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Musk, Cina e clima: le cause del crollo di Bitcoin e criptovalute

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Dopo un ‘mercoledì nero’ durante il quale il bitcoin è sceso fino a 30.201 dollari, la regina delle criptovalute si colloca oggi intorno ai 40 mila dollari.

Il bitcoin si attesta più precisamente a 40.017 dollari, in progressione del 2,36%. In una settimana Coinmarketcap calcola che le critpovalute hanno perso 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione sull’onda delle dichiarazioni del fondatore di Tesla, Elon Musk che lo scorso 12 maggio ha annunciato che il suo gruppo non avrebbe più accettato pagamenti in bitcoin e dopo che ieri la Cina ha annunciato che avrebbe vietato agli istituti bancari e alle società finanziarie di effettuare transazioni in criptovalute.

Eventi che ieri hanno portato il bitcoin a scendere fino a un minimo di 30.201 dollari (-28%) prima di tornare ai 40 mila dollari, un livello che non era stato più raggiunto da febbraio scorso.

Praticamente, il bitcoin ha cancellato tutti i guadagni ottenuti dopo l’annuncio dell’8 febbraio di Tesla, quello in cui aveva affermato che avrebbe accettato il Bitcoin come forma di pagamento per i suoi veicoli.

A pesare sull’andamento della criptovalute è stata anche la decisione di tre federazioni bancarie cinesi, che hanno vietato agli istituti bancari e alle società finanziarie di effettuare transazioni in criptovalute. Il calo della regina delle criptovalute ha anche trascinato al ribasso le altre, come Ethereum, che dopo essere crollato di oltre il 40% a 1.902 dollari, si è ripreso e ora oscilla intorno ai 2.747,95 dollari.

Il mercato del Bitcoin, rilevano Lanre Ige ed Eliézer Ndinga, Research team di 21Shares, “ha attraversato una settimana difficile per via della crescita delle preoccupazioni circa l’impatto che il meccanismo noto come proof of work, utilizzato per il mining della criptovaluta, ha sul clima. Questo fatto è finito sotto i riflettori per via dei tweet del fondatore di Tesla e grande sostenitore degli asset digitali, Elon Musk. Come abbiamo già detto sia nel nostro manuale sul Bitcoin che in quello su Ethereum, è evidente che l’impatto sull’ambiente continuerà ad essere una problematica pressante, ma si stanno già facendo molti sforzi per ridurlo, come dimostrano la transizione al modello ‘proof of stake’, che Ethereum sta mettendo a punto, o l’uso sempre maggiore di energie rinnovabili, che attualmente costituiscono il 70% del mix energetico del Bitcoin”.

Per gli analisti, “è molto probabile che la componente Esg sarà sempre più importante per l’investimento in criptovalute, esattamente come avviene per la finanza tradizionale. Proprio nella finanza tradizionale è possibile osservare come questo processo sia già in atto, con dei giganti degli hedge fund, quali Millennium, Matrix e Point72, che si stanno interessando sempre di più alla finanza decentralizzata (DeFi). Questa è un’opportunità per l’infrastruttura del Bitcoin per passare a un mix energetico di sole rinnovabili e anche per portare innovazione all’interno delle modalità a cui si ricorre per diffondere la finanza decentralizzata – Ethereum, con il lancio di Eth 2.0 ormai alle porte, si candida ad essere il leader di questo fronte. La massiccia adozione di Ethereum è sotto gli occhi di tutti e i numeri parlano da soli: +2.000% su base annua dei volumi di Eth scambiati e + 7.000% di investimenti in applicazioni DeFi”.

21Shares ritiene che questo trend “proseguirà, grazie all’imminente passaggio alla proof of stake e alle soluzioni proposte per ridurre le congestioni e per aumentare le commissioni sull’inquinamento sul network di Ethereum. Inoltre, anche il Bitcoin probabilmente farà dei passi avanti in questo ambito, vista la pressione che arriva sia dal mercato che da potenziali legislatori nel campo dell’Esg”.

Al momento, però, rimangono i dati relativi a quante emissioni ha comportato la crescita delle criptovalute, finora. Secondo Bank of America, l’aumento dei prezzi dei Bitcoin ha portato a un aumento ‘astronomico’ delle emissioni di CO2. Negli ultimi due anni, lo storico aumento della valutazione dei Bitcoin ha causato un aumento delle emissioni di oltre 40 milioni di tonnellate, come se ci fossero 8,9 milioni di auto in più sulle strade, afferma un rapporto BofA.

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