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Savio (Leonardo): Innovazione militare e civile, 2 metà della stessa mela

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Qual è il ruolo dell’innovazione nella difesa? E qual è il rapporto tra mondo civile e militare quando si parla di innovazione e di nuove tecnologie? “Sono due metà di una stessa mela”, secondo Enrico Savio, Chief strategy & market intelligence OFC di Leonardo Spa.

“Storicamente la difesa ha sempre agito con una proiezione verso l’innovazione finalizzata alle capacità e alle strategie militari”, ha spiegato il manager di Leonardo a margine di un evento del Centro Studi Americani dedicato al rapporto tra tecnologia, diplomazia e guerra.

L’industria della difesa è sempre stata un driver per lo sviluppo di nuove tecnologie, quindi “ma dobbiamo distinguere l’elemento dell’innovazione”, intesa come processo integrato e di lungo respiro, che ha bisogno di logiche diverse da quelle esclusivamente militari per essere alimentato.

Un po’ come è successo con la space economy: l’ingresso di attori privati nel mercato dei lanci spaziali (l’esempio principale è la SpaceX di Elon Musk) ha dato vita a una nuova era dell’esplorazione spaziale.

Quando si applica a tecnologie “disruptive”, dice Savio, l’innovazione “porta verso dei balzi tecnologici in una proiezione di sviluppo delle applicazioni, che in questo periodo sono soprattutto digitali”. Questo “legherà indissolubilmente le applicazioni tecnologiche civili a quelle militari, perché i dati sono i dati di tutti. Ci saranno delle applicazioni di questi dati che avranno delle necessità di resilienza che non sono quelle del mercato civile, naturalmente, ma le sedi di sviluppo andranno sempre di più a interagire. Quando avremo un cloud ampio che gestirà volumi di dati significativi dovremo avere dei cloud dedicati sulle specifiche esigenze verticali delle forze armate, ma le architetture e le capacità di ricerca e sviluppo di base saranno le stesse. Ecco dove Leonardo sta puntando il proprio indirizzo strategico per i prossimi decenni”.

Se l’obiettivo è innovare i sistemi di difesa e gli armamenti (con l’obiettivo della deterrenza, ha spiegato Savio durante l’evento) allora viene da chiedersi se l’invasione russa dell’Ucraina, che ha riportato la guerra in primo piano anche in Occidente, stia cambiando il modo di concepire quell’innovazione. Cambia, ad esempio, l’equilibrio dei finanziamenti dedicati alla ‘guerra del futuro’, rispetto alla modernizzazione del warfare del presente? “Tutte le domande sul futuro sono sfidanti per chi ha il compito di fare strategia. Non sarei così tassativo”, dice Savio, spiegando come le due cose convivano.

“Come Leonardo nel suo piano strategico ha ritenuto di fare, le cosiddette capacità legacy, ovvero tradizionali, richiedono un processo di modernizzazione. Avremo una lunga fase di convivenza con sistemi tradizionali non analogici e fattori tecnologici completamente innovativi”. La convivenza dei programmi di lungo periodo, come le piattaforme aeree di quarta (i caccia Eurofighter) di quinta (gli F35) e di sesta generazione (il programma Tempest), è inevitabile per la creazione di continuità tra un sistema e l’altro, dice Savio. “L’importante è comprendere a tutti i livelli decisionali che non investire sul futuro significa negarsi il futuro. Consolidarsi a livello industriale, europeo e globale, è fondamentale per avere la linfa vitale necessaria. Leonardo attualmente investe circa un miliardo e 200 milioni in ricerca e sviluppo. Non potrebbe farlo senza una produzione legacy”.

Leonardo ha presentato il suo piano strategico decennale, Be Tomorrow, nel 2020. Era stato proprio Savio a seguirlo e a presentarlo. Le ultimi vicende geopolitiche stanno cambiando qualcosa nei piani decennali del gigante italiano della difesa? “Assolutamente no. Con una piccola punta di orgoglio dico che quel piano nato nel 2019 è stato approvato da ben due consigli di amministrazione. È un piano con un’estensione di dieci anni perché la visione non può essere limitata solo alla dimensione industriale ma anche alle matrici di sviluppo. Il nostro piano paradossalmente ha subito un cambiamento principale dalla pandemia e dagli eventi recenti, ed è l’accelerazione. Stiamo andando molto più velocemente di quanto previsto”.

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