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Il lavoro dopo il Coronavirus, un giovane su due è pessimista

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Un giovane italiano su due è pessimista sul proprio futuro, più di un quarto prevede che svolgerà lavori meno retribuiti, uno su quattro teme un lungo periodo di disoccupazione. È quanto emerge da un sondaggio condotto da IZI in collaborazione con Comin & Partners, sui giovani e il futuro alla luce delle conseguenze prodotte dalla diffusione del coronavirus nel nostro Paese.

 

Il sondaggio, condotto su un campione di persone tra i 18 e i 40 anni, fa emergere un atteggiamento di sfiducia da parte dei giovani di fronte alla crisi. Più di due quinti degli intervistati (41%), infatti, si adeguerà passivamente al nuovo mercato del lavoro mentre meno di un quarto (23%) si attiverà per cambiare ambito lavorativo rispetto a quello attuale o desiderato. Il 22% cercherà di aggiornarsi attraverso corsi di formazione specialistici e un’esigua minoranza (12%) pensa che il trasferimento all’estero sia la soluzione migliore per cambiare la propria condizione. Dal sondaggio emerge che a dichiararsi ottimista è una minoranza (il 21%) mentre il 27% ritiene che il proprio futuro rimarrà invariato rispetto al periodo precedente al Covid-19.

 

 

 

Infine, quasi la metà dei giovani (45%) si aspetta che il Governo stanzi maggiori aiuti per le imprese mentre per il 24% andrebbero aumentati gli ammortizzatori sociali. Solo il 18% ritiene indispensabile investire nell’innovazione tecnologica o nella formazione (13%) se si vuole provare a superare la crisi.

 

La situazione economica nazionale e internazionale è al primo posto fra le preoccupazioni dei giovani (45%). A pesare “molto” sull’umore dei giovani italiani, sono anche la salute propria e quella dei propri cari (35%) e il benessere psicologico (30%), messo a dura prova dal periodo che il Paese sta attraversando.

 

Tra gli intervistati, poco più della metà (51%) ha un’occupazione, il 17% studia ancora, il 16% è disoccupato o in cerca di un lavoro e il 10% è in cassa integrazione. Tra coloro che lavorano, due italiani su tre (66%) hanno un contratto a tempo indeterminato, il 17% invece ha un contratto a tempo determinato, mentre il 10% è a partita IVA.

 

Il sondaggio è stato effettuato sui residenti in Italia e il campione ha incluso 1009 persone tra i 18 e i 40 anni, intervistate in modalità Cati-Cawi e stratificate proporzionalmente per classi d’età (18-25 e 26-40). Le Interviste sono state realizzate tra il 27 e il 28 di aprile.

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