Forum Sostenibilità, il ruolo del digitale: “Nessun bla bla bla”

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Enel 2022

Il futuro, per essere sostenibile, dovrà essere digitale, oppure non sarà. Vale per gli individui – pensiamo allo smart working – per il pubblico, che sta trasformando la Pubblica Amministrazione, e per le aziende private che devono riorientare i propri meccanismi di governance. Ma come?

A questa domanda ha risposto il tavolo, moderato da Lucia Chierchia, Managing Partner Gellify, su Digitalizzazione, innovazione e competitività – Tecnologie, produttività e capitale umano, al IV Forum Sostenibilità di Fortune Italia.

La questione è centrale per l’economia mondiale. Joseph Nierling, Managing Director e CEO Porsche Consulting, mette subito sul piatto la posta in gioco: “Il grosso del PIL futuro si lega alla digitalizzazione”. Che porta con sé, ovviamente, anche la questione della sostenibilità, visto che gran parte delle strategie aziendali legate alla sostenibilità trovano nel tech un terreno fertile, che rende i processi più facili e veloci.

Questo vale per ogni tipo di azienda. Emblematico l’esempio portato da Elena Bottinelli, Head of Innovation, digitalization and Sustainability del Gruppo San Donato. La digitalizzazione, spiega Bottinelli, permette di “creare valore interno agli ospedali”, andando di fatto incontro alle esigenze dei pazienti, che sempre di più chiedono una sanità tecnologica. Lo confermano i dati: in Italia il 70% dei pazienti vuole vedere offerti servizi di telemedicina, contro un 3% di medici che effettivamente ne fanno uso (e la media italiana è tra le più alte d’Europa). È chiaro che il processo non è semplice. Da un lato, dice Bottinelli, serve la collaborazione tra pubblico e privato per creare un modello virtuoso di sanità di prossimità che abbia alle spalle un hub di eccellenza, tale da permettere un reale processo di trasformazione del sistema sanitario in direzione phygital. E, allargando il discorso, è questa la vera grande sfida di domani: integrare la dimensione digitale in contesti che – come gli ospedali – non nascono virtuali e che per questo possono incontrare maggiori difficoltà. Ad esempio, sottolinea sempre Bottinelli, la questione degli algoritmi: come possiamo evitare che l’algoritmo fagociti e scalzi l’essere umano, in questo caso il medico, il professionista?

Risponde Paolo Campoli, VP, Head of Global Service Provider Segment Cisco, spiegando che la chiave sta nel capire come “monetizzare la sostenibilità”. Finché le aziende faranno del dato (dei pazienti, dei clienti, degli individui) un fonte di business, sarà inevitabile incorrere in strumentalizzazioni di ogni sorta. Ma, se questo si può trovare altrove, rendendo la sostenibilità effettivamente profittevole, allora il digital potrà dare tutti i suoi frutti, senza portare a pericolose perdite di competenze o professionalità. A ciò ovviamente si accompagna l’importante questione della cyber sicurezza, che a questo punto diventa materia essenziale. E aggiunge anche che nel mondo delle telecomunicazioni, la sostenibilità è già materia di interesse economico, visto che i clienti tendono a scegliere operatori con agende ecosostenibili. Questo anche a fronte del fatto che il settore, a livello globale, pesa circa il 3-4% (come l’aviazione civile, per intenderci). Infatti Campoli aggiunge “le mie speranze sono che le best practice all’interno delle aziende si estendano e che il collegamento con le industrie sia reale”.

Infine, la provocazione di Nierling sugli ostacoli che impediscono un rapido passaggio alla digitalizzazione – e quindi un balzo in avanti verso la sostenibilità – in seno alle aziende. Secondo lui, “gli ostacoli alla digitalizzazione non hanno a che fare con la tecnologia, ma con i comportamenti”. Significa che le aziende e i rispettivi Ceo non sono abbastanza visionari, non riescono ad immaginare “il futuro e la potenzialità economica” di questi fattori, e quindi non ci investono abbastanza. Solo il 4% delle aziende italiane, infatti, percepisce la sostenibilità come un reale vantaggio. È chiaro, dice Nierlig, che le strategie aziendali siano guidate dal fabbisogno quarter e che la pandemia non abbia aiutato. Ma è proprio qui che entrano in gioco i leader delle grandi aziende: “devono essere loro i primi a fare questo passo”. E aggiunge, lanciando un guanto di sfida alla realtà aziendale italiana (ma anche europea): “muoversi in maniera coraggiosa significa questo”.

Insomma, “realtà e non bla bla bla”.

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