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Musk ha ragione: il mining di Bitcoin fa male al pianeta. Ecco quanto

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Di Sophie Mellor – Nella tarda serata di mercoledì, Elon Musk ha rivisto la sua precedente decisione di consentire agli acquirenti di pagare per le auto Tesla utilizzando Bitcoin. Il suo ragionamento: il mining della valuta digitale sta mettendo a dura prova l’ambiente.

L’inversione di marcia del Ceo di Tesla, effettuata su Twitter, ha portato a un forte calo del valore del Bitcoin: a un certo punto, giovedì, il BTC aveva perso oltre 365 mld di dollari di valore di mercato.

La decisione ha scatenato la rabbia dei fan rialzisti del Bitcoin: “All’improvviso, non è così entusiasta a causa delle preoccupazioni ambientali. Ma perché adesso?”, dice, arrabbiato, Nigel Green, Ceo della società di consulenza finanziaria deVere Group e noto sostenitore delle criptovalute. “Quei problemi che circondano l’impatto ambientale non sono emersi negli ultimi mesi”.

Al di là delle critiche, l’avvertimento di Musk ha ragioni valide – ragioni sottolineate ripetutamente dagli ambientalisti da quando Tesla a marzo ha detto che avrebbe accettato la criptomoneta come pagamento.

Anche Wall Street concorda sul fatto che ci sono ampie prove che indicano il mining di Bitcoin come un cattivo affare per l’ambiente. In una recente nota per gli investitori, gli analisti di BofA Securities hanno deciso di calcolare i costi del Bitcoin per il pianeta. Ecco cosa hanno scoperto:

Emissioni di CO2

Secondo il rapporto, l’aumento dei prezzi dei Bitcoin ha portato a un aumento ‘astronomico’ delle emissioni di CO2. Negli ultimi due anni, lo storico aumento della valutazione dei Bitcoin ha causato un aumento delle emissioni di oltre 40 milioni di tonnellate, come se ci fossero 8,9 milioni di auto in più sulle strade, afferma il rapporto BofA.

Più sporco delle compagnie aeree

Il rapporto BofA ha anche scoperto che il Bitcoin produce più emissioni di carbonio di American Airlines, una delle più grandi compagnie aeree al mondo con oltre 200 milioni di passeggeri in un anno normale. Le emissioni di Bitcoin sono anche paragonabili a quelle del governo federale degli Stati Uniti, che impiega oltre 2 milioni di persone.

Se il Bitcoin fosse un Paese

 

Il mining del Bitcoin emette più CO2 dell’intera Grecia. E questo dato potrebbe peggiorare. Se il prezzo del Bitcoin dovesse salire a 1 milione di dollari, calcola BofA, la valuta digitale potrebbe trasformarsi nel quinto più grande emettitore di CO2 al mondo, superando il Giappone.

Un rally costoso

Se nel Bitcoin venisse investito 1 miliardo di dollari e il suo valore aumentasse dell’11%, l’impronta di CO2 aumenterebbe di 5,4 milioni di tonnellate, equivalente a 1,2 milioni di automobili.

Infine, il rapporto BofA afferma che nessun’altra attività umana ha un’impronta di carbonio più elevata, per dollaro investito. Un miliardo di acquisti di Bitcoin è l’equivalente ad alimentare 632.000 case con l’elettricità.

Quando Musk ha fatto per la prima volta l’annuncio di accettare Bitcoin come pagamento per le Tesla a marzo, c’è stata una reazione immediata da parte dei critici che hanno notato l’ipocrisia di una Tesla ‘a basse emissioni’ che accetta una valuta ad alte emissioni.

Ma anche se Musk optasse per un’alternativa, BofA osserva che altre risorse crittografiche sono solo leggermente migliori. Ethereum, la seconda più grande criptovaluta, ha visto il suo consumo di energia raddoppiare da otto terawattora (TWh) a 17 TWh nei sei mesi in cui la sua valutazione è salita a 2.000 dollari.

 

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