Buoni pasto, un mercato che può crescere

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Il mercato dei buoni pasto durante la pandemia e dopo. Più cooperazione che competizione nel mondo del lavoro che cambia. La versione originale di questo articolo a firma di Matteo Orlandini, presidente Anseb, fa parte del Dossier Welfare 2021, allegato del numero di Fortune Italia di novembre 2021. Il dossier può essere consultato online a questo indirizzo.

GLI ULTIMI DUE ANNI hanno fatto salire il mercato del buono pasto sulle montagne russe: prima importanti contrazioni di mercato (sino al 30%), poi recuperi poderosi (a fine 2021 il mercato dei servizi sostitutivi di mensa aziendale tornerà ai livelli pre-crisi) e oggi la sfida di un mondo del lavoro in grande cambiamento.

La flessibilità e l’agilità, il consenso e la collaborazione, il lavoro per obiettivi e senza sedi troppo definite sono tra i lemmi più utilizzati per descrivere gli stravolgimenti in atto durante e dopo la pandemia. Accanto e per facilitare questi processi, in un percorso di rafforzamento reciproco, vengono posti i potenti costrutti della digitalizzazione, della svolta sostenibile e green. Sinora il mercato dei buoni pasto si è modellato sullo scheletro del lavoro dipendente tradizionale, articolato con orari stabili e stabiliti, in luoghi aggregativi e centralizzati, attorno ai quali si sono sviluppati servizi di trasporto, di tempo libero, di ristorazione complementari.

Così, il buono pasto è stato pensato e agito come un titolo di legittimazione al portatore-avente diritto (il lavoratore) da spendere in esercizi convenzionati nelle vicinanze del luogo di lavoro, per poter passare una pausa pranzo sana. Oggi, la flessibilità oraria e organizzativa pone e porrà la sfida del riconoscimento dei benefit aziendali non più calcolati sulla presenza fisica, bensì su indicatori di risultato e di benessere lavorativo.

Lo smart working è il caso più classico; eppure, svincolando l’obiettivo lavorativo dall’orario in presenza, il tema si allargherà. Le soluzioni digital-first – anche attraverso lo sviluppo delle tecnologie blockchain – permettono già oggi e sempre più nel futuro prossimo una semplificazione nell’organizzazione dei servizi, anche in quelli sostitutivi di mensa aziendale, con il possibile ingresso di nuovi operatori tecnologici (soprattutto big) in qualsiasi mercato.

La gestione dei buoni spesa solidali è stato un primo banco di prova, così come la repentina crescita nell’utilizzo dei buoni pasto elettronici, che oggi si assestano sull’80% del mercato. Il ridisegno dei luoghi di lavoro, con uffici diffusi, co-working e spazi abitativi misti casa-lavoro, mette sul piatto, oltre al riassetto della città, anche il tema della socialità e della ristorazione collettiva.

Il ripensamento delle mense aziendali può risultare in un’opportunità, così come lo sviluppo di servizi di vicinato per la pausa pranzo organizzata o tutto il mondo delle prestazioni relative alla consegna a domicilio. La sfida per affrontare il cambiamento organizzativo del lavoro si potrà giocare o sul fronte dell’integrazione verticale (con macro-società che internalizzano più servizi) o orizzontale (filiere e partenariati che sviluppano un servizio coordinato): soluzioni efficientiste contro soluzioni win-win.

Un’altra grande partita riguarderà l’allargamento dei lavoratori, sia dipendenti che autonomi, raggiunti dal buono pasto (oggi siamo a più di 3 milioni, il mercato potenziale si aggira sui 17 milioni): questo ampliamento ha bisogno di alleanze e di interconnessioni, soprattutto coi sindacati e con le associazioni datoriali. Il futuro del mercato sta proprio in questi snodi: data l’elevata incertezza, occorre il sapere di tutti i portatori di interesse per avere una crescita equilibrata.

 

La versione originale di questo articolo a firma di Matteo Orlandini, presidente Anseb, fa parte del Dossier Welfare 2021, allegato del numero di Fortune Italia di novembre 2021. Il dossier può essere consultato online a questo indirizzo.

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