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Lavoro, offerta e domanda: i conti non tornano

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Alessandro Ramazza, presidente di Assolavoro e consigliere delegato di Randstad Group, analizza il mercato del lavoro, in bilico fra le conseguenze della crisi e una ripresa più rapida del previsto. La versione completa di questo articolo, a firma di Morena Pivetti, è disponibile sul numero di Fortune Italia di ottobre 2021.

CHE IL PIL ITALIANO stesse prendendo un abbrivio superiore a quel 5% previsto dal governo nel Documento di economia e finanza, Alessandro Ramazza l’aveva cominciato a toccare con mano prima delle revisioni ufficiali. Non perché il presidente di Assolavoro – l’Associazione nazionale delle agenzie per il lavoro, che valgono oltre l’85% del fatturato legato alla somministrazione e contano in Italia più di 2.500 filiali – sia un indovino ma perché, come racconta, “gli avviamenti al lavoro anticipano, com’è ovvio, l’aumento effettivo della produzione industriale. Già da un paio di mesi rilevavamo che la crescita era più forte, attorno al 6% e non al 5%: ad agosto l’attività è stata notevole, abbiamo faticato a fornire alle aziende il personale che chiedevano”.

Del resto, contrariamente alle previsioni, anche autorevoli, che annunciavano un autunno nero per il lavoro, una “catastrofe occupazionale” una volta esaurite le protezioni per fronteggiare gli effetti della pandemia, negli ultimi quattro mesi si è recuperata più della metà del milione di posti di lavoro persi fino al gennaio di quest’anno.

Nonostante la chiusura di qualche grande azienda, il cui destino non sarebbe comunque cambiato senza Covid-19. Anzi il problema, come mostrano diversi settori – tra cui il turismo, la ristorazione, l’edilizia, la sanità – rischia di essere l’opposto: la carenza sul mercato del lavoro delle professionalità necessarie a sostenere una ripresa economica così rapida.

“Se scongiureremo nuovi shock, a metà del 2022 torneremo ai livelli pre-pandemia, se non superiori. La crescita si concentra nel settore industriale ed è trainata dalle esportazioni”, specifica Ramazza, che è anche consigliere delegato di Randstad Group, di cui presiede alcune società e dirige l’istituto di ricerca indipendente Randstad Research.

“Un tratto molto positivo, effetto degli investimenti indotti da Industria 4.0 e dell’innovazione tecnologica che ne è seguita. Il commercio, il turismo, l’hotellerie, i servizi alla persona, il lavoro autonomo restano in sofferenza, non hanno ancora recuperato il terreno perso. Scontiamo bar e ristoranti, chiusi a causa dei lockdown, che non hanno riaperto”.

Eppure, i titolari dei tanti esercizi che hanno riapparecchiato dehors e sale interne lamentano di non aver ritrovato i cuochi e i camerieri che impiegavano e di non riuscire ad assumerne di nuovi per servire i clienti: “In questo settore le paghe sono basse e chi si era ritrovato a casa già nel marzo del 2020 – nota Ramazza – ha cercato occupazione altrove, in attività diverse. Quest’estate abbiamo assistito a un vero e proprio boom del turismo, a località di mare prese d’assalto più che nel 2019: gli italiani sono in gran parte rimasti in Italia e gli europei sono tornati, con un saldo positivo interessante”.

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di ottobre 2021. Ci si può abbonare al magazine di Fortune Italia a questo link: potrete scegliere tra la versione cartacea, quella digitale oppure entrambe. Qui invece si possono acquistare i singoli numeri della rivista in versione digitale.

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