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Nuove regole, Singapore ora è meno crypto friendly

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Singapore non è più così crypto friendly. Come si racconta in un articolo su Fortune.com, infatti, i principali operatori di cryptovalute  sono stati costretti a chiudere i loro sportelli automatici. Si tratta delle conseguenze di una decisione dell’Autorità monetaria dell’isola che ha stabilito di mettere al bando la possibilità di pubblicizzarle e dichiarato fuori legge anche i terminali cash-to-crypto.

Daenerys & Co, che gestisce cinque Atm di cryptovaluta in tutta la città, ha fatto sapere di essere “sorpresa” dalle linee guida della Monetary Authority (Mas), ma ha comunque interrotto il servizio nella giornata di ieri. Anche il rivale Deodi ha ‘spento’ la sua rete e inviato il personale a rimuovere gli sportelli bancomat dai centri commerciali.

La linea dura di Singapore segue la scia di restrizioni simili decise in Spagna e nel Regno Unito. La prima ha emesso una circolare, che entrerà in vigore il 17 febbraio, che stabilisce non soltanto che gli annunci legati alle cryptovalute dovranno essere “chiari, equilibrati ed equi”, ma anche che gli inserzionisti dovranno informare l’autorità di regolamentazione con almeno 10 giorni di anticipo. Il Regno Unito ha introdotto una revisione della regolamentazione, promettendo di eliminare i “prodotti con affermazioni ingannevoli”.

Ma l’inasprimento di Singapore  è un po’ più sorprendente. A dicembre, la start-up fintech Coincub ha classificato la città-Stato come l’economia più crypto friendly del mondo, in virtù della legislazione favorevole e dell’alto tasso di adozione della cryptovaluta”. Ma l’ambiente ora sembra un po’ meno benevolo.

Lunedì, l’Autorità monetaria di Singapore ha varato una nuova serie di linee guida relative alla “fornitura di servizi di token di pagamento digitale” che stabiliva, appunto, che gli operatori del settore “non potranno più promuovere i loro servizi DPT al pubblico”.

Il Maa ha fatto riferimento in particolare gli sportelli automatici, dove il pubblico può convertire contanti in Bitcoin, Ether e altre valute digitali. L’autorità monetaria ha avvertito che la comodità offerta dai terminali cash-to-crypto potrebbe indurre il pubblico ad acquistare Bitcoin e altre valute virtuali “d’impulso, senza considerare i rischi”. E questo è, appunto, un rischio.

Il prezzo di Bitcoin, la più diffusa del mondo delle criptovalute, è crollato quest’anno, precipitando da un picco di circa 67mil dollari dello scorso novembre a circa i 42mila di oggi. Nonostante i guadagni inebrianti nel corso del 2020 e del 2021, la volatile valuta ha ottenuto i risultati peggiori degli ultimi quattro anni rispetto all’indice Nasdaq.

MAS ha affermato di aver “coerentemente avvertito il pubblico che lo scambio di token di pagamento digitali… è altamente rischioso e non adatto al grande pubblico” e ha ribadito che “non dovrebbe essere incoraggiato a impegnarsi nello scambio di DPT”.

L’articolo originale è su Fortune.com

 

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