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Il futuro secondo Bruce Sterling

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Il futuro è un territorio inesplorato, diceva il supremo cancelliere Gorkon in una dei migliori film di Star Trek. Il futuro non è facilmente prevedibile ma, con razionalità e un pizzico di follia creativa, si possono percepire alcune forme confuse che, con il tempo, divengono solide realtà. Covid lascerà una traccia indelebile nella nostra storia. Forse tra un secolo gli storici guarderanno a questi due anni come una cesura tra eventi passati e futuri. Oppure vedranno in Covid l’origine di alcuni fenomeni economici e sociali che saranno “normalità” nel loro secolo.

Ho pensato di riflettere su alcuni scenari che, a mio avviso, potranno plasmare la società futura con impatti economici ancora poco prevedibili. Per parlare di futuro ho trovato doveroso chiedere il punto di vista a chi, di futuro, ha già scritto in passato. Bruce Sterling è uno dei padri fondatori (insieme a William Gibson) del movimento fantascientifico degli anni 80-90 chiamato cyberpunk.

Un filone della fantascienza che descrive il futuro del 21° secolo (il secolo dove siamo ora). In questo futuro (ipotizzato a partire dagli anni 90) si analizzavano le ricadute sociali ed economiche di alcuni fattori che stavano emergendo. Mi riferisco allo strapotere delle multinazionali, il mondo digitale, la pervasività della rete, cambiamenti climatici intensi, squilibri di potere tra grandi nazioni, la confusione tra ciò che è umano e ciò che è sintetico etc… Le opere di Sterling descrivono con buona approssimazione il mondo attuale.

Il cibo del futuro

Da un lato si discute di future carestie, dall’altro si menzionano i prodigi del cibo del futuro: agricoltura verticale, bistecche clonate o coltivate, agricoltura di precisione etc.. Il cibo è un elemento portante dell’economia. Molti passati imperi sono collassati a causa di discontinuità nella fornitura di cibo alla popolazione. Oggi si palesano due fronti: il cibo veloce quello prodotto con approcci industriali (applicate a forme di vita animali e vegetali) e quello lento, creato con una visione più naturale, che rispetta l’ambiente e i suoi tempi. Bruce Sterling, che ha vissuto nel nuovo continente (patria del fast food) e ora risiede in Italia (patria dello slow food) può dire la sua. “Se dovessi provare a prevedere lo scenario del cibo guarderei prima di tutto alla storia di precedenti riforme del cibo, come l’approccio fast food McDonald e la visione Italiana piemontese dello slow food”, spiega. “Alcune realtà sono finanziariamente e tecnologicamente capaci, ma c’è anche spazio per coloro che sono politicamente capaci. A mio avviso ci saranno perdenti e qualche vincitore tra le maggiori nazioni (penso ai produttori di cibo di qualità in Italia in scontro con i produttori di cibo sintetico come quelli americani). Sul lungo periodo il cibo è fortemente legato alle economie di scala, ma lo stesso si può dire se parliamo del fenomeno slow food. Pensiamo a quello che ha fatto Eataly rispetto ai mercatini degli agricoltori biologici: Eataly è stata molto veloce, efficiente e impressionante nel crescere. Esistono sempre movimenti di protesta che denunciano il rischio di mangiare insetti, oppure che non vogliono i Frankenfood con Ogm, ma le proteste basate su aspetti emotivi non sono efficaci finchè gli attivisti stessi non vengono coinvolti nei processi burocratici e normativi che regolamentano il settore”.

Smart working

Lo smart working è forse uno dei fattori che più di tutti definirà il periodo del Covid. Oggi dopo un anno questa modalità di lavoro è ancora ampiamente diffuso tra i colletti bianchi. Uno dei timori che spesso si affaccia è che coloro che lavorano fuori sede divengano commodity: tutti uguali e sostituibili con estrema facilità. Una soluzione ottima per le aziende che potrebbero risparmiare sul personale (oltre che i costi fissi come uffici e manutenzione). Una soluzione potenzialmente rischiosa per molti dipendenti. Su questo scenario Sterling è piuttosto secco. “Si dice che tutto quello che accade ai musicisti accade a chiunque” ironizza Sterling. “I musicisti non sono colletti bianchi, ma hanno già vissuto molti dei processi che affronteranno i colletti bianchi”.

