Regno Unito, storia di una moderna crisi energetica

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eolico crisi energetica
Enel 2022

Di Sophie Mellor – Crisi energetica? Incidente di percorso? Chiamatela come volete, le notizie sul mercato dell’energia provenienti dal Regno Unito dipingono un’immagine distopica di ciò che accade quando un’economia, che compie la giusta transizione verso un’energia rinnovabile, pulita e accessibile, deve affidarsi al costosissimo gas per andare avanti.

Mentre gli effetti della transizione energetica si propagano in ogni angolo della società, l’esperienza della Gran Bretagna è un ammonimento per il resto del mondo, un esempio di ciò che potrebbe andare storto quando i paesi di tutto il mondo aumenteranno gli sforzi nella loro transizione verso l’energia verde.

La Cina ha già avvertito che la sicurezza alimentare potrebbe essere compromessa poiché i prezzi alle stelle del carbone incidono sulle forniture di fertilizzanti. Nell’UE, l’impatto sui consumatori della crisi energetica ha già avuto ripercussioni politiche poiché le bollette dell’elettricità stanno salendo, a dispetto delle scarse riserve di gas, già prima dell’inverno.

Ma è il Regno Unito il posto dove cercare i problemi maggiori.

Effetto domino

L’effetto domino che ha portato ai problemi attuali del Regno Unito è iniziato con un’ondata di freddo. Il freddo inverno tra 2020 e 2021 ha visto il Regno Unito e gran parte dell’Europa consumare le proprie riserve energetiche. Successivamente, il mondo ha iniziato a uscire dalla pandemia di COVID-19. Uscendo dal torpore, l’Europa e l’Asia hanno iniziato a competere per le limitate forniture di gas di Stati Uniti, Norvegia e Russia, i quali stavano tutti riempiendo le proprie riserve.

Non a caso, i prezzi del gas sono aumentati, con i prezzi sul mercato delle materie prime in rialzo del 400% dall’inizio dell’anno, mentre i prezzi dell’elettricità sono balzati in su del 250%. Quando i costi del gas hanno iniziato a intaccare i profitti, le aziende che non potevano permettersi questo picco hanno iniziato a chiudere.

Nel settore dei fertilizzanti, due grandi fabbriche britanniche di proprietà della società statunitense CF Industries Holdings hanno temporaneamente chiuso i battenti e anche la società norvegese Yara ha tagliato la produzione in alcuni dei suoi siti europei.

Ciò a sua volta ha portato a una carenza di anidride carbonica, un sottoprodotto della produzione di fertilizzanti che viene utilizzato per stordire gli animali prima della macellazione, e una carenza di ghiaccio secco per raffreddare gli alimenti durante lo stoccaggio e il trasporto.

E questo a sua volta ha messo a rischio le scorte di pollo e prosciutto, bevande gassate e gelati dei supermercati britannici. Per fare un esempio, il gigante della distribuzione online Ocado ha smesso di fornire alimenti surgelati ai clienti del Regno Unito a causa della carenza di ghiaccio secco.

“Siamo in una situazione al limite”, ha affermato Richard Griffiths, amministratore delegato del British Poultry Council.

Molti nel settore energetico si affrettano a dire che questo periodo di prezzi elevati passerà e le cose torneranno presto alla normalità. Evitano di usare termini apocalittici come ‘crisi energetica’ e suggeriscono invece che gli aumenti dei prezzi rivelino i difetti del sistema energetico britannico basato sul mercato che si è trovato fortemente dipendente dallo stesso gas da cui ha cercato di liberarsi.

Ma ci sono molte ragioni per credere che questa crisi energetica non sia un fenomeno isolato.

“Questo fenomeno sta accadendo in tutto il mondo mentre continuiamo ad aumentare la penetrazione delle rinnovabili, che è ciò che vogliamo. E dobbiamo continuare a percorrere questa strada”, ha affermato Anthony Catachanas, CEO di Victory Hill Capital Group, un gestore patrimoniale che possiede un portafoglio di impianti a gas che vengono accesi nei momenti di picco del consumo di elettricità, noti come ‘peaker plants’, ma che hanno costi molto alti.

Una ‘linea a zig zag’

La transizione energetica non sarà agevole ma “una linea a zigzag”, ha affermato Joost Bergsma, capo del fund manager per energie rinnovabili Glennmont Partners.

“La direzione non cambierà, ci saranno sempre più energie rinnovabili nel sistema, ma le persone devono essere consapevoli dei rischi e dei problemi di volatilità derivanti dall’arrivare a quel punto”, ha affermato.

In passato, il Regno Unito faceva affidamento sulle proprie riserve di gas del Mare del Nord per fornire energia in qualsiasi momento, con poca necessità di stoccaggio di gas rispetto al resto d’Europa. Ma poiché la sua produzione è rallentata, il paese ha aumentato la sua produzione di energie rinnovabili per mantenere la sua indipendenza energetica. Questo boom delle energie rinnovabili, in particolare dall’eolico offshore nel Mare del Nord, ha fatto sì che il Regno Unito abbia compiuto rapidi progressi nel taglio della combustione del carbone, con il record dei due mesi senza carbone registrati nell’estate del 2021.

Il problema è che quando le centrali a carbone del Regno Unito sono state messe in naftalina, il paese è diventato più dipendente dal mercato delle materie prime internazionale del gas come unica fonte flessibile di generazione di energia da usare quando le fonti normali scarseggiano.

Quando i prezzi del gas erano bassi e il vento generava un solido 25% della produzione energetica del Regno Unito, cosa che ha fatto nel 2020, nessuno sembrava notare questo problema. Ma non appena i venti del Mare del Nord hanno rallentato, come hanno fatto quest’estate, abbassando la produzione a solo il 7% del mix energetico del paese, i prezzi del gas sono saliti alle stelle. E la sicurezza, l’accessibilità e le emissioni sono diventate improvvisamente molto importanti.

