Advertisement Advertisement Advertisement Advertisement Advertisement

27 Ottobre 2020

Coronavirus, i fiancheggiatori della piazza violenta

Fabio Insenga

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

Le rivolte di piazza non vanno mai sottovalutate. Quando ci sono le condizioni perché la rabbia e il disagio possano trovare nella violenza l’unico sfogo possibile, c’è da preoccuparsi. Il semi-lockdown che ci ha imposto la seconda ondata dell’epidemia del Coronavirus colpisce più persone di quelle censite tramite una partita iva o un contratto di lavoro.

 

C’è tutta un’area grigia, fatta di lavoratori occasionali e lavoratori in nero, di espedienti e di micro-criminalità, che viene tagliata fuori dalle norme imposte per arginare i contagi da Coronavirus. Non solo delinquenti e non solo malavita organizzata. C’è anche quella ma non c’è solo quella. Gli interessi si saldano e in condizioni difficili anche il linguaggio e gli strumenti della protesta si omologano.

 

Il problema di ordine pubblico, con le molotov e gli scontri di queste notti, diventa un problema sociale, politico, economico. E anche culturale. Si sottovaluta spesso quando si parla di rivolte di strada che la linea di confine che separa chi usa abitualmente la violenza e chi è disposto a giustificarla, e usarla quando serve, è sottile. Nella vita reale, il passaggio dal lavoro pulito a quello sporco, la tentazione di accorciare il percorso che porta al denaro, è sempre presente. Quando le condizioni peggiorano, quando il mondo pulito addirittura chiude, può cadere anche l’inibizione del senso di colpa.

 

Fare finta di niente, limitarsi a osservare e criticare senza cercare di capire, ridimensionare e sottovalutare, può diventare pericoloso. Così come è pericoloso non accorgersi che si ingrossano le fila dei fiancheggiatori della violenza. Ci sono nei bar, al mercato, nelle piazze che continuiamo a frequentare. Quel ‘fanno bene’, prima bisbigliato e ora scandito con fiero senso di rivalsa, ha un peso. Poi si aggiunge un generico, ma convinto, ‘se lo meritano’ a mettere nello stesso discorso le responsabilità dello Stato e della politica. Sono le posizioni di chi in piazza a spaccare le vetrine non ci va ma che giustifica e anzi incoraggia ‘la resa dei conti’.

 

Poi, c’è un’altra nutrita pattuglia di fiancheggiatori. Più sofisticata ma altrettanto pericolosa. Scrivono, parlano e ammiccano, cavalcando il margine di confidenza che concede oggi il ‘politicamente scorretto’. Condiscono il ‘fanno bene’ con qualche premessa e qualche postilla, spesso aggiungono referenze storiche. I più superficiali giocano a fare i libertari, i più strutturati aggiungono un accenno di disegno politico. Questo brodo culturale accoglie anche buona parte dei negazionisti del Coronavirus. Oggi è più sconveniente negare. Ma strizzare l’occhio ai clan e agli ultras, ai picchiatori fascisti o alle frange violente dei centri sociali, può aiutare a trovare una collocazione nella confusione di questi giorni.

A portata di click

Acquista Fortune in formato digitale per leggere i nostri contenuti su qualsiasi dispositivo.

In ufficio o a casa tua

Abbonati per ricevere dove preferisci ogni nuova uscita della versione cartacea di Fortune.

Rimani aggiornato

Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere la migliore selezione degli articoli di Fortune.