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17 Settembre 2020

Silva (Assicurazioni Generali): La ripartenza deve essere sostenibile 

Fabio Insenga

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Lucia Silva, Group head of sustainability and social responsibility di Assicurazioni Generali,  descrive il percorso del Leone di Trieste e le sfide post Covid-19. Articolo di Fabio Insenga apparso sul numero di Fortune Italia di luglio 2020.

La sostenibilità è un percorso di continuo miglioramento: “Ogni traguardo è un punto di partenza per fare sempre meglio”. E se questo è un assunto che vale sempre, vale a maggior ragione oggi, in un contesto profondamente cambiato dall’emergenza Covid-19. È da qui che parte la conversazione con Lucia Silvia, Group head of sustainability and social responsibility di Assicurazioni Generali. Siamo collegati via Skype, per raccontare un percorso di anni, accelerato sensibilmente a partire dal 2015 e sollecitato ovviamente dalle riflessioni di queste settimane, nel faticoso approdo alla ‘nuova normalità’ post epidemia.  

 

Il concetto base è che per fare sostenibilità vera, non di facciata, sia “necessario un dialogo continuo con il contesto esterno, valutando le aspettative di tutti gli stakeholder”. Sono aspettative che cambiano già in condizioni ordinarie e che, a maggior ragione, sollecitano il ruolo di un grande gruppo assicurativo in una fase come questa. Il percorso di cui parla Silva è quello che ha visto “una progressiva integrazione della sostenibilità nel core business” delle Generali e che si è concretizzato nel piano 2019-2021, in cui gli obiettivi di sostenibilità sono sfidanti: raggiungere 4,5 mld di investimenti green e sostenibili, impegnandosi ad aumentare i premi derivanti dai prodotti assicurativi con valore socio-ambientale del 7-9%. Vuol dire, soprattutto, “far evolvere il modo di fare business”. E confermare questo obiettivo, anche e soprattutto nella fase di ripartenza post emergenza, vuol dire credere nel percorso intrapreso.  

 

Lucia Silva
Lucia Silva

 

La stessa scelta fatta, del resto, dalla Commissione Ue. Per togliere ogni dubbio a chi ha subito messo in concorrenza le decisioni per l’emergenza Covid e l’agenda imperniata sul Green deal, Bruxelles ha ribadito con grande chiarezza la centralità della lotta al cambiamento climatico, strettamente connessa peraltro all’altro driver fondamentale, l’innovazione tecnologica. “La ripartenza deve essere sostenibile, anche considerando che il pre-Covid aveva diversi aspetti che potevano non piacere. Sta crescendo la consapevolezza che sia necessario imparare la lezione dell’epidemia”, osserva Silva. Questo, anche perché “la sostenibilità crea competitività e la scommessa di tutti deve essere produrre sempre meno esternalità negative che paga la collettività”.  

 

Un ruolo chiave nell’intero processo spetta agli investimenti. Generali, a gennaio scorso, è entrata nella Net-Zero Asset Owner Alliance, un gruppo di 18 fondi pensione e compagnie assicurative, nato su iniziativa delle Nazioni Unite, che si impegna a ridurre a zero le emissioni nette di gas serra dei propri portafogli per evitare un aumento della temperatura globale oltre l’obiettivo di Parigi di 1,5°C. Il dato più interessante è che questo risultato sarà perseguito innanzitutto lavorando a stretto contatto con le società in portafoglio al fine di cambiare i loro modelli di business, adottando pratiche rispettose del clima e impostando idealmente un obiettivo di zero emissioni nette. Gli asset totali gestiti dai membri di Alliance superano i 4,3 trilioni di dollari. 

 

La sostenibilità nel business richiama un tema centrale nella fase post Covid che stiamo vivendo. “È chiaro che quando si parla di recovery non si può che parlare di sustainable recovery”, sottolinea Silva, partendo proprio dai principali insegnamenti che derivano dall’emergenza sanitaria. Da una parte, mentre si cerca un vaccino anti-Covid, diventa sempre più evidente che “non ci può essere un vaccino contro il cambiamento climatico”. Dall’altra, “il Covid ha insegnato l’importanza di ascoltare chi ha i numeri, i tecnici e gli scienziati”. Servono competenza, capacità di analisi, e decisioni conseguenti. Come quella di aderire all’iniziativa #GreenRecovery lanciata il 14 aprile scorso da Pascal Canfin, presidente della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo. Tra gli oltre 200 firmatari, c’è anche il Group Ceo di Generali Philippe Donnet. Si impegnano a implementare e supportare un pacchetto di interventi che agiranno da acceleratore della transizione verso la neutralità climatica ed ecosistemi più sani nel lungo termine.