Space Economy

Pur se non legata a Covid, è uno dei temi che imperversano negli ultimi tempi. Già prima di Covid era divenuto un Twitter trend ma ora, con un anno di Elon Musk che martella, sembra che domani sbarcheremo sulla Luna. Anche se domani mettessimo piede sulla luna (il 2024 e il progetto Artemis sono dietro l’angolo) da lì ad avere colonie circumlunari, come quelle descritte da Sterling, ce ne vuole. Per dirla semplice: mettere i soldi adesso nella Space economy cosa significa, ma soprattutto si perde o si rischia di guadagnare? “I voli spaziali con umani a bordo sono sempre la parte eccitante della space economy. Ma i voli umani non fanno mai soldi”, avverte Sterling. “Tutte le attività spaziali che fanno soldi sono noiose e, tecnicamente, nessuno si esalta per loro. L’ISS è al momento il più costoso e prestigioso palazzo che il genere umano abbia mai costruito, ma sta invecchiando e cade a pezzi. Questa piattaforma spaziale non sarà facile da sostituire perché la cooperazione internazionale sta passando di moda”. Di recente, lo scenario dell’esplorazione spaziale sembra aver preso, in ambito di scelte nazionali, due vie tra loro parallele. Il blocco occidentale, incarnato da Usa, Ue e altre nazioni appartenenti al blocco Osce, pronti a supportare il progetto di Artemis e altre iniziative pubblico-private. Mentre il lato orientale, guidato da Russia e Cina, vuole creare una sua via allo spazio, fortemente statale, in termini di capitali e tecnologie. Di fatto, uno scenario da guerra fredda anni 80 aggiornata al digitale. “Le attività cinesi m’interessano molto: la Cina è estremamente aggressiva nella space economy e vogliono affermare il loro spazio nel mondo. I super ricchi che hanno razzi sono sostanzialmente degli hobbisti che fanno hype nei media”.

Capitalismo della sorveglianza

Qualche anno fa Shoshanna Zuboff ha scritto un libro che, per molti, denota l’evoluzione nefasta che sta avendo luogo nel mondo. Mi riferisco alle tecnologie, hardware e software, che permettono a differenti stati e relative forze dell’ordine di poter controllare i propri cittadini ai fini, dichiarati, della sicurezza domestica. A queste tecnologie, fortemente supportate da imprese private (si veda Amazon, Microsoft o Google con i grassi contratti che hanno con CIA, NSA, FBI, Pentagono) si affiancano gli sforzi di aziende completamente private che hanno interessi a schedare miliardi di cittadini per estrarre valore dai loro dati privati pubblici (tipo: like alla foto dei gatti, ergo ti piacciono i gatti e ti vendo scatolette di pappa per gatto) ai dati sensibili (sanitari, credo religioso etc..). La capacità di discriminazione, schedatura e analisi di questi dati rischia di creare un futuro dove ognuno di noi sarà (se non lo è già) controllabile, in modo virtuale, al 100%. Di recente, per esempio, giunge la buona notizia che l’Unione Europea ha vietato l’utilizzo di algoritmi e future IA per discriminare i dati dei cittadini. È un tema spesso dibattuto da Sterling e i suoi colleghi nelle loro opere di cyberpunk dove banda, rete, e dati, sono l’abc di ogni società da loro analizzata. “Ho apprezzato il lavoro di Shoshanna Zuboff ma penso che lei dia troppo credito al potere del capitalismo della sorveglianza. Non è abbastanza vedere molto, misurare molto e creare database. Si deve avere anche una strategia complessiva e strutturata per l’uso del potere, e l’abilità fisica di compiere azioni sulla base di quello che si conosce. Questo è oggi un serio problema per le data companies. Sono come uomini in carrozzella con i binocoli. Dietro lo schermo sono supermen, ma lontani dallo schermo sono ciechi. La società occidentale in tal senso non è all’anvanguardia. Chi è più avanzato è una realtà come lo Xinjiang. Anche in Afghanistan ci sono buoni esempi dei limiti della sorveglianza rispetto al governo”.

Ci vorrà almeno un decennio per controllare se le previsioni di Sterling sono giuste. Il meglio che possiamo fare come singoli cittadini è monitorare che gli aspetti negativi di queste tendenze (specialmente il capitalismo della sorveglianza) vengano contrastate con efficacia.

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