WBF

Da Sin City a Eldorado dello sport: la riscossa di Las Vegas

Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su email
las vegas
Enel 2022

Sin City era la meta del gioco d’azzardo, soprattutto il nemico da cui Nba, Nfl, Mlb e Mls si sono tenute lontane per decenni. Invece ora è l’Eldorado dello sport, anzi lo è ormai da cinque anni, da quando attira come il miele gli investimenti su eventi che muovono milioni e milioni di dollari. Tutto o quasi passa per Las Vegas.

Tra due anni nel deserto arriverà anche il Super Bowl, la finale del campionato di football Nfl, il singolo evento più ricco a livello mondiale, giro d’affari da 17,2 miliardi di dollari nel 2020, l’ultimo non toccato dalla pandemia. Secondo il Las Vegas Sun il Super Bowl produrrà un gettito extra per la città da circa 500 milioni di dollari. E nell’arco dei prossimi anni è previsto l’accordo anche con la F1, all’inseguimento del terzo gran premio negli Stati Uniti (assieme ad Austin e Miami) con Lewis Hamilton, il campione del mondo Max Verstappen a sfrecciare sulla Strip, tra luci al neon, hotel con casinò, locali notturni e ristoranti.

C’è già stato a Las Vegas, il Circus, doppia prova nel 1981 e 1982. Presto ci saranno altri eventi pronti a invadere il deserto. Anche di altro genere, come i Grammy Awards, ad aprile. Il divertimento che si intreccia allo sport, certo, ma sono le scommesse che fanno gola.

Il gioco d’azzardo, incubo di Nfl, Nba, Mlb, Nhl

Il problema di Las Vegas era il gioco d’azzardo. Dal 1992 c’è stata l’approvazione del Professional and Amateur Sports Protection Act (PASPA): divieto di scommettere su eventi sportivi in tutti gli stati americani, provvedimento per proteggere l’etica del gioco.

Nessuna scommessa, a eccezione del Nevada, e quindi di Las Vegas, dove ogni puntata era consentita: così è divenuta una specie di spauracchio da cui tenersi lontani, simbolo della corruzione, del gioco illegale.

Poi, dopo anni di fallimenti di leggi federali per la riapertura alle puntate (e qualche caso di corruzione nello sport americano) su partite di basket, football, hockey, baseball, c’è stato il cambio di marcia.

Il richiamo dei dollari, le stesse leghe si sono rese conto del potenziale illimitato del betting legalizzato. È iniziato così il pressing sul Congresso per tracciare una cornice normativa che consentisse ai singoli Stati di rendere legali casinò, centri betting con scommesse live sulle partite di Nba, anche via web o attraverso uno smartphone, per tutelare l’integrità del gioco.

In pratica, come avviene in Europa, il primo passo per una sintesi che riuscisse a incastrare gli interessi di stati, leghe, bookmakers. Nel frattempo, il Nevada incassava centinaia di milioni di dollari con il betting legale. La svolta nell’estate del 2018: legalizzazione delle scommesse sportive con una sentenza della Corte Suprema che sconfessava il PASPA.

Da quel frame storico è cambiata la prospettiva, la visione su Las Vegas e sul Nevada. Secondo un’analisi della società H2 Gambling Capital, il volume d’affari del gioco illegale negli Stati Uniti in quel momento era di 196 miliardi di dollari l’anno, ovvero il 97% di tutte le giocate effettuate dai cittadini statunitensi. Il margine delle vincite era di 10,4 miliardi di dollari.

Quella sentenza della Corte Suprema ha aperto al betting legalizzato in Mississippi, in New Jersey, nel Delaware, via via in altri stati.

Dopo qualche settimana è arrivato il primo accordo tra MGM, operatore di casinò di Las Vegas, e la Nba, con MGM a utilizzare loghi e marchi della Nba (e della Wnba): accordo da 25 milioni di dollari per tre anni.

