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3 Luglio 2020

Così la startup della pausa pranzo ha affrontato gli uffici chiusi: Foorban

Carlotta Balena

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Prima dell’emergenza coronavirus Foorban si occupava di un settore molto specifico del foodtech: il delivery di prodotti per la pausa pranzo. Con gli uffici chiusi e la persone obbligate a casa, però, mandare avanti il business poteva essere un problema. Ma invece di fermarsi, la startup ha ripensato i suoi servizi: “Abbiamo fin da subito agito in maniera resiliente facendo lavorare tutto il team per lanciare il più in fretta possibile un servizio di spesa a casa a Milano con il marchio Foorban Market che è andata molto bene” dice a Fortune Italia il founder e ceo Marco Mottolese, che ha lanciato la società nel 2016 insieme a Stefano Cavaleri e Riccardo Pozzoli.

 

Mottolese, classe 1989, laureato in Economia è tra i dieci profili di startupper selezionati nella Fortune 40 under 40 per il 2020. Insieme agli altri due founder, ha pensato di lanciare un’azienda che potesse diventare il punto di riferimento per una pausa pranzo di qualità: insomma, non il solito panino veloce, ma qualcosa di più ricercato e soprattutto sano. 

 

La startup ha raccolto in tutto 6 milioni di euro, con l’ultimo round risalente allo scorso anno di 2 milioni. “In seguito al momento di crisi del lockdown, quando ricevere la spesa a casa era il servizio più richiesto, abbiamo iniziato a pensare ad altri prodotti per quello che sarebbe venuto dopo” continua Mottolese. “Così ci siamo mossi su tre fronti. Innanzitutto allargare l’offerta, spaziando tra i prodotti e allargare le consegne dal grocery ai piatti tipici da pausa pranzo. Poi, anche qui, allargare la tipologia dei prodotti disponibili per la pausa pranzo. Abbiamo iniziato a vendere piatti pronti da consumare in vasocottura che stanno andando molto bene e che ci stanno permettendo di offrire un prodotto che viene percepito ancora più sicuro dal cliente. Infine nuovi modelli di vendita: stiamo sviluppando un modello di mensa aziendale basata su uno smart fridge, cioè un frigorigero installato negli spazi d’ufficio accessibile da chiunque, che unisce l’online e l’offline: l’utente può pre-ordinare al mattino e trovare il pranzo pronto,  oppure trovare nel frigorifero altri prodotti per un acquisto di impulso”.

 

Insomma, i ragazzi di Foorban non si sono lasciati abbattere dalla crisi e hanno “riassettato strategicamente la società rispetto alle nuove esigenze aziendali che sono emerse nella fase 2”. Risultato? “Stanno arrivando molte richieste. Dal punto di vista dei ricavi, l’impatto è stato mitigato dalla parte delle consegne della spesa. Poi nella fase 2 le richieste per la spesa a casa si sono ridotte, mentre molti uffici hanno riaperto. Ovviamente molti sono ancora in smart working. Ma nel medio periodo questa situazione cambierà e quindi quello che stiamo costruendo ora è un modello che ci porterà poi a trovarci avanti rispetto agli altri. Negli ultimi mesi abbiamo sicuramente rallentato ma possiamo dire che abbiamo accelerato la parte in prospettiva perché la frequenza con la quale ci vengono richiesti servizi da parte delle aziende ora è maggiore rispetto a prima”. 

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