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La rivoluzione dell’organizzazione del lavoro

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Il 2020 è stato un anno di sperimentazione. E il 2021 ne sta facendo tesoro. Le organizzazioni del lavoro si stanno trasformando, ben oltre le etichette dello “smart working”, qualunque cosa voglia dire: lavoro “agile”, lavoro “da casa”, lavoro semplicemente “da remoto”. Le attenzioni sviluppate per il “capitale umano” si manifestano in piani di welfare più protettivi, più rivolti al benessere, e soprattutto si propongono di dare una nuova figura all’attività. “I concetti di tempo e spazio di lavoro sono destinati a essere modificati per sempre” commenta Maria Luisa Sartore, head of Hr Bp and Labour Relations di Bayer Italia. Continua: “E’ avvenuta una rivoluzione nelle organizzazioni del lavoro, che può essere paragonata solo a quanto era avvenuto ai tempi della rivoluzione industriale. La metamorfosi è ancora in atto. L’anno appena trascorso ci ha dato scossoni imprevedibili. Quest’anno abbiamo provato a immaginare le prime nuove soluzioni”.

Dal primo aprile è sparita la timbratura del cartellino. Una rivoluzione epocale. “inizia un’era ibrida per la prestazione di lavoro, almeno per i white collar, per cominciare – spiega Sartore – non ci sarà più una indicazione cogente sul luogo di lavoro. Al netto delle necessità di interazione con i gruppi di appartenenza, il luogo di lavoro sarà ovunque. Diventa così strutturale quell’approccio all’organizzazione del lavoro, basato sulla responsabilizzazione e sulla condivisione degli obiettivi”.

“L’esperienza vissuta nell’ultimo anno ha consolidato una nuova consapevolezza; n modo di lavorare e di vivere l’azienda che si basa sulla fiducia, sulla responsabilità e sulla cultura dei risultati mettendo sempre al centro le persone – aggiunge Sartore – Abbiamo la possibilità di contribuire a scrivere una nuova pagina del lavoro, che vede superare la cultura del controllo dell’orario di lavoro”. Maria Luisa Sartore ne ha parlato anche diffusamente nel corso della tavola rotonda promossa da Fortune Italia, in collaborazione con Adp, sul tema “Il futuro delle persone. Nuove sfide di innovazione per le aziende chimiche e farmaceutiche”.

La presenza in ufficio sarà riservata solo ai momenti in cui porterà valore aggiunto. Il superamento della “cultura del cartellino” focalizza il rapporto di lavoro sulla fiducia e sula condivisione della responsabilità. Cambia tutto. Cambia il rapporto con le risorse umane, cambia l’orizzonte stesso in cui si manifestano i servizi d protezione sociale e le iniziative per assicurare il benessere per chi lavora.

Flessibilità, sostenibilità e integrazione tra vita privata e lavorativa costituiscono i fattori di novità, attorno ai quali si costruisce la nuova relazione del lavoro. “In questa evoluzione, che è anche culturale, fondamentale è il tema dell’innovazione, che vuol dire digitalizzazione e sperimentazione. E su questo Bayer Italia è già avanti. Dal 2017 il nostro stabilimento di Garbagnate Milanese è inserito tra i sette siti produttivi al mondo che il World Economic Forum ha indicato come Industry 4.0. Questa tendenza costante all’innovazione organizzativa vuol dire anche spasmodica preoccupazione per il reskilling dei lavoratori. Nascono e nasceranno nuove professionalità”.

Nel caso di Bayer Italia è “nato” il “translator”, il ruolo di chi è chiamato a far parlare lo stesso linguaggio il mondo dello stabilimento – l’attività produttiva – e l’orizzonte delle nuove frontiere dei “data scientist”. Sono sempre più numerosi e complessi i dati da analizzare, ma l’analisi deve essere convertita sull’attività produttiva concreta, non può fermarsi alla riflessione teorica.

Dallo smart working ai processi organizzativi digitali, già presenti in azienda ma che la pandemia ne ha accelerato la diffusione, sta nascendo una nuova prassi organizzativa. In questo orizzonte l’esperienza di Bayer Italia è il benchmark per tutte le filiali del gruppo multinazionale. “Siamo i pionieri, gli apripista, siamo i primi che si sono avventurati nel next normal, ed esportiamo il nostro modello fuori dai nostri confini”.

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