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Il cammino in salita della Ricostruzione

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Servono idee, strategie e risorse. Le analisi, e i dubbi, di Carlo Cottarelli, Roberto Nicastro e Carlo Alberto Carnevale Maffé. La versione completa di questo articolo, a firma di Fabio Insenga, è disponibile sul numero di Fortune Italia di maggio.

L’emergenza Coronavirus ha sottoposto tutti – governo, politica, imprenditori, lavoratori, cittadini – a un gigantesco sforzo di comprensione. È stato da subito difficile capire, e accettare, la portata del problema. Prima da un punto di vista sanitario, con le prescrizioni necessarie a contenere il contagio, poi da quello umanitario, con il dilagare della malattia e il progressivo aggravarsi della contabilità dei morti. Sono arrivate quindi le implicazioni sociali, con le difficoltà crescenti ad assicurare la tenuta del Paese, e quelle economiche. Il fattore tempo ha giocato un ruolo chiave nell’interazione tra queste diverse dimensioni. Anche solo nella percezione pubblica, condivisa, delle priorità. A una prima fase di totale dedizione all’emergenza sanitaria ne è seguita una più complessa in cui la dialettica tra presente e futuro ha iniziato a farsi più serrata. La realtà ha preso binari paralleli e ha iniziato a scontare il peso della mancanza di riferimenti nel passato. Quando si parla di una situazione senza precedenti, non si esagera. Almeno se ci si riferisce alla nostra epoca e al nostro mondo. Qualcosa di assimilabile, anche se solo in termini di disorientamento collettivo, può essere rintracciato nell’attentato alle Torri Gemelle.

 

Illustrazione di Michele Marchionne

 

 

C’è però una sostanziale differenza tra le responsabilità di chi è chiamato a prendere decisioni e la percezione dell’opinione pubblica. Guardare avanti, pensare a quello che verrà il giorno dopo, è l’unico approccio possibile per evitare che i danni possano diventare irreparabili. Ci sono macerie che vanno rimosse e c’è una ricostruzione da programmare. Servono idee, strategia e più risorse possibile. Il governo ha scelto di farsi affiancare da comitati di tecnici, quello scientifico per le implicazioni sanitarie e quello di esperti in materia economica e sociale, guidato da Vittorio Colao. La tentazione di affidarsi a task force, commissari e consulenti esterni ricorre nelle situazioni più complesse ma quasi sempre, finora, i risultati sono rimasti confinati nel recinto delle buone intenzioni. Un caso emblematico, l’impresa mai realizzata della spending review.

 

 

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di maggio. Si può comprare in edicola e in versione digitale, oppure ci si può abbonare:

 

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