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23 Ottobre 2020

Coronavirus, il ‘No’ di Conte al lockdown va meritato

Fabio Insenga

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È giusto sostenere oggi, come fa il premier Giuseppe Conte, che un lockdown generalizzato va evitato. Sarebbe insostenbile da tanti punti di vista, a partire da quelli economico e sociale. Ma il ‘No’ al lockdown bisogna meritarselo. Con altre decisioni tempestive ed efficaci, in grado di arginare la crescita dei contagi da Coronavirus, e con i comportamenti conseguenti. Senza, l’approdo alla chiusura totale del Paese diventa ineluttabile. Anche perché i dati, oggi 19.143 nuovi casi, dicono che la situazione continua a peggiorare.

 

Andavano fatte cose che non sono state fatte. Il sistema della diagnosi del Coronavirus e del tracciamento dei contagi non può reggere, nonostante i mesi di tregua avrebbero consentito un’organizzazione diversa. Così come il potenziamento degli ospedali, a partire dalle terapie intensive, doveva essere una priorità assoluta e invece la risposta, ad oggi, resta totalmente inadeguata. Ma guardare indietro serve relativamente. Ora servono scelte nette, che consentano di selezionare quello che deve andare avanti e quello che può attendere, adeguatamente risarcito. Serve un’idea definita di dove si vuole andare e di cosa si vuole salvare.

 

Scuola, lavoro e attività produttive sono la risposta più immediata, e logica, quando si chiede quali siano le priorità. Poi, però, sempre a causa degli errori fatti, potrebbe essere necessario scegliere o bilanciare le scelte. E non si può farlo nell’ennesima discussione notturna, con l’abituale rimpallo di responsabilità e veti incrociati. Bisogna essere pronti e avere le idee chiare.

 

Per questo, le parole di oggi di Conte non possono bastare. “Dobbiamo escludere un lockdown generalizzato” è il punto di partenza e di arrivo, condivisibile, di un ragionamento che merita invece una posizione meno generica: il governo è “pronto a intervenire in qualsiasi momento”, l’attenzione resta “altissima”, ma “dobbiamo contenere il contagio puntando a evitare l’arresto dell’attività produttiva come pure delle scuole e degli uffici pubblici”.

 

Tutto giusto, a patto che ci sia una strategia pronta, un piano, e che non si dipenda dall’andamento quotidiano dei numeri. Quelli saliranno ancora. Chi deve decidere sia pronto a fare quello che serve.

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