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L’allarme della Bce: -4% per il Pil mondiale, ma rischi al ribasso

lagarde bce ue coronavirus

Nel 2020 il Pil mondiale perderà, forse, il 4%. ‘Forse’ perché, dice la Banca centrale europea, potrebbe anche andare peggio. Secondo l’allarme lanciato dalla Bce nel suo bollettino economico, i rischi che gravano sulle prospettive globali “permangono orientati al ribasso” ed “è importante notare che l’impatto della pandemia potrebbe risultare più forte e duraturo di quanto attualmente previsto”.

 

Eppure le stime sono già piuttosto fosche, trascinate in basso dalle gravi “turbative internazionali” legate al coronavirus. Oltre a una contrazione del PIL mondiale in termini reali (esclusa l’area dell’euro) pari al 4,0 per cento, nel bollettino si segnala come “il ritmo di tale contrazione è più rapido e la sua entità maggiore rispetto a quanto osservato durante la Grande recessione”. Dopo la forte riduzione segnata nei primi due trimestri, nel terzo trimestre del 2020 l’attività mondiale dovrebbe avviarsi verso la ripresa e “crescere nel 2021 e nel 2022, rispettivamente, del 6,0 per cento e del 3,9 per cento”.

 

Il grado di incertezza sul futuro andamento dell’economia internazionale rimane, intanto, “senza precedenti”, una incertezza legata “all’evoluzione della pandemia e al suo impatto sui comportamenti economici, nonché alle misure di contenimento e al successo delle politiche attuate in risposta all’emergenza”. Per la Bce, “in prospettiva, si osserverà un calo dell’inflazione su scala mondiale, in un contesto caratterizzato da una riduzione dei corsi petroliferi e un indebolimento della domanda”.

 

Per “sostenere il recupero dell’economia dalle ripercussioni del coronavirus” il Consiglio direttivo della Bce – che ha già varato un “considerevole stimolo di politica monetaria” – ribadisce “il massimo impegno a intraprendere ogni azione necessaria nell’ambito del proprio mandato per sostenere tutti i cittadini dell’area dell’euro nell’attuale fase di estrema difficoltà”. L’impegno del Consiglio è quello di “assicurare che la politica monetaria sia trasmessa a tutti i settori dell’economia e a tutti i paesi, nel perseguimento del mandato della BCE di preservare la stabilità dei prezzi. Il Consiglio direttivo – si sottolinea – resta quindi pronto ad adeguare tutti i propri strumenti, nella maniera che riterrà opportuna, per assicurare che l’inflazione continui ad avvicinarsi stabilmente al livello perseguito, in linea con il suo impegno alla simmetria”.

 

 

I deficit di bilancio

 

“La pandemia di COVID-19 sta esercitando un considerevole effetto sulle politiche di bilancio nell’area dell’euro” con “l’elaborazione di pacchetti di stimolo fiscale senza precedenti, volti ad attenuare le ricadute economiche e preparare il terreno per una rapida ripresa”, scrive la Bce, segnalando come “di conseguenza, il disavanzo di bilancio delle amministrazioni pubbliche dell’area dell’euro dovrebbe aumentare in modo significativo, raggiungendo l’8,5 per cento del PIL nel 2020, a fronte dello 0,6 per cento registrato nel 2019″. La Bce stima un calo di questo deficit nel 2021 al 4,9 per cento del Pil e per il 2022 al 3,8 per cento. Nel complesso, “l’orientamento delle politiche di bilancio in termini aggregati” per l’area dell’euro sarà “fortemente espansivo nel 2020, ma restrittivo nel 2021, dato che per quel tempo la maggior parte delle misure di sostegno dovrebbe essere gradualmente venuta meno”. Ma se per contrastare gli effetti della pandemia “un orientamento di bilancio ambizioso e coordinato rimane essenziale” per la Bce in ogni caso “le misure dovrebbero essere mirate e temporanee”.

