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17 Ottobre 2020

Coronavirus, Mes e Stati generali le macchie del governo

Fabio Insenga

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Ci sono errori che diventano gravi all’improvviso. Lo sono sempre stati ma il corso delle cose, la seconda ondata dell’epidemia di Coronavirus, può farli diventare macchie indelebili nella vita di questo governo. Gli Stati generali sono parsi, da subito, una inutile e costosa manifestazione di impotenza. Ne abbiamo scritto allora e potevamo anche archiviarli come una scelta infelice. Oggi diventano risorse e, soprattutto, tempo perso. Che fosse il caso di ricorrere al Mes per mettere in sicurezza il nostro Sistema sanitario è stato altrettanto evidente da subito. Oggi, le terapie intensive che mancano, il sistema del tracciamento e dei tamponi già in tilt, rendono una scelta sbagliata una colpa che può risultare decisiva.

 

Numeri e scelte. I numeri dei contagi continuano a salire. Sono 10.925 i nuovi casi registrati nelle ultime 24 ore. Le vittime sono 47, i ricoveri in terapia intensiva salgono di 67 unità (705 in totale), quelli in regime ordinario sono 439 in più, per un totale di 6617. A fronte di questi dati, servivano scelte diverse.

 

Ci sono due piani da valutare. Il primo richiama il dato politico. Questo governo e questa maggioranza continuano a scontare il compromesso della nascita che, oltre a un equilibrio difficile da tenere nei rapporti tra Pd, M5S e Italia Viva, comporta una cronica incapacità di prendere le decisioni che servirebbero. La componente ideologica, quella degli slogan contro il Mes, diventa un freno ingestibile se compromette l’azione necessaria a rispondere a una crisi senza precedenti.

 

L’altro piano, altrettanto significativo, riguarda la generale sottovalutazione della situazione. Un atteggiamento sbagliato se si guarda all’opinione pubblica, ovviamente stampa inclusa, ancora una volta una colpa grave se a sbagliare completamente le previsioni è chi deve prendere decisioni, il Governo.

 

Sostenere che è facile parlare a posteriori non aiuta a giustificare nessuno. E’ indubbiamente vero ma non cambia il senso di quello che la storia dirà della gestione della crisi del Coronavirus: una buona capacità di reazione all’imprevedibile, una disarmante incapacità di prevedere. Con due macchie: la messa in scena degli Stati generali e l’incomprensibile rinuncia ai fondi del Mes.

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