 

In questo quadro generale, il ruolo delle assicurazioni resta centrale. “Con una nuova percezione del rischio, i nostri agenti diventano consulenti, partner di vita: rilevano le esigenze che cambiano e trovano soluzioni personalizzate”. In questi mesi è stato importante “favorire l’accesso al digitale”, puntando quindi su uno strumento di comunicazione in grado di agire anche sull’educazione assicurativa, che in Italia resta sotto la media: “Meglio una buona prevenzione che arrivare quando il danno già è stato fatto” è il messaggio che deve passare. Il punto di partenza, ragiona Silva, “devono essere i bisogni reali dei clienti”, serve una lettura attenta delle dinamiche che determinano “come sta cambiando la loro vita”. E, a maggior ragione dopo l’esperienza del Covid, è bene ricordare come “innovazione e sostenibilità debbano stare insieme”. Anche perché il prossimo passo da compiere riguarda “l’interpretazione della grande quantità di dati che si ha a disposizione”. Da questo punto di vista, l’innovazione “può accelerare il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità”. 

 

Silva si sofferma anche sulla necessità di fare engagement. “Possiamo contribuire a far cambiare anche le società con cui lavoriamo, portando avanti la nostra visione su come deve essere fatta l’assicurazione nel futuro”.  

 

Insieme alle strategie, serve ovviamente l’implementazione, la traduzione in atti concreti degli indirizzi che si intende seguire. E c’è un aspetto rilevante, che Silva definisce “un segnale importante”: una parte della retribuzione del top management di Generali è collegata al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità. Così come è dirimente l’approccio nella gestione del personale. Silva ricorda come sia stato possibile far lavorare in smart working il 90% dei dipendenti perché si erano già anticipate molto prima dell’emergenza Coronavirus una serie di sperimentazioni. “Oggi stiamo imparando dall’esperienza e c’è una riflessione in corso per cercare il giusto bilanciamento tra tutte le esigenze. L’obiettivo è rivalutare la proporzione fra i benefici dello smart working e la necessità di preservare il valore dello human touch”, dice, aggiungendo che “tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo” l’organizzazione del lavoro potrebbe subire adeguamenti.   

 

 

Se i tempi per capire quanto resterà di strutturale di quanto vissuto nei mesi del lockdown sono necessariamente lunghi, decisamente rapidi sono stati i tempi di reazione del gruppo all’emergenza Covid-19. A partire dalla creazione di un Fondo straordinario internazionale fino a 100 mln. Silva ricorda le due principali destinazioni del Fondo: un primo sostegno fino a 30 mln da destinare a emergenze straordinarie in Italia, finanziando priorità definite insieme al Servizio Sanitario Nazionale e alla Protezione Civile italiana, attraverso il Commissario Straordinario all’emergenza Covid-19 nominato dal Governo; le iniziative a favore delle persone: i clienti di Generali in situazioni di particolare difficoltà in conseguenza della crisi, sia di organizzazione familiare o economici; le piccole e medie imprese dei settori più colpiti e particolarmente vulnerabile alla crisi, e i loro dipendenti. 

 

Oggi, la costruzione di un ‘new normal’ deve necessariamente passare per la sostenibilità. Anche perché, sintetizza Lucia Silva, “la sostenibilità crea competitività”. Non si tratta solo di essere virtuosi ma di esserlo per portare un vantaggio a tutti. Anche e soprattutto in termini economici.  

 

 

Il business responsabile, secondo Generali 

 

 

La sostenibilità come un approccio strategico al business, necessario e non semplicemente un nice-to-have. È la visione che indica il Gruppo Generali partendo dal purpose dichiarato: “enable people to shape a safer future by caring for their lives and dreams”. Come assicuratori, l’impegno è ad affrontare i megatrend del nostro tempo, proteggendo le persone, la loro salute, il pianeta e le generazioni future.  

 

Si tratta di creare valore di lungo termine per gli stakeholder: non solo azionisti, investitori e clienti ma anche dipendenti, fornitori, l’ambiente, le comunità locali e la società in generale. L’impegno per la sostenibilità viene quindi definito come uno degli enabler della strategia Generali 2021, ispirata dalla nostra ambizione di diventare life-time partner. L’impegno assunto a inizio piano è stato quello di aumentare la porzione di premi derivanti dai prodotti assicurativi con valore socio-ambientale del 7-9% e l’allocazione di 4,5 mld di euro in investimenti verdi e sostenibili. Due le iniziative chiave: Responsible Consumers, un’offerta di prodotti specifica ritagliata sui consumatori responsabili, e EnterPRIZE, un premio per le Pmi più sostenibili. Contemporaneamente, il Gruppo punta a espandere l’iniziativa globale per la comunità, The Human Safety Net, con l’intento di liberare il potenziale delle persone svantaggiate così che possano trasformare le vite delle loro famiglie e comunità.  

 

La tutela dell’ambiente, che Generali considera un bene primario da preservare per le generazioni future, passa per l’implementazione della strategia sul cambiamento climatico, approvata dal Consiglio di Amministrazione, nelle attività principali. 

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