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Fibercop, l’Antitrust vuole vederci chiaro

L’Antitrust vuole vederci chiaro su Fibercop. Negli accordi fra Tim, Fastweb e Tiscali, offerti anche agli altri operatori per farli confluire nella newco che dovrà realizzare la rete ad ultra-banda, sono state introdotte clausole che di fatto renderanno, in prospettiva, più vantaggioso trasformarsi in operatori virtuali, privi di infrastrutture proprie, anche se azionisti della nuova società della rete.

 

È quanto si ricava dal provvedimento con la quale l’Antitrust ha aperto l’istruttoria, dopo la comunicazione da parte di Tim, per valutare più attentamente l’insieme dell’accordo di coinvestimento in Fibercop, fra l’incumbent Tim, Fastweb e il fondo americano Kkr e Tiscali. Alla fine del 2020, pochi giorni prima di Natale, infatti l’Unione europea ha introdotto delle novità al codice delle comunicazioni che permettono agli operatori telefonici di mettersi insieme per realizzare accordi di coinvestimento finalizzati alla costruzione anche di singole porzioni di rete. Nel dibattito che ha preceduto la modifica alla normativa europea gli esperti antitrust hanno puntato il dito sulla necessità che le intese con le quali gli investitori regolano i rapporti commerciali al momento di vendere il prodotto non trasformino queste iniziative in strumenti di riduzione della concorrenza.

 

Sulla base dei queste indicazioni l’Antitrust, dopo aver letto le carte, ha deciso di approfondire lo studio del progetto Fibercop insieme alle intese commerciali nate intorno al progetto Fibercop. E le cose che ha scoperto hanno indotto l’Autorità ad approfondire per vedere se non siano necessari correttivi. La decisione, si legge nel provvedimento, è una conseguenza anche delle modalità con cui si è sviluppata il progetto di società per la rete unica. Prima la presentazione della operazione di scorporo della rete di accesso in Fibercop, che ha ottenuto l’assenzo di massima dall’antitrust europeo. Poi è arrivata l’offerta ai coinvestitori per coinvolgerli nell’operazione. I due tempi hanno impedito di guardare all’insieme del progetto. Guardandolo da questa prospettiva allargata invece all’Antitrust sono venute non poche preoccupazioni per le sue ricadute sulla concorrenza.

 

Come è noto FiberCop è una società costituita nel novembre 2020, il cui capitale sociale è attualmente detenuto al 100% da TIM, in cui confluirà la rete secondaria di TIM, la rete di accesso. FiberCop si prefigge di essere un veicolo per la realizzazione di reti secondarie in fibra ottica. Al suo nucleo costitutivo si aggiungeranno Fastweb Tiscali e Flashnet, la joint venture Tim Fastweb, che verrà assorbita. I servizi poi verranno offerti, ma di questo l’Antitrust non si occupa, agli altri operatori se andrà avanti l’idea del governo di mettere a fattor comune tutte le reti di comunicazione a banda ultralarga: quindi Vodafone, Open Fiber e gli altri.

 

La prima osservazione è di carattere generale. Secondo l’Autorità il modello di coinvestimento proposto da FiberCop ai concorrenti: presenta “rischi concorrenziali che riguardano la riduzione degli incentivi ad investire in infrastrutture di tipo passivo, favorendo al contrario l’utilizzo di servizi attivi (VULA e Bitstream NGA) erogati da TIM”. L’Autorità teme che in prospettiva i concorrenti saranno indotti a modificare le proprie prospettive di investimento trasformandosi in operatori virtuali: “Proprio sul punto, occorre osservare che lo stesso amministratore delegato di Tiscali ha dichiarato che l’accordo con TIM comporterà l’abbandono di un modello infrastrutturale, a favore di un modello industriale incentrato sull’acquisto di servizi attivi che non si concorre a produrre”.

 

Spulciando tra le carte, alcune mantenute riservate l’Antitrust, ha scoperto che “TIM, FiberCop, Fastweb altresì stipulato un contratto […] che presenta obblighi minimi di acquisto in termini di ricavi; clausole di preferenza del fornitore all’ingrosso; una struttura di scontistica che limita la capacità concorrenziale di Fastweb nei mercati all’ingrosso e al dettaglio dei servizi di comunicazione a banda larga ed ultralarga”. Mentre il coinvolgimento di Tiscali è avvenuto grazie ad una strategia combinata di acquisto “a un prezzo vantaggioso” degli asset del gruppo fondato da Renato Soru e la vendita di un numero di linee estremamente elevato, in grado di soddisfare l’intera domanda di Tiscali. Secondo quanto affermato dall’Amministratore Delegato di Tiscali, scrive l’Antitrust “Mentre prima usavamo la rete di accesso di TIM, cui associavamo una nostra infrastruttura nazionale, oggi […] rinunciamo a una nostra rete nazionale indipendente passando a utilizzare quella dell’operatore wholesale”.

 

Secondo l’Antitrust, con gli accordi in essere per Fibercop si potrebbero creare restrizioni alla concorrenza con svantaggi per i clienti, destinatari di servizi meno prestanti, ma anche per l’evoluzione tecnologica della rete. E le conseguenze negative potrebbero esserci soprattutto nel “mercato dei servizi di accesso all’ingrosso alla rete fissa a banda larga e ultra-larga e nel mercato dei servizi di telecomunicazioni al dettaglio su rete fissa a banda larga e ultra-larga”.

 

Con riferimento al mercato all’ingrosso l’Autorità vede criticità in quattro punti. In primo luogo, nei vincoli di acquisto “consistenti” dei servizi forniti da Tim-FiberCop. Preoccupano poi lo spazio garantito alle tecnologie di accesso alla rete che garantiscono la proprietà e la gestione dell’incumbent di tutta la nuova rete di accesso. Con il Vula e il Bitstream nga, questi sono i sistemi scelti, agli operatori alternativi non viene offerto l’affitto dell’ultimo miglio e gli spazi negli armadi per gestire la propria fibra. Ma un servizio di trasmissione dati effettuato da Tim verso i loro apparati che però sono e rimangono esterni alla rete. Tim e Fibercop vendono la fibra accesa e non la fibra spenta come ad esempio, fa Open Fiber. Poi, a detta dell’Autorità, pesano anche le politiche tariffarie e la scontistica offerta da Fibercop che spingerebbe gli altri operatori lontano dagli investimenti e a favorirne la trasformazione in operatori virtuali. Per l’Antitrust la rinuncia da parte di Fastweb al controllo delle decisioni di infrastrutturazione di Flash Fiber”, la joint venture con Tim per la fibra, che confluirà in Fibercop, è un altro punto dolente.

 

Scendendo a valle negli accordi per il mercato al dettaglio, l’Autorità, rileva la presenza: “di minimi garantiti in favore di TIM-FiberCop estremamente elevati, che appaiono riguardare la gran parte, se non la totalità, delle linee richieste da Fastweb e Tiscali, nonché di clausole di preferenza del fornitore in favore di FiberCop”. Si tratta per altro di scelte congelate in “contratti che hanno una durata estremamente ampia”. Per questi motivi, l’Antitrust ritiene “necessario verificare la necessarietà e la proporzionalità di tali clausole rispetto alla finalità di stimolare gli investimenti” e quindi valutare la possibilità di introdurre correttivi.

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