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Criptovalute, l’anno non comincia bene per Bitcoin e Ether

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Il nuovo anno non è cominciato bene per Bitcoin ed Ether. Dopo i primi ribassi a partire da mercoledì, ieri le due cryptovalute più popolari sono scese entrambe ai minimi degli ultimi tre mesi. Come racconta Marco Quiroz-Gutierrez in un articolo su Fortune.com, il crollo arriva dopo la chiusura di Internet in Kazakistan: il Paese, in preda a forti proteste, ospita un gran numero di operazioni di mining di Bitcoin. Inoltre ci sono i timori che la Federal Reserve possa presto inasprire la politica monetaria.

Il bitcoin è stato scambiato a circa 41mila dollari venerdì pomeriggio, in calo del 4,45% rispetto al prezzo di giovedì, secondo CoinMarketCap: si tratta dei livelli più bassi da settembre 2021. La seconda criptovaluta più popolare, Ether, è scesa di quasi l’8,5% nelle ultime 24 ore a partire da venerdì pomeriggio fino a 3.125, secondo CoinMarketCap, anche in questo caso il prezzo più basso da fine settembre.

I segnali di un inasprimento della politica monetaria per il 2022 hanno causato un crollo del mercato azionario statunitense questa settimana, che si è esteso al mercato delle criptovalute particolarmente volatile. Mercoledì, la Fed ha pubblicato i verbali della riunione del Federal Open Market Committee che si è svolta il 14 e 15 dicembre. Ne è emerso che i membri del comitato, che prende le decisioni sui tassi di interesse e sulla quantità di denaro in circolazione, sembravano pronti a allontanarsi dagli attuali tassi di interesse, che sono prossimi allo zero. La Fed ha implementato tali tassi per la prima volta nel marzo 2020, quando ha abbassato l’intervallo target per il tasso sui fondi federali di mezzo punto percentuale, portandolo dall’1 all’1-1/4%.

Alcuni partecipanti alla riunione hanno fatto sapere che il comitato dovrebbe esprimere una posizione forte per contrastare la crescita dell’inflazione, che è balzata al 6,8% nel novembre 2020, i livelli più alti dal 1982. L’aumento dei tassi di interesse è un modo in cui la Fed può cercare di ridurrla perché di solito spinge i consumatori a spendere meno e a risparmiare di più.

All’incertezza nella politica monetaria si aggiunge la preoccupazione per il futuro del mining di criptovalute in Kazakistan, che è la seconda potenza mineraria di Bitcoin, dietro agli Stati Uniti. Dopo lo scoppio delle proteste nel paese mercoledì, il presidente, Kassym-Jomart Tokayev, ha dichiarato lo stato di emergenza e, secondo quanto riferito, ha ordinato al più grande fornitore di telecomunicazioni del Paese di chiudere l’accesso a Internet, determinando di conseguenza l’interruzione dell’estrazione di criptovalute.

L’articolo originale è su Fortune.com

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