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Tim, finisce l’era Gubitosi: l’ex Ad fuori dal Cda

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Sarebbe definitivamente finita l’era di Luigi Gubitosi in Tim. Dopo aver lasciato la poltrona da amministratore delegato, Gubitosi uscirà anche dal Cda, che avrebbe approvato l’accordo di uscita, secondo le prime indiscrezioni relative alla riunione del Cda di oggi pomeriggio.

L’accordo di uscita di Gubitosi prevederebbe la rinuncia a maxi buonuscite: gli verrà corrisposto solo quanto dovuto dal suo contratto.

La tensione tra Gubitosi e consiglieri è salita nelle prime settimane di novembre, dopo il secondo profit warning consecutivo sui conti Tim. Da lì le riunioni del Cda convocate d’urgenza e la discussione che ha portato alle dimissioni dalla carica di amministratore delegato. Ora, coincidentalmente dopo il terzo rintocco consecutivo del profit warning, arrivato in questi giorni, Gubitosi arriva alla fine della sua storia in Tim.

Luigi Gubitosi guida Tim, in veste di Ad e Dg, dal novembre 2018, nominato in quota Elliott in sostituzione dell’israeliano Amos Genish. Tre anni dopo, il 26 novembre, ha rimesso le deleghe, anche per consentire una “serena” e “rapida” valutazione dell’offerta Kkr. Nella lettera con cui ha comunicato le dimissioni di fine novembre, l’ex Ad non ha risparmiato frecciate ai consiglieri.

In queste settimane a guidare la società in un momento delicato, con l’offerta Kkr ancora sul tavolo e in attesa di due diligence, è stato Pietro Labriola, in veste di direttore generale. Ora il capo di Tim Brasil potrà avere deleghe piene e diventare amministratore delegato.

L’agenda del board di oggi prevedeva proprio un’informativa sulla proposta Kkr, probabilmente corredata da una prima valutazione  degli advisor (LionTree e Goldman Sachs) sulla proposta non vincolante del fondo con sede a New York per il 100% del gruppo.

Nello scorso finesettimana ci sono state alcune indiscrezioni sulla possibilità che Kkr, già presente al 37,5% in  Fibercop, possa voler andare avanti nella volontà di lanciare un’opa  anche senza condurre una due diligence. Dopo però, su richiesta della Consob, Kkr ha diffuso alcuni chiarimenti sulla sua offerta di 0,505 euro per azione, che resta ‘amichevole’ e che tiene in considerazione la volontà del board e naturalmente quella de Governo italiano, che sulle infrastrutture di Tim, strategiche per il Paese, può esercitare la Golden rule.

Vivendi, primo azionista di Tim con il 23,9%, ha ritenuto la proposta del fondo Usa non commisurata al reale valore della società e tra la media company francese e l’azionista pubblico del gruppo, Cdp, presente nel capitale con poco meno del 10%, ci sono  stati contatti nelle scorse settimane per verificare eventuali spazi  di collaborazione. Tra le varie ipotesi che si sono fatte negli scorsi giorni infatti c’è anche quella in cui il gruppo capitanato da Vincent Bolloré maturi la  disponibilità, nell’ottica di una futura società della rete da  costituire insieme a Open fiber (partecipata da Cdp al 60%), ad accettare per Tim anche un ruolo non di controllo nell’ambito della  realizzazione di un progetto strategico.

Intanto bisogna risolvere il dossier Dazn, su cui è attesa una informativa dopo la delusione sui risultati  legati al contratto triennale per le partite di calcio il cui  risultato si è tradotto in 250-400 milioni di ricavi in meno rispetto  alle previsioni.

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