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Smart Export, ‘Academy’ per digitalizzare le pmi

Aiutare le micro-piccole e medie imprese (MPMI) italiane ad affrontare la sfida dei mercati internazionali e preparare una nuova classe di professionisti per l’export di Made in Italy nell’era post-Covid. Nasce da quest’esigenza e dalla domanda di nuovi modelli di business, basati sul digitale e orientati ai mercati internazionali, il progetto “Smart Export – L’accademia digitale per l’internazionalizzazione” promosso dalla Farnesina per sviluppare le competenze che serviranno potenzialmente a circa 20mila MPMI, oggi le più colpite dalla crisi dei consumi, per individuare nuovi mercati.

Sotto il coordinamento del Ministero degli Affari Esteri, che per questo progetto ha coinvolto anche l’Agenzia ICE e la Conferenza dei Rettori delle Università, sono scese in campo anche cinque prestigiose Business School italiane: Bologna Business School, Federica Web Learning-Università di Napoli Federico II, Luiss Business School, MIP Politecnico di Milano Graduate School of Business e SDA Bocconi School of Management. Realtà universitarie d’eccellenza che fino a ieri si facevano concorrenza a colpi d’iscritti e di posizionamenti sui ranking internazionali. Ed è anche questo un altro tratto qualificante del progetto: mettere a sistema, per la primissima volta, l’amministrazione pubblica, l’impresa e il mondo universitario con l’obiettivo di favorire quell’economia della conoscenza considerata cruciale per risalire la china dopo la crisi provocata dal Covid.

L’iniziativa “Smart Export” è una delle azioni previste nella nuova impostazione strategica, attenta all’economia e all’impresa, che ispira il “Patto per l’Export“, il piano a sostegno del nostro Made in Italy – con una dotazione finanziaria che ha ormai superato i 5 miliardi di euro – lanciato lo scorso giugno dal ministro Di Maio. Un piano articolato in “pilastri” funzionali alla ripresa dell’economia nazionale in uno scenario globale che, secondo il ministro, “dopo il Covid sarà ancora più competitivo”. Presentando Smart Export con la ministra dell’Università Maria Cristina Messa, Di Maio ha sottolineato che “per le nostre imprese si apre un’opportunità unica per investire nel capitale umano e apprendere modelli idonei alle nuove dinamiche del mercato”. L’accademia digitale per l’internazionalizzazione s’inquadra infatti nel pilastro del Piano dedicato alla formazione/informazione delle imprese e rappresenta “la risposta corale del Sistema Paese all’esigenza di accrescere il ruolo e la presenza delle aziende italiane nei mercati esteri e favorirne l’affermazione”, dopo che la pandemia ha portato a galla alcune evidenti criticità nella loro capacità di rispondere all’emergenza.

Come fotografano le statistiche di Agenzia ICE, nonostante la reputazione internazionale incontestata del nostro Made in Italy, solo il 16% delle aziende italiane assume stabilmente professionisti dell’ICT. E questa “carenza”, secondo il Presidente dell’Agenzia ICE Carlo Ferro, spiega anche il ritardo accumulato nella digitalizzazione e nel passaggio, fondamentale in tempo di pandemia, all’e-commerce che, sempre secondo dati ICE, interessa solo 6% delle nostre PMI, con appena l’8% di queste che riesce a vendere online almeno l’1% del suo fatturato.

Uno studio di Pagegroup, il colosso internazionale del recruitment, ha peraltro evidenziato come la prima fase pandemica abbia inevitabilmente determinato dei tagli di personale proprio nei dipartimenti vendite delle MPMI. Le stesse, in molti casi, hanno però sfruttato i periodi di chiusura imposta per ripensare le proprie strategie commerciali e individuare nuovi mercati esteri di approdo. E quando i bilanci non hanno permesso di assumere professionisti ad hoc per aprire nuovi mercati, è stato il “temporary export manager”, una figura professionale oggi sempre più richiesta, a correre in loro soccorso. Smart Export, insomma, interviene in questo non facile contesto proponendo un’alta formazione online gratuita alle micro, piccole e medie imprese che partecipano al progetto, nonché ai professionisti coinvolti nei processi di internazionalizzazione aziendale. E, si sta già prendendo in considerazione la possibilità di estendere l’accesso ai corsi anche ai funzionari regionali che accompagnano le MPMI in questi processi.

“Per muoversi agevolmente in un mercato aperto e sempre più digitalizzato c’è bisogno di nuove competenze, strumenti e capacità tecniche adeguate alla crescita tecnologica” ha peraltro precisato il Direttore generale della promozione del Sistema Paese, Lorenzo Angeloni. “Con Smart Export, ha affermato, diamo alle aziende strumenti concreti con cui colmare il deficit di competenze manageriali e digitali, ma anche modelli sofisticati di previsione delle dinamiche di mercato che utilizzeranno per gestire complessi processi di crescita e di cambiamento”.

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