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14 Agosto 2020

Perché Enel era pronta alla crisi del Coronavirus

Fabio Insenga

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La crisi del Coronavirus ha impattato molto meno su chi era già pronto con processi innovativi. Carlo Bozzoli, direttore Global digital solutions, spiega il ‘caso’ Enel. Articolo di Fabio Insenga apparso sul numero di Fortune Italia di giugno 2020.
 

 

Quando si dice che nulla sarà come prima, si attribuisce alla pandemia del Coronavirus lo status di un evento capace di separare nettamente quello che è stato prima e quello che sarà dopo. È vero per diversi aspetti. Ma c’è un fattore per cui quello che è stato prima ha inciso in maniera decisiva sulla gestione dell’emergenza e inciderà ancora di più nella ‘nuova normalità’: la trasformazione digitale. Chi era pronto non solo non si è fermato ma ha potuto accumulare un vantaggio competitivo e anche trainare gli altri. Gli esempi classici sono quelli di Amazon o delle piattaforme di collaboration, da Zoom in giù. Ci sono però realtà, fuori dal mondo del tech, che hanno una storia di trasformazione digitale che vale la pena raccontare. È il caso di una multinazionale come l’Enel. “Ci siamo preparati a essere resilienti molti anni prima di questa crisi, già a partire dal 2014”, sintetizza Carlo Bozzoli, direttore Global digital solutions 

 

 

Una scelta strategica sostenuta da risorse importanti. “Abbiamo investito 4,5 mld negli ultimi tre anni” per arrivare ai risultati di oggi: “Abbiamo il 100% degli impianti di generazione da rinnovabili gestiti da remoto, abbiamo 45 mln di contatori intelligenti su una base di 70 milioni di clienti”. Sono numeri che servono a inquadrare la portata di una rivoluzione insieme tecnologica e culturale. La nuova visione del Gruppo ha portato Enel ad essere la prima tra le grandi imprese di servizi di pubblica utilità al mondo totalmente in cloud e alla semplificazione del portafoglio di applicazioni, tutte gestite da remoto. L’altro focus chiave è stato quello sulla cybersecurity. Un tema, questo, particolarmente sensibile anche negli ultimi due mesi. “I nostri sistemi scartano mediamente 2 milioni, con picchi fino a 6 milioni, di mail ‘malevole’ ogni giorno ”, racconta Bozzoli, iniziando ad approfondire la gestione dell’emergenza legata al Covid-19. “Nelle prime settimane abbiamo messo in lavoro da remoto, chiamarlo smart working non renderebbe merito all’operazione, 37mila persone in trenta Paesi diversi”. E ora il primo pensiero non è quello di tornare indietro. “Non abbiamo nessuna fretta di far rientrare in ufficio le persone per metterle davanti a un monitor a fare video call che possono fare tranquillamente da casa. Per la maggior parte di loro si andrà avanti così fino a fine anno”.  

 

 

Sono due gli obiettivi raggiunti che il manager indica parlando del percorso fatto fin qui da Enel negli anni: “Un forte contributo alla riduzione dei costi e una accelerazione nella riduzione del digital divide interno all’azienda”. Bozzoli spiega in che modo è stato possibile. “Abbiamo capito che l’aspetto più sfidante non è quello tecnologico ma quello legato alle persone. E che l’attitudine delle persone va costruita nel tempo, mettendo al centro il ‘continuous learning’, misurando costantemente la distanza tra le competenze necessarie e quelle effettive”. È nato per questo, dopo una mappatura delle conoscenze di settantamila persone, un piano ad hoc di formazione. Ora, l’obiettivo è quello di internalizzare le competenze strategiche chiave e basarsi su reti di partner per svolgere attività non fondamentali o meno strategiche. “Riportare i cervelli a casa”, continuando a ricercare quelle competenze che sono fondamentali per costruire la nuova fabbrica globale (data scientist, developer, digital product manager, service designer) e accrescere le potenzialità dei talenti già disponibili. È parlando di questi profili che Bozzoli torna sul concetto di cultura digitale. “Questa crisi ha dimostrato la fragilità delle organizzazioni, a tutti i livelli, e ha finalmente accresciuto la consapevolezza che chi aveva già ridisegnato in senso digitale i propri processi ha acquisito più capacità di competere e ha addirittura esteso la propria quota di mercato”. L’emergenza, insiste Bozzoli, “ha rimesso al centro delle agende un tema cruciale per lo sviluppo e la crescita e il new normal deve cambiare profondamente il modo di produrre e i processi produttivi”.  

Carlo Bozzoli, direttore Global digital solutions Enel

 

Altro aspetto fondamentale, il tempo. Il lavoro da remoto, combinato con una digitalizzazione matura, “ha portato un aumento della produttività soprattutto grazie al maggiore rispetto del tempo degli altri”, argomenta Bozzoli, ragionando sulle conseguenze della nuova organizzazione del lavoro. Non solo. Il beneficio si può misurare sia guardando ai lavoratori sia guardando al management. Se, da una parte, “incoraggia ad assumere rischi, a liberarsi del vecchio ripartendo da zero per essere disposti a sperimentare”, dall’altra “spinge ad essere inclusivi, rendendo evidente che probabilmente dovremo modificare l’idea di un controllo visivo negli uffici, che dava la percezione che tutto fosse in ordine”.  

 

 

Allargando l’analisi al Paese e all’esigenza di fare del digitale un driver condiviso, Bozzoli esprime chiaramente il punto di vista di chi ha un punto di osservazione privilegiato ma non rinuncia a evidenziare gli ostacoli che vanno superati. “Per la pervasività che può avere questa trasformazione, nessuno può fare da solo, a partire dai singoli Stati. Pubblico e privato devono agire insieme, a partire dal tema delle infrastrutture”. In queste settimane, riflette, “le reti delle tlc hanno sofferto ma non c’era bisogno del Covid per capire che questa è una questione imprescindibile”. Un altro capitolo da scrivere rapidamente è quello del cloud. Deve diventare un approdo definitivo non solo per le grandi imprese, che “hanno capito da tempo quanto sia indispensabile per garantire scalabilità, flessibilità e resilienza” ma anche per le pmi e per la Pubblica amministrazione. In questo senso il ruolo dell’Enel può essere decisivo anche per trainare i fornitori e tutte le aziende che lavorano nell’indotto. Alla mano pubblica, al governo, spetta “incentivare gli investimenti con tassi agevolati e mettere a punto programmi di inclusione digitale”. Tenendo ferma quella Bozzoli ribadisce essere la priorità: potenziare l’infrastruttura che serve per sostenere la trasformazione digitale.  

 

enel coronavirus innovazione cert torino
Inaugurazione Control Room CERT Enel – Torino.

 

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