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Non solo Neil Young, cresce il boicottaggio verso Spotify

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L’elenco di musicisti e podcaster che fanno fronte comune per rimuovere i loro contenuti da Spotify sta crescendo, creando problemi alla piattaforma. Mercoledì scorso sono state diffuse delle proiezioni, relative agli abbonamenti, inferiori alle previsioni di Wall Street per il primo trimestre, e questo ha fatto crollare le azioni nel late trading.

Il gigante dello streaming ha dovuto affrontare critiche crescenti dopo che il cantautore Neil Young ha dato seguito alla minaccia di rimuovere la sua musica, dopo le accuse nei confronti di Joe Rogan – il podcaster più famoso della piattaforma – di aver diffuso informazioni scorrette sui vaccini nel suo programma ‘The Joe Rogan Experience’.  In una lettera pubblicata sul suo sito web, Young ha scritto: “Possono avere Rogan o Young. Non entrambi”. Il giorno dopo, Young ha annunciato che la sua musica sarebbe stata rimossa dalla piattaforma.

Da allora, un piccolo ma crescente gruppo di artisti ha seguito l’esempio. La sua scelta ha anche portato a interrogarsi più in generale sul supporto che il servizio di streaming dà a Rogan e sulla sua responsabilità nel monitoraggio dei contenuti distribuiti a centinaia di milioni di ascoltatori. Nel frattempo, alcuni utenti dei social hanno cominciato a dichiarare che stanno eliminando l’app.

Accademici e altri esperti di disinformazione hanno affermato che la società potrebbe presto affrontare il mondo complicato e in gran parte inesplorato della moderazione dei contenuti aziendali, più o meno allo stesso modo in cui i giganti dei social media come Facebook, ora chiamato Meta, e Twitter hanno dovuto affrontare in anni recenti.

Spotify all’inizio di questa settimana ha delineato i passaggi necessari per fermare la diffusione di informazioni fuorvianti su COVID-19 sul suo servizio di streaming audio. Rogan ha anche pubblicato un video di 10 minuti su Instagram in cui ha promesso maggiore equilibrio nel suo spettacolo. Eppure resta da vedere se quelle azioni saranno sufficienti a sedare il clamore.

Anche altri problemi relativi ai contenuti di Spotify hanno iniziato a emergere in superficie in questi ultimi giorni.

La cantante e podcaster India Arie ha deciso di lasciare Spotify a causa del “linguaggio sul tema razziale” di Rogan, come ha scritto su Instagram, segnalando che il problema va oltre la disinformazione su Covid. I suoi commenti seguono una controversa intervista che Rogan, 54 anni, ha fatto il mese scorso con Jordan Peterson, una personalità conservatrice di YouTube. In quel discorso, Rogan ha detto che è “molto strano” che qualcuno si chiami nero a meno che non provenga dal “posto più oscuro” dell’Africa.

Wendy Zukerman e Blythe Terrell, i creatori di ‘Science Vs’, un premiato podcast in streaming su Spotify, hanno anche annunciato su Twitter che si concentreranno nel fact-checking su Rogan e altre fonti di disinformazione presenti sulla piattaforma e sospenderanno la produzione di altri contenuti.

Gli analisti e gli investitori di Wall Street non sono convinti che la controversia influenzerà i profitti della società. “Se questo movimento finirà per coinvolgere molti artisti che chiedono di lasciare la piattaforma, Spotify dovrà prendere una decisione”, ha affermato Tim Nollen, analista di Macquarie Capital. “Al momento, non lo vedo come un problema”. L’amministratore delegato Daniel Ek mercoledì scorso affermato che era “troppo presto per sapere” se la controversia su Rogan stesse danneggiando gli abbonamenti.

Imran Ahmed, Ceo del Center for Countering digital hate, non è d’accordo. La “decisione a breve termine di trarre profitto dalla disinformazione e dalle bugie ha danneggiato il valore del marchio a lungo termine”, ha affermato.

Ecco un elenco di artisti e podcaster che hanno annunciato di voler lasciare Spotify finora:

Joni Mitchell
Dichiarando solidarietà con la comunità scientifica globale, Mitchell, 78 anni, ha annunciato il 28 gennaio di stare dalla parte di Young. La mossa ha spinto l’hashtag #spotifydeleted ad andare in tendenza sui social. “Persone irresponsabili stanno diffondendo bugie che stanno costando la vita alla gente”, ha scritto Mitchell, nota per successi come ‘Big Yellow Taxi’ e ‘Help Me’, sul suo sito web. “Sono solidale con Neil Young e le comunità scientifiche e mediche globali su questo tema”.

Nils Lofgren
Il chitarrista della E Street band di Bruce Springsteen, Lofgren, ha annunciato il 29 gennaio che toltovrebbe rimosso 27 anni della sua musica da Spotify. “Incoraggiamo tutti i musicisti, gli artisti e gli amanti della musica ovunque, a unirsi a noi e a tagliare i legami con Spotify’, ha scritto Lofgren sul suo sito web. “Prendi la tua spada e comincia ad agitarla! Neil lo ha sempre fatto. Stai con lui, noi (Joni Mitchell!) e altri. È un’azione potente che tutti voi potete intraprendere ORA, per onorare la verità, l’umanità e gli eroi che ogni giorno rischiano la loro vita per salvare la nostra”.

Brené Brown
Autrice di bestseller nota per le sue ricerche sulla vergogna, la vulnerabilità e la leadership, Brown ha dichiarato il 29 gennaio che i suoi podcast esclusivi per Spotify ‘Unlocking us’ e ‘Dare to lead’ sarebbero stati sospesi. “Non rilascerò alcun podcast fino a nuovo avviso”, ha twittato. Ha anche invitato Spotify ad “avere una policy trasparente sulla disinformazione (messa a disposizione del pubblico) che equilibri questo complesso tema che dobbiamo affrontare oggi rispettando la libertà di parola”.

India Arie
La scorsa settimana ha annunciato sul suo profilo Instagram che stava togliendo da Spotify la sua musica e il podcast ‘Songversation’ a causa del linguaggio di Rogan sulla razza. “Credo nella libertà di parola, tuttavia, trovo Joe Rogan un problema per ragioni DIVERSE dalle sue interviste su Covid”, ha scritto su Instagram facendo riferimento al suo linguaggio sulla tema razziale. “Quello di cui sto parlando è RISPETTO: c’è chi se lo guadagna e chi no”.

David Crosby, Stephen Stills e Graham Nash
I tre musicisti, precedentemente parte della band rock classica Crosby, Stills, Nash & Young, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta il 2 febbraio “in solidarietà con il loro compagno di band, Neil Young”, affermando di aver chiesto alle loro etichette di rimuovere la loro musica dalla piattaforma, sia quelle suonate da soli che quelle fatte in collaborazione.
“Sosteniamo Neil e siamo d’accordo con lui sul fatto che c’è una pericolosa disinformazione trasmessa sul podcast di Joe Rogan su Spotify”, hanno detto Crosby, Stills e Nash. “Sebbene apprezziamo sempre punti di vista alternativi, diffondere consapevolmente la disinformazione durante questa pandemia globale ha conseguenze letali. Fino a quando non verrà intrapresa un’azione reale per dimostrare che oltre all’interesse per i guadagni c’è anche la preoccupazione per l’umanità, non vogliamo che la nostra musica – o la musica che abbiamo fatto insieme – si trovi sulla stessa piattaforma”.

Rossana Gay
La saggista e autrice di ‘Bad Feminist’ ha dichiarato questa settimana di aver rimosso il suo podcast, ‘The Roxane gay agenda’, da Spotify. “Non sposterà nulla, ma ho rimosso il mio podcast da Spotify”, ha twittato Gay. “Questo è tutto ciò che c’è davvero da dire al riguardo. Avanti”.

Maria Trump
La nipote dell’ex presidente Donald Trump, ha annunciato il 1° febbraio che avrebbe ritirato il suo podcast, ‘The Mary Trump show’. “So che non è un grosso problema, ma spero che farà parte di una valanga crescente’”, ha scritto l’autrice e psicologa su Twitter. “Grazie a #NeilYoung, @jonimitchell e @nilslofgren per il coraggio avuto nell’aprire la strada”.

L’articolo originale è su Fortune.com

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