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Quirinale, riparte il confronto ma il nome ancora non c’è

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Cinque giorni di votazioni e sei scrutini, ma il tredicesimo presidente della Repubblica ancora non c’è. Dopo una giornata sull’ottovolante, però, riparte il confronto all’interno delle forze di maggioranza anche se non si trova ancora la quadra.

E già che questo venerdì non era cominciato all’insegna del dialogo. Alla quinta votazione il centrodestra decide infatti di andare alla conta in aula sul nome della presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati. Ma il blitz fallisce miseramente e la seconda carica dello Stato porta a casa soltanto 382 voti, impallinata dal almeno 71 franchi tiratori. Che, peraltro, non possono che essere rintracciati all’interno del suo stesso schieramento visto che, in segno di protesta, il centrosinistra decide di astenersi dalla votazione.

Ed ecco che dopo lo smacco, il leder della Lega non può che tornare a confrontarsi con il segretario dem, Enrico Letta, e il leader M5s, Giuseppe Conte. Nel centrodestra però volano gli stracci. Giorgia Meloni, che avrebbe voluto andare alla conta già martedì, insinua il sospetto che i voti mancanti vengano da Forza Italia, che poi è anche il partito di provenienza di Casellati. C’è invece chi comincia a dubitare della capacità di Salvini di gestire la partita.

Si arriva così alla sesta votazione, la seconda della giornata, con i partiti ancora in panne. Il centrodestra dopo la botta decide di astenersi, mentre il centrosinistra formalmente dovrebbe votare scheda bianca. Ma quello che emerge dallo spoglio è una valanga di voti per l’attuale presidente della Repubblica: a Sergio Mattarella vanno 336 preferenze.

Nel frattempo, però, tornano a vedersi intorno a uno stesso tavolo il leader della Lega, quello del M5s e il segretario del Pd. Al termine, Salvini annuncia che si sta lavorando a una presidente donna. Il nome sarebbe quello di Elisabetta Belloni, attualmente capo dei servizi segreti. Sembra quasi fatta, soprattutto sembrano soddisfatti Matteo Salvini e Giuseppe Conte. Ma non passa molto prima che comincino a emergere le perplessità degli altri partiti. Matteo Renzi dice esplicitamente che un trasloco del capo del Dis al Quirinale è una scelta con poco senso istituzionale, una riedizione dell’asse giallo-verde. Ma non è l’unico: Forza Italia contesta che ci siano contemporaneamente due tecnici, uno al Colle e l’altro a palazzo Chigi. Contrarie sono anche frange del Pd oltre che Leu. Insomma, su quel nome la maggioranza di governo decisamente non regge.

Biogna ricominciare da capo. Domani alle 9 la settima votazione.

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