inasprimento della contrazione del settore manifatturiero, con un peggioramento delle condizioni operative al tasso maggiore da giugno 1997, data di inizio dell’indagine effettuata da IhsMarkit sul settore: uno studio basato sulle opinioni dei dirigenti dei settori acquisti aziendali che misura e presenta sinteticamente le variazioni riguardanti produzione, ordini, occupazione, scorte ed altro. La conclusione dello studio è, come prevedibile, che l’impatto del Covid-19 sul mondo produttivo è senza precedenti. L’Indice Pmi (Purchasing Managers Index) di IhsMarkit – che con una sola cifra dà un’immagine degli sviluppi delle condizioni generali del settore manifatturiero – ha registrato ad aprile un 31.1, in diminuzione dal 40.3 di marzo, segnalando un forte crollo delle condizioni operative generali.

 

 

Sono diminuiti produzione e nuovi ordini, al tasso più veloce in oltre i 22 anni di storia dell’indagine. L’Indice destagionalizzato della Produzione ha riportato un calo mensile di 16.4 punti sino a raggiungere il nuovo record negativo: è la maggiore riduzione della produzione mai registrata. Allo stesso modo, i nuovi ordini sono diminuiti per il ventunesimo mese consecutivo e al tasso più veloce in più di venti anni di raccolta dati. Conseguentemente alle simili restrizioni in atto nei paesi limitrofi, anche le esportazioni sono diminuite notevolmente al tasso più veloce mai registrato in precedenza.

 

 

Poi c’è l’occupazione: le aziende campione hanno ridotto i loro livelli del personale per l’undicesimo mese consecutivo, e al tasso di contrazione che è stato il maggiore da aprile 2009. Il lavoro inevaso è rimasto generalmente invariato, anche se i minori ordini ricevuti hanno alleviato la pressione sulla capacità. Conseguentemente alla minore esigenza di produzione, le aziende hanno ridotto notevolmente la loro attività di acquisto. Anche in questo caso si tratta del declino maggiore da quando è iniziata la raccolta dei dati a metà 1997.

 

 

Aumentano le giacenze a causa del crollo della produzione e l’impossibilità dei clienti di completare gli acquisti per via delle restrizioni. Le giacenze degli acquisti sono aumentate al tasso più veloce mai registrato prima, mentre quelle dei prodotti finiti sono incrementate al tasso più veloce da giugno 2019. Continua la diffusione delle interruzioni nella catena di fornitura, i tempi medi di consegna dei fornitori si allungano infatti a un tasso record. Allo stesso modo, per il terzo mese consecutivo diminuiscono i prezzi d’acquisto a causa del prezzo più basso del petrolio e delle materie prime. Il tasso di declino è rallentato rispetto a marzo ma è rimasto in generale solido. Anche i prezzi alla vendita sono diminuiti e al tasso più rapido da agosto 2009. Migliorano però ad aprile le previsioni sulla produzione dell’anno prossimo e il livello di ottimismo ha raggiunto il livello più alto in tre mesi. Le aziende campione hanno collegato l’ottimismo alla speranza di una ripresa tempestiva dell’economia globale.

 

Con il Coronavirus in Europa l’ottimismo circa l’attività futura è sprofondato ad un nuovo record minimo. L’indice destagionalizzato Ihs Markit Pmi del Settore Manifatturiero dell’Eurozona ha registrato ad aprile 33.4, in forte discesa da 44.5 di marzo. Ad un livello inferiore anche della precedente stima flash, l’ultimo Pmi è stato il più basso mai registrato dall’indagine (iniziata a giugno del 1997), superando quanto osservato durante l’apice della crisi finanziaria globale e indicativo di un forte peggioramento delle condizioni operative.

 

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