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La Cdp del futuro, meno cassaforte e più promotore

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Meno cassaforte dello Stato e più promotore. Meno muscoli e più cervello. L’Ad Dario Scannapieco disegna così, durante la conferenza stampa per la presentazione del Piano strategico 2022-2024, il futuro di Cassa depositi e prestiti. Quattro aree prioritarie di azione, tre pilastri trasformativi per 65 miliardi di investimenti (+5% sul periodo precedente), cui vanno aggiunti 63 miliardi da terzi (+27%), per un totale di 128 miliardi (+14%).

“Leggo spesso sui giornali ‘Cdp, la cassaforte dello Stato”, non c’è immagine più distante da quello che vogliamo essere, cassaforte fa pensare a qualcosa di pesante e inerte, tanti muscoli e poco cervello. Noi vogliamo invece sviluppare la testa e il pensare bene, vogliamo diventare un promotore non un soggetto statico e pesante, è un cambiamento importante secondo me”.

Il piano, approvato dal consiglio di amministrazione, individua quattro sfide principali da affrontare per contribuire concretamente al rilancio dell’economia italiana nel prossimo triennio: cambiamento climatico e tutela dell’ecosistema, crescita inclusiva e sostenibile, ripensamento delle filiere produttive, digitalizzazione e innovazione. Tutti ambiti che si intrecciano inevitabilmente non solo con gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu per lo sviluppo sostenibile ma anche con molte delle missioni indicate dal governo nel Pnrr.

“Non una è lista di azioni dettagliate, anche se ci sono aree previste di intervento, né un elenco di buone intenzioni, ma uno strumento che dà le indicazioni per l’operatività presente e la direzione per i prossimi anni”, osserva il presidente di Cdp, Giovanni Gorno Tempini.

Nel dettaglio, la strategia operativa si basa su tre grandi pilastri trasformativi. Il primo si fonda una attività di analisi strategica e settoriale, centrata anche sulla individuazione dei ritardi da colmare e sulle best practice internazionali per l’adozione di specifiche politiche di finanziamento e investimento (policy). Tali policy saranno una guida ex-ante alle decisioni e permetteranno la misurazione ex-post dell’impatto, in termini sociali, economici e ambientali grazie all’introduzione di un nuovo modello di funzionamento. “Le analisi settoriali – afferma Scannapieco – ci diranno quali sono i gap che l’Italia deve colmare. Avremo un radar, una bussola, che ci dice se stiamo facendo bene”.

Secondo pilastro è il rafforzamento dell’advisory e della gestione di fondi pubblici, nazionali ed europei, soprattutto a beneficio della pubblica amministrazione, e con l’intento di orientare gli investimenti verso progetti di qualità.

Il terzo pilastro è legato al ruolo di Cdp come istituto di promozione e sviluppo attraverso l’offerta di strumenti finanziari a disposizione di imprese e Pa in modo da coprire ogni necessità nel ciclo di vita di un’azienda o di un progetto, con una forte azione rivolta alla cooperazione internazionale e alla finanza per lo sviluppo. L’azione di Cdp dovrà essere addizionale e complementare rispetto alle altre forme di finanziamento disponibili, inclusiva e non divisiva nei confronti del mercato.”Noi – spiega Scannapieco – dobbiamo fare cose diverse da quello che fa una qualsiasi banca, altrimenti non ha senso”.

L’amministratore delegato sottolinea anche che la Cassa rimarrà azionista stabile “a sostegno delle infrastrutture o degli asset strategici del Paese”. E aggiunge: “Continueremo a investire nelle imprese per favorirne la crescita e la stabilizzazione ma in logica exit”: “uno dei criteri essenziali – dichiara – è la rotazione dei capitali. Non si entra e si rimane in maniera permanente in aziende non strategiche ma  si entra, si aiuta ma raggiunto l’obiettivo si esce”.

Il tutto, però, con un occhio sempre attento ai criteri di sostenibilità Esg, ma anche a inclusione e parità di genere. “Ammetto che su questo punto non siamo i best in class, questo cambierà. La prendo come una sfida personale“.

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