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Nft, la bolla è scoppiata o no?

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La bolla Nft è scoppiata. Anzi no, il mercato cambia, si evolve, ma è più vivo che mai. Investitori, esperti, appassionati dei Non-fungible token sono stati messi in allarme dalle cifre rilasciate pochi giorni fa dal Wall Street Journal. Praticamente un de profundis sul settore: secondo il Wsj il ritmo vendita degli Nft è arrivato a -92% rispetto a settembre 2021 (le cifre sono fornite dal sito NonFungible.com), momento di picco del mercato.

I numeri sono impressionanti, da 225 mila vendite settimanali a una media di circa 19 mila. Anche i wallet attivi nei mercati Nft su Ethereum sono notevolmente diminuiti, dell’88%, dal punto più alto di novembre 2021.

Una delle ipotesi che emergono dall’approfondimento del quotidiano americano è che le vendite si siano concentrate su token di minor valore, che finirebbero per essere liquidati a prezzi bassi per investire su pezzi pregiati come la collezione Bored Ape Yacht Club, le ormai celebri scimmie annoiate. Insomma, gli Nft starebbero attraversando una fase difficile sul mercato, oscillando tra lo scoppio di una bolla e un percorso di consolidamento.

Secondo la piattaforma di analisi Nansen questa crisi non ci sarebbe: piuttosto è in corso la differenziazione tra gli Nft ‘Blue Chip’, ovvero i brand ormai consolidati come Bored Ape o Azuki Token, che stanno sopravanzando i token provenienti dall’arte e dal gaming.

L’indice Nansen Blue Chip-10, che traccia i primi 10 progetti Nft, è cresciuto dell’81% dall’inizio del 2022. Nello stesso arco temporale gli indici che tracciano le migliori collezioni Nft di arte e giochi sono in calo rispettivamente del 39% e del 49%.

L’Nft di Jack Dorsey

Una fotografia del WSJ sulla crisi degli Nft riguarda uno dei non-fungible-token più famosi e mediatici, quello relativo al primo tweet lanciato dall’ex Ceo e fondatore di Twitter, Jack Dorsey, venduto a Sina Estavi, chief executive della compagnia malesiana di blockchain Bridge Oracle.

A sua volta Estavi ha poi messo all’asta l’Nft, ricevendo offerte, secondo il WSJ, intorno ai 14 mila dollari, ovviamente respinte al mittente.

Eppure, anche nomi famosi ma diversi tra loro come Starbucks e il Vaticano hanno annunciato quasi in sincro, in questi giorni, la produzione di una galleria di Nft.

In particolare, il Vaticano emette degli Nft per rendere fruibili i tesori conservati nella sua collezione, composta da manoscritti, oggetti preziosi, reperti e circa 800 opere d’arte, da Michelangelo e Raffaello a Wassily Kandinsky e Vincent van Gogh, Marc Chagall, Salvador Dalí, Paul Gauguin e Pablo Picasso.

Molte opere sono esposte nei Musei Vaticani, e il progetto sarà sviluppato da Sensorium, una società impegnata nella tecnologia del metaverso, che ha già realizzato esperienze immersive e spettacoli virtuali per musicisti e dj come David Guetta e Steve Aoki.

Esiste una bolla Nft?

Dunque, qual è la situazione attuale? Si tratta di una bolla che era destinata a scoppiare, come hanno scritto testate come il New York Times rilevando la perdita di valore anche delle famose scimmie annoiate?

“L’articolo del Wsj ha presentato una serie di dati parziali. Un altro portale di riferimento come Dune Analytics mostra l’esatto opposto di questa teoria, il volume giornaliero in dollari americani per gli Nft di Ethereum ha di recente raggiunto il livello più alto da febbraio. Inoltre, solo il primo maggio il popolare marketplace OpenSea ha fatto registrare un volume di transato di circa 500 milioni di dollari. Non mi pare certo una crisi”, spiega Valeria Portale, direttrice dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano.

“I dati totali ci dicono invece che aprile è stato un ottimo mese per gli Nft, maggio ancora di più, trainato anche da alcune collezioni come quelle di Yuga Labs”. Secondo la direttrice dell’Osservatorio “ci sarà una fase di razionalizzazione del sistema, non siamo ancora nella fase in cui vanno avanti solo i progetti più forti legati agli Nft. L’hype Nft è partito dal 2021, c’è un continuo saliscendi nel volume delle vendite, presto ci sarà una specie di selezione naturale in cui prevarranno solo i progetti solidi”.

Sulle caratteristiche del mercato, secondo Valeria Portale “vanno distinte le varie tipologie di Nft, ora per il mercato confuso sono valorizzati un po’ tutti gli Nft, anche per l’interesse di tanti investitori che non sono esperti di monete digitali, criptovalute e metaverso. In futuro lo saranno solo quelli che portano valore”.

La direttrice dell’Osservatorio dell’ateneo milanese ammonisce anche sulla confusione che spesso viene fatta su Nft, criptovalute e metaverso, ”tre ingredienti diversi ma della stessa torta, in particolare Nft e criptovalute che si basano sulla tecnologia blockchain”.

Un taglio dei rami secchi

Mik Cosentino, founder di Birdez Gang, collezione PFP Nft che raffigura uccelli fantastici e unici sulla blockchain di Ethereum, è un imprenditore assai attivo nel microcosmo degli Nft. Ha venduto recentemente cinquemila terreni virtuali in appena dieci ore sul suo metaverso, Birdez Kingdom, una versione italiana in scala di progetti giganteschi come Decentraland, SandBox o Yuga Labs.

“È in corso un’operazione di pulizia, di taglio dei rami secchi”, dice dell’articolo del WSJ. “Sicuramente tra ottobre e dicembre c’è stata maturazione del mercato che ora è diverso. Fino a dicembre chiunque lanciasse una collezione otteneva il sold out, quella era sì una bolla, incentivata anche dal lavoro di promozione degli influencer che ha coinvolto tutti gli attori, investitori, addetti ai lavori. Ora non tutte le collezioni hanno successo, non tutto è compro-rivendo-incasso e in due settimane le collezioni lanciate con la grancassa vanno a morire. Sta andando forte chi ha costruito un progetto di unicità intorno agli Nft”.

Secondo Cosentino gli acquirenti sono divenuti assai più selettivi prima dell’acquisto di un pezzo di una collezione: “Ora nessuno acquista senza mai aver visto o avuto notizie accertate sul founder di una collection. Gli investitori chiedono garanzie su fondatori e soprattutto spendono solo se quell’Nft porta a un qualcosa di unico, tipo l’ingresso in un ristretto club per accedere a un ristorante, un locale, alla visione di una determinata collezione. E si sta verificando un altro fenomeno, ovvero lo spostamento degli investimenti della community digitale, che puntano sulle cripto quando scendono i volumi degli Nft e viceversa”.

 

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