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19 Novembre 2020

Coronavirus, negazionisti fanatici e ‘dormienti’

Fabio Insenga

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Ce ne sono ovunque. A scuola, nei bar, anche nelle redazioni. Hanno estrazione, storie e percorsi diversi. Ma hanno in comune un istinto che non riescono a governare: ribaltano la realtà, la capovolgono. Con il Coronavirus che è tornato a stravolgere la vita quotidiana di tutti, i negazionisti si dividono in due scuole di pensiero: i fanatici, sempre meno, e ‘i dormienti’, sempre numerosi.

 

Alla prima fascia appartengono gli squilibrati che vanno a prendere a calci le ambulanze perché diffondono il terrore e gli speculatori che sperano di trarre un vantaggio dal disordine sociale, estremisti vari e no mask per partito preso. Sono identificabili e vanno identificati. E anche perseguiti, quando compiono reati.

 

Alla seconda fascia, più ampia, appartengono quelli che hanno fatto i danni maggiori fino a poche settimane fa. Andavano in giro senza mascherina, blaterando complotti di varia natura, fino a quando la situazione, con il nuovo semi-lockdown e il dilagare dei contagi da Coronavirus, non ha suggerito una ritirata strategica, in attesa di tempi migliori.

 

Tutte e due le categorie, con modi diversi ma con la stessa ostinata convinzione, provano fastidio per le persone normali, quelle che di fronte a un’epidemia tendono ad affidarsi alla autorità sanitarie, quelli che in linea di massima se ci sono delle regole tendono a rispettarle, anche quando sono fastidiose. Qualcuno ha anche la pretesa di voler evangelizzare. Si agita in cerca di proseliti, come fanno, o facevano, i pastori protestanti o i preti cattolici. Declama teorie sconclusionate come se il complotto sia l’unica strada possibile per sentirsi autonono nel pensiero, non omologato alla dottrina dominante.

 

C’è, infine, una terza categoria, più trasversale. È quella dei negazionisti ‘inconsapevoli’. Sono quelli che non sanno neanche di negare il Coronavirus ma che con i comportamenti, con le abitudini che non riescono a mettere da parte, rischiano di vanificare i sacrifici di tutti gli altri. Sono quelli del Ferragosto, e del Natale, a tutti i costi. Questa è una categoria aperta e rischiamo di finirci dentro un po’ tutti. Per questo servono misure proporzionate alla situazione ma efficaci. Altrimenti, diventiamo tutti negazionisti, passiamo un sereno Natale, pensiamo a far ripartire i consumi, e a gennaio siamo un’altra volta nel pieno dell’emergenza. Non se lo può permettere nessuno. Neanche l’economia.

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