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Grandi dimissioni, il 30% dei candidati vuole essere freelance

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Rinunciare al posto fisso e a uno stipendio sicuro a fine mese per diventare liberi professionisti. Fino a qualche anno fa sarebbe stata giudicata come una scelta assurda, oggi è realtà. Spinti dalla necessità di una maggiore stabilità economica, serenità e benessere, oggi, nel pieno delle Grandi dimissioni, le persone desiderano sempre di più un futuro da lavoratore autonomo.

Addirittura, secondo i danti forniti da Oliver James, società internazionale di recruiting, il 30% dei candidati ai colloqui con i recruiter in ambito tecnologico e digitale si mostrano scettici di fronte al posto fisso, chiedendo invece informazioni rispetto all’eventuale possibilità di avere un’offerta di lavoro a contratto. Inoltre, sempre in sede di colloquio con gli head-hunter, il 75% dei candidati si informa su come diventare lavoratore autonomo.

“Sempre più professionisti rifiutano l’assunzione per fare i contractor. Su tutti developers, architetti del software, esperti di cybersecurity, data scientist, data engineers e professionisti It in generale”, così Pietro Novelli, Country manager Italia di Oliver James.

I motivi? Migliore gestione del proprio tempo, più autonomia, anche operativa, la ricerca del work life balance e la possibilità di poter lavorare anche da remoto. Ma anche la volontà di trovare un lavoro più soddisfacente dal punto di vista economico e personale. Sono queste le motivazioni che – alla base del boom di dimissioni, la cosiddetta ‘Great resignationsi riflettono anche sulla volontà da parte di sempre più professionisti di trasformarsi in consulenti a contratto.

Cinquecentomila le lettere di dimissioni, il 60% delle aziende del Paese coinvolte. Soprattutto nelle regioni del nord Italia. Questi i dati forniti dal Ministero del Lavoro, aggiornati al secondo trimestre del 2021.

La maggior parte dei dimissionari negli Usa ha un’età compresa tra i 26 e i 35 anni (il 70% nella seconda metà del 2021), seguiti dalla fascia 36-45. In Italia, invece, a licenziarsi sono sopratutto gli over 50. Le categorie maggiormente interessate sono quelle dei lavoratori del secondo e terzo settore: impiegati, commessioperai specializzati e generici.

L’aumento di dimissioni registrato nel nostro Paese tra aprile e giugno dello scorso anno è stato del 37% rispetto al primo trimestre e addirittura dell’85% rispetto allo stesso periodo del 2020. In soli tre mesi 290mila uomini e 190mila donne hanno lasciato il proprio lavoro per motivi diversi.

“È uno scenario che non potevamo neanche immaginare fino a qualche anno fa e che oggi ci fa immaginare che siamo di fronte non solo ad un fenomeno di grandi dimissioni, ma un modo totalmente diverso di intendere il lavoro” spiegano i recruiter di Oliver James.

“Secondo le nostre stime, oggi 3 candidati su 10 che contattiamo per posizioni di lavoro aperte, approcciano il colloquio dichiarando di essere disposti di accettare il posto solo da freelance. E il dato diventa ancora più rilevante, toccando il 75%, se andiamo ad analizzare gli ‘indecisi’, ovvero coloro che in sede di colloquio o di screening si informano rispetto alle possibilità di un impiego a contratto” commenta Pietro Novelli.

Conosciamo i problemi di retention e attraction che la Great resignation sta sollevando in tutto il mondo, ma quello relativo al boom dei rapporti di lavoro a contratto è un fenomeno derivato e ulteriore, che assume ancora più rilevanza se lo osserviamo dal punto di vista delle organizzazioni, oltre che da quello dei professionisti: per accogliere dei consulenti a contratto nei propri team, infatti, le aziende devono cambiare le strutture gerarchiche, lo stile di management, la comunicazione interna e i piani di incentivazione – osserva Novelli, che conclude – Sono dei cambiamenti che si riflettono anche sulla figura di noi recruiter: se un tempo il nostro lavoro ‘si limitava’ al reclutamento di personale, adesso agiamo da consulenti a 360° per l’organizzazione, estendendo, ad esempio, i nostri programmi di recruiting con piani di formazione specializzata. E anche gli stessi processi di selezione, dalla prima intervista in poi, si stanno innovando in ottica di employee experience.”

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