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Ronaldo e Pogba, i campioni e gli sponsor

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Silenziosi, quasi circospetti su temi che pesano, incidono sull’opinione pubblica, come il razzismo, il sessismo, la disparità salariale. E invece in prima fila contro lo sponsor di turno. Euro 2020 sta diventando la vetrina della ribellione di alcuni tra gli atleti più rappresentativi del torneo ai loghi che hanno investito sulla manifestazione.

Dopo Cristiano Ronaldo che distanzia dalla sua visuale le bottiglie di Coca Cola invitando piuttosto a bere acqua, ecco Paul Pogba, che nella conferenza stampa successiva al successo della Francia sulla Germania, sposta, anzi fa sparire la birra con la griffe Heineken, che è tra l’altro il marchio che sponsorizza il premio Man of The Match, finito all’ex centrocampista della Juventus. Dunque, due campioni, due che tendono a fare notizia, in particolare Ronaldo, contro due famose bibite, due marchi sulla scena da decenni. Coca Cola è partner degli Europei dall’edizione del 1988, Heineken è al fianco dell’Uefa anche nella Champions League. Nel caso della bevanda americana, c’è stato un bel danno economico, calo dell’1,6% della quotazione in Borsa e anche del valore sul mercato (sono 4 mld, da 242 a 238 miliardi di dollari). Ma se per Ronaldo, pure testimonial per l’Asia di Coca Cola nel 2009 (ci sono ancora le clip su YouTube) pare essere una questione personale, di famiglia (mesi fa in un’intervista criticò il figlio di nove anni che consuma Coca Cola), l’uscita di Pogba è difficile che sia casuale, anche se per ora incide poco sui conti e sull’appeal della birra di Amsterdam.

Insomma, la storia della gaffe, ovvero che il francese, musulmano praticante, non sapesse che l’Heineken in questione fosse analcolica e con la scritta Zero Alcol ben in vista, davanti ai suoi occhi, regge poco. Presa di posizione o richiamo ad altri marchi del settore? E’ in ogni caso accaduto qualcosa di strano, di originale. E’ lo sponsor che spesso si libera di un atleta, come avvenuto di recente per Nike con il brasiliano Neymar, mollato in pratica dopo l’accusa di violenza sessuale dell’asso del Psg su una cameriera. E lo stesso si è verificato con altri totem dello sport (il pugile Manny Pacquiao, il fenomeno del nuoto Michael Phelps) sempre con Nike, mentre Coca Cola ruppe sia con Wayne Rooney per il tradimento divenuto mediatico alla moglie Coleen e anche per Ronaldinho, testimonial della bibita più famosa al mondo ma con due lattine di Pepsi alla presentazione del suo arrivo all’Atletico Mineiro, nove anni fa. Ma va bene. Finalmente dal microcosmo ovattato e carico di rumorosi silenzi del calcio arrivano segnali di rottura. Slanci di sincerità, fughe dal conformismo. Che servirebbero però come il pane anche su altri temi.

Quali fuoriclasse del calcio, s’intende quelli che davvero spostano nell’opinione pubblica come appunto Cristiano Ronaldo, si sono schierati, espressi in prima fila contro il razzismo o gli episodi di intolleranza? Cioè, seguendo un po’ le orme di altre stelle come Lebron James, Serena Williams, Lewis Hamilton che hanno sempre prestato voce, corpo e soldi contro razzismo, intolleranza ma anche contro il gender gap pay (Serena Williams), nello sport e nella vita di tutti i giorni, soprattutto per le minoranze. Quando Ronaldo e Messi, i due fenomeni del calcio degli ultimi 15 anni, sono stati la faccia da esporre contro l’intolleranza dentro e fuori dal campo? Ben venga dunque alzare il volume della radio, iniziare a farsi sentire. Ma non solo sulla Coca Cola o sulla birra.

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