La sorpresa e lo shock mostrati dai governi di fronte a questi picchi di prezzo è un po’ in malafede agli occhi di alcuni nel settore, che vedono invece una mancanza di pianificazione da parte di leader che sono felici di accettare prezzi bassi quando vengono offerti ma riluttanti a pagare i piani per mitigare i picchi di consumo che inevitabilmente prima o poi arrivano.

“Shock: i prezzi volatili sono volatili. Vanno su e giù”, ha detto il capo di una società di consulenza finanziaria energetica che ha chiesto di rimanere anonimo. Ha poi chiesto, se i paesi volevano davvero prezzi stabili, “allora perché incoraggiate l’affermazione dei prezzi più volatili?”.

Tenendo conto dell’eliminazione graduale del carbone (e dell’energia nucleare) nel Regno Unito, il gas, per quanto costoso, è semplicemente ancora necessario.

“Questo è perfettamente previsto. Questa è la naturale conseguenza di cosa sia il mix energetico”, ha affermato Catachanas di Victory Hill, l’asset manager che possiede impianti gas peaker. “In questo momento abbiamo il sorriso sulle labbra”, ha osservato, mentre la generazione di energia a gas viene introdotta per bilanciare la rete.

Per Catachanas, la ‘crisi’ energetica è davvero una questione di ‘pianificazione’, o la mancanza di quella stessa pianificazione da parte del governo.

Chi paga?

Indipendentemente dal fatto che il mercato funzioni come previsto o che i picchi siano prevedibili, il governo del Regno Unito si sta adoperando per capire chi sopporterà l’impatto dei costi. I consumatori dovrebbero pagare bollette elettriche più elevate man mano che i prezzi all’ingrosso salgono?

Almeno quattro società energetiche, entrate nel mercato della distribuzione elettrica negli ultimi anni, sono fallite dall’inizio di agosto, incapaci di tenere il passo con l’impennata globale dei prezzi del gas all’ingrosso. Si dice che anche Bulb, fornitore di energia elettrica focalizzato sull’energia rinnovabile, stia fallendo.

“Mi dispiace per i consumatori, ma allo stesso tempo ci deve essere un certo equilibrio. Non è possibile costringere le aziende fornitrici a ingoiare costi di distribuzione più elevati”, ha affermato Bergsma di Glennmont Partners. “La lezione è che si tratta di una responsabilità condivisa tra il consumatore, il fornitore e il governo”.

Sfortunatamente, questo ha maggiori probabilità di avere un impatto sulle famiglie a reddito più povero. Secondo i dati Reuters, nel 2019 e nel 2020, le famiglie nel decimo di reddito più basso hanno speso quasi tre volte in più in gas ed elettricità rispetto alle loro spese totali, se paragonati a quelle nel decimo più alto.

E i consumatori del Regno Unito non sono gli unici ad affrontare picchi dei prezzi dell’energia. Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato un taglio temporaneo delle tasse e una riduzione dei profitti straordinari realizzati dalle compagnie energetiche per aiutare i consumatori del Paese.

Il governo italiano ha speso 1,2 miliardi di euro per tagliare l’aumento dei prezzi dell’energia per le famiglie, con il suo primo ministro Mario Draghi che ha promesso altri 3 miliardi di euro per aiutare i consumatori nei prossimi mesi. La Francia ha già annunciato un sussidio di 100 euro per quasi 6 milioni di famiglie a basso reddito.

 

La necessità di flessibilità

Il Regno Unito è un esempio estremo. Ha visto un rapido afflusso di energie rinnovabili negli ultimi dieci anni, mentre i picchi di fabbisogno del suo sistema energetico sono ancora incentrati sul mercato del gas. Ma questo è un problema globale, con una lezione per i paesi di tutto il mondo, alle prese con la transizione energetica: un guasto può far crollare un sistema, senza backup sufficienti.

“Questo problema non riguarda solo l’Europa”, afferma Bergsma di Glennmont Partners, indicando una recente crisi in Texas, dove una grave tempesta invernale ha colpito le infrastrutture del gas naturale non adeguatamente isolate e ha congelato le turbine eoliche. Il Texas ha la più grande produzione di energia rinnovabile di qualsiasi stato degli Stati Uniti.

Mentre il mondo si allontana dall’energia nucleare e dai combustibili fossili, ci sarà una crescente domanda di fonti di energia flessibili che siano in grado di rispondere ai picchi e ai minimi dell’energia rinnovabile intermittente. E quei picchi non saranno sempre ‘green’.

“L’abbiamo visto in Australia in modo molto evidente”, ha detto Catachanas. Mentre le energie rinnovabili hanno un ruolo, in Australia, il carbone fornisce ancora il 70% del suo mix energetico. Questo “è il risultato del fatto che la produzione di energia rinnovabile non è sufficientemente affidabile, per la rete, quindi si rivolgono al carbone, che è più emissivo, più costoso e meno efficiente”, ha affermato Catachanas.

Per ora, la sicurezza dell’approvvigionamento è ancora al sicuro. “Non vedo una ragione per dei blackout, perché ci sono più che sufficienti fonti di energia elettrica. Sarà solo costoso”, afferma Carlos Torres Diaz, capo dei mercati del gas e dell’energia presso la società di ricerca energetica Rystad Energy.

Ma finché il gas naturale continuerà a rimanere la merce estremamente volatile che è, l’aumento dei prezzi del gas e le carenze continueranno, e probabilmente cresceranno.

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