È stato il primo, non l’unico, accordo tra casinò e le leghe sportive americane. Ora sia la Nfl che la Nba stringono accordi di collaborazione con i principali casinò di Las Vegas e Atlantic City, macchinette da gioco si trovano all’interno dei palazzetti dello sport delle squadre. Il New York Times in un’analisi del settembre 2020 ha evidenziato come il boom di eventi di grido a Las Vegas ha indotto i casinò a rivedere le aree per il betting sportivo. Secondo l’American Gaming Association’s Commercial Revenue Tracker, nei primi dieci mesi del 2021 l’incasso dallo sport betting negli Stati Uniti è stato di 3,1 miliardi di dollari, +230% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Una crescita inarrestabile nonostante la pandemia, che ha costretto alla revisione dei calendari delle competizioni. Nel 2021 altri 11 stati americani hanno reso legali le scommesse sportive, in totale sono 30. Secondo Cbs Sports, in Navada a ottobre 2021 sono state raccolte scommesse sportive per oltre un miliardo di dollari. Solo in New Jersey si è andati oltre la soglia del miliardo.

L’hockey scommette sulla Sin city

La rivoluzione copernicana sulle scommesse legalizzate è avvenuta due anni dopo il primo investimento di una lega sportiva su Las Vegas. Ci ha provato per prima la National Hockey League con il varo dei Las Vegas Golden Knights, consegnati all’uomo d’affari americano Bill Foley (patrimonio 1,6 miliardi di dollari), in cambio di un assegno da 500 milioni di dollari, diviso in parti uguali agli altri proprietari delle squadre.

Ci sono stati altri 375 milioni di dollari investiti per la realizzazione del palazzetto dello sport per i Golden Knights, la T-Mobile Arena da 17mila posti.

In totale sono stati investiti 875 milioni di dollari, neppure troppo considerando il valore delle squadre americane che cresce anno dopo anno. Era un passo decisivo, l’ultima expansion voluta dalla Nhl c’era stata nel 2000 con Columbus e Minnesota, allora una franchigia costava appena 80 milioni di dollari.

Il dado è tratto, arriva la Nfl

L’hockey su ghiaccio era solo l’aperitivo. A Las Vegas poi è sbarcata la Nfl, che resta il primo sport nazionale americano, un carrozzone che muove circa dieci miliardi di dollari l’anno. Nel 2017 ecco i Las Vegas Raiders, la franchigia si è spostata dalla California (Oakland, in precedenza era a Los Angeles) nel Nevada che non era proprio all’asciutto di football, nel 1964 si giocò proprio a Las Vegas la prima partita dell’American Football tra i Raiders e gli Houston Oilers.

Il trasferimento dei Raiders è avvenuto concretamente due anni fa, quando sono stati ultimati i lavori di uno stadio da quasi due miliardi di dollari, con il 40% dei finanziamenti pubblici. Il Las Vegas Stadium, un gioiello in vetro e acciaio da 65 mila posti, con osservatorio privilegiato sulla Strip, il celebre asse viario principale di Las Vegas.

Las Vegas, presto Mls, Nba e Mlb

All’elenco delle franchigie dei principali sport americani che si sono insediati a Las Vegas non c’è ancora la Nba, forse la lega più dinamica degli Stati Uniti. Nella Sin City la Nba però lo scorso anno ha portato l’All Star Game, la partita delle stelle che cade a metà della regular season. E ogni estate porta la Summer League, il torneo estivo della Nba, con squadre imbottite di giovani speranze e atleti in cerca di contratti.

Sono state solo le prove generali per il basket, già presente nella Sin City con le Aces, una delle 12 franchigie del campionato femminile, la Wnba.

Ma ci sono ampi margini di crescita anche per il soccer, il commissioner della Major Soccer League a dicembre ha pubblicamente aperto a uno slot per Las Vegas, che sarebbe la trentesima squadra del campionato. E c’è uno studio di fattibilità degli Oakland Athletics (Major League Soccer), assegnato al gruppo di marketing CSL International, che autorizza a pensare all’arrivo del campionato di baseball a breve a Las Vegas. Un approdo anticipato tre anni fa da Jared Diamond sul Wall Street Journal che evidenziava come la città del deserto fosse divenuta negli anni un vivaio di atleti di grande livello, da Kris Bryant a Bryce Harper, apripista dell’arrivo imminente della Major League Baseball.

WBF

Leggi anche

WBF
A2A

Ultim'ora

ABBIAMO UN'OFFERTA PER TE

€2 per 1 mese di Fortune

Oltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni mese

Approfittane ora per ottenere in esclusiva:

Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza.