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The Conversation

Nicola Lanzetta

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Nicola Lanzetta è Direttore Italia del Gruppo Enel dove da settembre del 2014 era responsabile del Mercato Italia. Ha ricoperto il ruolo di Presidente in numerosi CdA di società del Gruppo Enel, come Enel Energia SpA, Servizio Elettrico Nazionale SpA, Enel.si srl e Enel Sole SpA.

INTERVISTA DI ANTONIO SANTAMATO

La guerra in Ucraina sta evidenziando plasticamente le ‘non scelte’ dell’Italia in questi anni in campo energetico. A confermarlo a Fortune Italia è Nicola Lanzetta, Head of Italy di Enel, che durante il convegno organizzato in collaborazione con il Centro Studi Americani il 21 aprile a Roma (“Gli Scenari Energetici: tra PNRR e Conflitto”) ha detto che, “l’Italia non solo poteva fare di più, ma doveva fare di più”.

In particolare, per il direttore Italia del Gruppo Enel, “non sono state fatte tre cose: in primis, continuare ad avere un ritmo significativo per la realizzazione degli impianti di generazione di energia elettrica da fonti rinnovabili (1). Paradossalmente dieci anni fa, per fare un esempio, l’Italia installava una quantità di impianti dieci volte maggiore rispetto a quella degli ultimi anni, mentre oggi piangiamo la sudditanza dal gas russo (2). Alcune attività del nostro Paese, inoltre, sono ancora oggi eccessivamente collegate ai combustibili fossili. Già da un po’ di tempo avremmo potuto convertire i nostri consumi, iniziando la transizione energetica verso l’elettrico, anziché il gas”(3).

“Infine – dice Lanzetta –  avremmo dovuto approvvigionare il gas tramite rigassificatori, e non attraverso i tubi. Questo ci avrebbe consentito di scegliere più liberamente il nostro fornitore di gas”. Una cosa che oggi, purtroppo, non è possibile e che stiamo pagando caro.

Ma quali sono gli elementi che ci hanno impedito di andare dritti verso una transizione energetica più veloce?

Per Lanzetta nel tempo “ci siamo eccessivamente burocratizzati. Attività complesse e frastagliate, necessità di permessi nazionali, regionali, addirittura degli enti locali, hanno reso complicatissimo ottenere i relativi permessi. Mediamente solo per le autorizzazioni degli impianti eolici servono quattro anni e mezzo. Tempi inaccettabili! Il secondo aspetto, poi, è culturale: si è diffuso in maniera sbagliata il fenomeno NIMBY (not in my backyard, non nel mio gradino, ndr), non sapendo che in Italia esiste una quantità enorme di terre che, in ogni caso, non sarebbe impattata da queste installazioni”(4).

TRA LE RIGHE

(1) Attualmente produciamo il 40% dell’energia elettrica da fonti rinnovabili. Se arrivassimo al 70%, i costi dell’energia elettrica si ridurrebbero del 35/40%


(2) In Italia il 50% dell’energia elettrica è prodotta bruciando gas naturale, che importiamo per più del 90% dall’estero


(3) Con 60 GW di nuovi impianti rinnovabili potremmo risparmiare fino a 2/3 del gas che importiamo ad oggi dalla Russia. Se sostituissimo, inoltre, le caldaie a metano con pompe di calore elettriche risparmieremmo fino a 10 miliardi di metri di cubi di gas all’anno


(4) 60 GW di nuove rinnovabili potrebbero essere: 12 di eolico e 48 di fotovoltaico. Anche se il fotovoltaico fosse tutto su superficie agricola si utilizzerebbe solo una percentuale minima (<0,5%) della superficie agricola totale

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