 

La crisi delle materie prime

 

Alla luce della crisi globale scatenata dal Covid-19 nei grandi paesi esportatori di materie prime è atteso un calo vertiginoso dell’attività economica, dice la Banca centrale europea, ricordando come sul fronte energetico “i tagli alla produzione concordati dai paesi dell’OPEC+ per stabilizzare il mercato internazionale del petrolio e i più bassi prezzi delle materie prime dovrebbero frenare gli investimenti”. Preoccupante lo scenario in Brasile che sconta un “aumento delle tensioni politiche” e l’essere “tra i più colpiti dalla pandemia””: nel colosso sudamericano “l’attività economica ha subito un brusco deterioramento a causa delle misure di lockdown, delle interruzioni delle catene di approvvigionamento, di una più debole domanda estera, di ingenti deflussi di capitale e di uno shock negativo sulle ragioni di scambio che ha riflesso il calo dei prezzi delle materie prime”.

 

Il lavoro

 

“I mercati del lavoro dell’area dell’euro sono stati gravemente colpiti dalle misure di contenimento del COVID-19” anche se le cifre ufficiali che mostrano nel primo trimestre del 2020 un calo dell’occupazione dello 0,2 per cento non disegnano un quadro preciso visto che è influenzato dai “provvedimenti adottati , come l’introduzione di schemi di sostegno alla riduzione dell’orario lavorativo e un pacchetto complementare di misure volte a prevenire gli esuberi e a sostenere i lavoratori autonomi”. Invece le indagini più recente “forniscono un’indicazione più tempestiva dell’andamento del mercato del lavoro e suggeriscono che quest’ultimo stia attualmente attraversando un periodo di profonda contrazione” con “Un netto deterioramento”. La Bce evidenzia come “gli schemi di sostegno alla riduzione dell’orario lavorativo limitano l’aumento del numero di lavoratori disoccupati, permettendo nel contempo di accrescere la flessibilità del mercato del lavoro a fronte delle fluttuazioni cicliche”.

 

L’Italia

 

Anche se il Pil dell’area dell’euro “ha conosciuto un calo senza precedenti nel primo trimestre del 2020″ con un valore record “pari al 3,8 per cento sul periodo precedente” la contrazione causata dal COVID-19 “è stata eterogenea nei vari paesi e nei diversi settori. Fra le maggiori economie dell’area dell’euro si è registrato un calo dell’attività economica più marcato in Francia, Italia e Spagna che in Germania e nei Paesi”, sottolinea la Bce nel Bollettino, evidenziando come “nel primo trimestre del 2020 vi è stata una correlazione negativa tra la crescita economica dei paesi dell’area e la restrittività delle misure di distanziamento sociale e di chiusura”. Nel complesso, “l’impatto delle misure di chiusura si è tradotto in una marcata contrazione della produzione industriale nell’area dell’euro, che a marzo 2020 ha subito una flessione senza precedenti dell’11,3 per cento rispetto al mese precedente e del 3,3 per cento nel primo trimestre del 2020 rispetto a quello precedente”. Sceso anche l’utilizzo della capacità produttiva che è calato di 11 punti nel settore manifatturiero toccando il 69,7 per cento e di circa 5 punti percentuali, attestandosi all’85,6 per cento, nel settore dei servizi. Il nostro paese – il primo a sperimentare una chiusura quasi totale delle attività – è fra i più colpiti anche sul fronte del calo degli investimenti in settori diversi dalle costruzioni con una diminuzione dell’8,3% nel primo trimestre contro il -4,1 per cento della Germania. Quanto agli investimenti nelle costruzioni – osserva la Bce – “hanno registrato notevoli flessioni in Francia (-13,8 per cento rispetto al trimestre precedente), Italia (-7,9 per cento) e Spagna (-9,6 per cento), mentre sono sorprendentemente cresciuti in Germania (4,1 per cento) e nei Paesi Bassi (5,6 per cento)”.

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