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Autostrade, la partita ‘sporca’ della politica

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Non trova pace, e mai ne troverà, la complessa vicenda Autostrade. Oggi sono le accuse incrociate fra Matteo Renzi e Giuseppe Conte a riportare in primo piano, ancora una volta, la partita ‘sporca’ giocata dalle forze politiche intorno a uno dei più delicati dossier economici degli ultimi decenni. Gli errori e le responsabilità del management e degli azionisti di Autostrade, ovviamente a partire dalla famiglia Benetton, ruotano intorno al crollo del Ponte Morandi ma affondano le loro radici nella gestione opaca delle concessioni.

Gli aspetti giudiziari della vicenda sono ancora in corso e governo e ministero delle Infrastrutture hanno chiesto di costituirsi parte civile nella prima udienza preliminare. Una richiesta contro tutti i 59 imputati e la società Spea (la controllata che si occupava di manutenzioni e monitoraggi) ma non contro Autostrade. Questo perché, nel frattempo, sono successe diverse cose rilevanti. Il ministero e Aspi hanno raggiunto un accordo che prevede alcuni impegni, tra cui l’esecuzione da parte della società di misure per la collettività per un importo di 3,4 miliardi e investimenti per 13,6 miliardi sulla rete. Soprattutto, il consorzio guidato da Cdp con Blackstone e Macquarie ha acquisito le quote di Atlantia.

Ovviamente, le vittime del crollo del Ponte Morandi impongono che sia fatta chiarezza, fino in fondo, su ogni singola responsabilità. Detto questo, è l’aspetto finanziario, con le ricadute dell’intera vicenda per le casse dello Stato e per quelle della famiglia Benetton, a riguardare da vicino la contesa politica che da subito si è innnescata, con il fronte pro-revoca della concessione guidata dal Movimento Cinquestelle, quando Giuseppe Conte era premier, e quello contrario alla revoca guidato da Italia Viva e Matteo Renzi. Una contrapposizione che è stata ideologizzata e strumentalizzata, spesso perdendo di vista la realtà, le priorità e la fattibilità delle proposte che si sostenevano.

Oggi, sia le accuse di Conte sia la replica di Renzi sono significative. Ha detto l’ex premier, ospite di 8 e mezzo, riferendosi alle attività del leader di Italia Viva: “Renzi? Mi colpisce molto che un senatore prenda soldi da enti pubblici di uno stato estero, ma lo risolveremo con una legge sul conflitto di interesse. Mi ha colpito poi che un pagamento arrivi da parte di uno dei Benetton proprio mentre noi ci battevamo contro la concessione di autostrade. Mi chiedo con che stato d’animo Italia Viva possa aver approcciato alla cosa”. Il dubbio è comunque legittimato dalla disinvoltura con cui Renzi sta gestendo le sue attività extra politica. Ma questo è un altro tema. La replica a Conte centra però un altro aspetto sostanziale della vicenda. “La revoca delle concessioni autostradali è figlia di una cultura populista e demagogica che ha portato il contribuente italiano a regalare circa 8 miliardi alla società dei Benetton. I Benetton NON hanno pagato: hanno incassato, grazie a Conte e al suo populismo”. Renzi ha ragione quando si riferisce all’ipotesi della revoca, praticamente impossibile sia sul piano giuridico sia rispetto ai costi che avrebbe rappresentato. È anche vero, d’altra parte, che i Benetton usciranno dalla partita Autostrade incassando diversi miliardi di euro.

L’intera vicenda dimostra come spesso le grandi partite economiche e finanziarie, che in genere si aprono e si chiudono seguendo gli interessi delle parti in gioco, siano infiltrate da rivendicazioni e strumentalizzazioni politiche che aggiungono poco e complicano, non poco, lo scenario.

 

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