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4 Giugno 2020

Anche le banche devono fare la loro parte

Fabio Insenga

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Ci sono risposte che servono più di tanti approfondimenti. La banca ritarda con l’erogazione dei prestiti previsti dal dl liquidità? “Cambiate banca, andate da una più rapida”. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, non usa giri di parole rispondendo alle domande durante un’audizione in commissione d’inchiesta sulle banche.

 

In questa risposta ci sono diversi temi rilevanti. Primo fra tutti, la ripartizione delle responsabilità. Il governo fa le norme e deve rispondere per l’efficacia delle norme che produce. Le imprese devono fare le imprese, continuando a lavorare per produrre e investire, e le banche devono fare le banche, innanzitutto assicurando i finanziamenti e i prestiti necessari. Senza rinunciare a valutare il merito di credito, non potrebbero farlo neanche se lo volessero secondo la legge, ma anche senza guardare esclusivamente al ritorno in termini di redditività.

 

Le parole scelte dal ministro non sono certo casuali. ”Ci sono stati degli istituti più rapidi ed efficienti di altri” nel rilascio dei prestiti a famiglie e imprese, ”così come numerosi casi di malfunzionamento e criticità, che vanno individuati, risolti e monitorati”, dice Gualtieri, evidenziando che sulle erogazioni dei prestiti da parte delle banche “ci sono margini di miglioramento” e che “l’assetto normativo di per sé non è un ostacolo” alle erogazioni, “le norme – insiste – consentono di erogare rapidamente”. Vuol dire che, secondo il ministro, ci sono banche che non fanno fino in fondo il proprio mestiere.

 

Dire ‘sceglietene un’altra’ è una risposta forte. Ma non basta. Non si può lasciare che siano le imprese, da sole, ad andare in cerca di una banca che risponda ‘presente’ a una richiesta di sostegno che è l’architrave del provvedimento messo in campo dal governo. Aspettare che sia il mercato a correggere le distorsioni, seguendo il principio della sana concorrenza, è un approccio che funziona in tempi normali. In una condizione come quella che stiamo vivendo, con un mercato messo sotto pressione da una crisi senza precedenti, non basta.

 

È vero che non può essere il governo, o il ministro dell’Economia, a imporre scelte a un soggetto privato, come una banca, ma servirebbe una moral suasion decisa, anche attraverso l’Abi, perché anche gli istituti di credito facciano fino in fondo la loro parte. Sono un ingranaggio decisivo e il flusso delle risorse che devono arrivare alle imprese e alle famiglie non può aprirsi o chiudersi come un rubinetto secondo l’umore di questo o quel banchiere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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