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Formazione e benessere: il welfare secondo i Ceo intervistati da Ibm

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welfare aziendale

Learning continuo, per predisporsi all’innovazione e con la velocità necessaria: sono le raccomandazioni di Rolando Neiger, GM Global Business Services, IBM Italia. Considerazioni che vengono a valle della pubblicazione dell’annuale analisi fornita da “IBM Ceo Study”, che ha coinvolto 3000 Ceo di 50 Paesi e attivi in 26 settori merceologici diversi, prendendo in considerazione anche gli effetti di Covid-19.

Il 77% degli amministratori delegati più performanti a livello mondiale e il 54% dei CEO italiani riferiscono che daranno la priorità al benessere dei dipendenti anche se ciò può influire sulla profittabilità a breve termine dell’azienda, rispetto al 39% di quelli meno performanti, il che riflette la particolare attenzione che i top manager di successo hanno nei confronti delle proprie risorse.

La persona al centro, dunque. “La cosa che emerge più chiara è la centralità della formazione continua, che presuppone flessibilità sia nell’organizzazione dei processi aziendali, sia nella disponibilità dei lavoratori. Occorre un continuo apprendimento della tecnologia e dei processi nuovi” commenta Neiger che sottolinea la capacità di molti top manager di non essere solo reattivi, ma proattivi, di fronte alla crisi scatenata dalla pandemia.

L’indagine condotta da IBM ha rivelato come proprio i momenti di crisi globale rappresentano degli spartiacque tra professionisti che sono stati in grado di adottare strategie di business vincenti e manager meno visionari. Il lavoro da remoto e il benessere dei dipendenti sono priorità di business mission-critical fino al 2023: il 66% dei CEO italiani ha potenziato lo smart working nel 2020, mentre il 54% riferisce che il benessere dei dipendenti è la priorità.

Il 50% dei lavoratori intervistati ha dichiarato di dare peso più all’offerta di lavoro flessibile da parte dei datori di lavoro rispetto a un compenso competitivo o crescita di carriera. “Inoltre, viviamo nella consapevolezza che tutto sta cambiando. Tant’è vero – aggiunge Neiger – che 1 lavoratore su 4 prevede di lasciare l’attuale posto di lavoro per opportunità a maggiore flessibilità”. La tecnologia è un veicolo del cambiamento in atto. Un veicolo a disposizione delle persone e della loro centralità. A condizione che vengano superati gap infrastrutturali che in Italia ancora possono limitare la qualità della connessione digitale.

Le politiche di welfare aziendale si articolano nelle nuove modalità organizzative. “Il cuore del problema è la motivazione, la capacità di suscitare e coltivare gli interessi personali che contribuiscono a definire la personalità dei collaboratori – continua Neiger – attraverso una nuova modalità di leadership. Chi lavora in azienda è portatore di passioni, è rivolto a coltivare cose belle, a inseguire risultati che possano essere gratificanti oltre che correttamente retribuiti. Per gestire le nuove risorse umane, anche generazionalmente diverse, e i loro nuovi bisogni occorre una leadership diversa. Occorre un ruolo rinnovato della funzione HR. Chi fa consulenza come me non è mai stato abituato a gestire i propri collaboratori in funzione delle ore di lavoro, ma piuttosto dei risultati conseguiti”.

È il modello che soggiace allo smart working che non sia solo remote working. Ma questo richiede una nuova stagione di flessibilità, da parte di tutti: management e lavoratori. “Certo, devono cambiare anche i contratti di lavoro – aggiunge Neiger – che senso ha indicare ancora nel contratto la sede di lavoro? Non è solo l’effetto del distanziamento, ma la consapevolezza che i luoghi di lavoro devono diventare diversi, e possono essere diversi. La motivazione di un progetto è più importante per coinvolgere giovani talenti”. Il tema del controllo, tuttavia, riemerge nel periodo del lavoro a distanza.

“A me non piace molto il termine controllo”, commenta Neiger, “è un riflesso che scatta soprattutto nelle aziende padronali. Ed è proprio l’azienda padronale quella meno propensa all’innovazione e alla trasformazione”. L’indagine IBM indica il futuro luogo di lavoro come “ibrido e innovativo”. Ancora una volta si afferma il tema della flessibilità e della continua formazione. “La tecnologia è un fattore abilitante, ma non può essere immaginabile che le tecnologie possano cancellare l’importanza della relazione umana, anche nelle sue modalità fisiche. Il body language – concude Neiger – ci racconta più di ogni altra verbalizzazione; lo sguardo degli occhi negli occhi non è sostituibile con le videocall che ci portano a sguardi eterodiretti. Questo vale sia nel rapporto con i clienti, sia nel rapporto con i collaboratori. Ci sono cose che accadono quando non sono schedulate, programmate. E questo avviene negli incontri fisici, più che in ogni collegamento in qualche stanza virtuale”.

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