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Grandinetti (The Space Cinema): La sala paga le restrizioni, ma sono ottimista

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Francesco Grandinetti è il general manager di The Space, circuito cinematografico tra i più grandi in Italia che comprende 36 cinema per un totale di 362 schermi. Acquisito da Vue International nel novembre 2014, il circuito è composto da multiplex moderni all’avanguardia distribuiti su tutto il territorio nazionale, con i fiori all’occhiello rappresentati dall’Odeon a Milano e il Moderno a Roma. La casa madre Vue International è uno dei principali operatori cinematografici del mondo, gestisce i brand più prestigiosi nei mercati europei e Taiwan ed è presente in 9 paesi, con 226 siti e 1.977 schermi.

Il gruppo è tra i maggiori operatori nel Regno Unito, Irlanda, Germania, Danimarca, Paesi Bassi, Italia, Polonia, Lituania e Taiwan. Vue International è nota nell’offrire un’esperienza di intrattenimento “out of home” di livello superiore, combinando al meglio contenuti, location e tecnologia. I numeri però, dall’inizio della pandemia a oggi sono impietosi, con picchi del -70% di affluenza rispetto al 2019 e con l’Italia unico Paese in Europa ad aver fatto peggio nel 2021 rispetto al 2020.

Come state vivendo questo momento di crisi senza precedenti?

Osservando la ripresa dei mercati in cui le restrizioni sono state già rimosse da qualche mese, e che sono decisamente più avanti sulla strada della normalità, non possiamo che constatare che in Italia ci sia ancora un po’ di strada da fare. Tuttavia, proprio guardando a quanto avviene all’estero, siamo più che mai ottimisti rispetto al futuro che riguarda anche il nostro contesto, specialmente con la lista di grandi titoli in arrivo tra il 2022 e il 2023. Già i numeri della prima settimana di maggio lo dimostrano: sono i più alti registrati in tutto il Gruppo da Natale, quando sui nostri schermi era arrivato Spiderman: Far from Home. Questa volta l’exploit è dovuto all’uscita di Dr. Strange nel Multiverso della Follia. Un film che è riuscito ad attrarre non solo il pubblico abituale, ma anche coloro che avevano deciso di prendersi più tempo prima di tornare alle vecchie abitudini da pre-pandemia, tra cui anche frequentare il cinema.

Un mercato theatrical che non riparte cosa significa per tutto il settore, di quali perdite parliamo, indotto compreso?

Senza entrare nel dettaglio dei numeri, possiamo dire che nel caso The Space Cinema, molti dei multisala si trovano – e ne fanno parte integrante – all’interno di importanti aree commerciali dei centri cittadini e non solo. Il cinema inteso come struttura è anche un crocevia di persone che si ritrovano in quelle aree per cui una minore partecipazione, una minore presenza nei cinema, si traduce irrimediabilmente in un minor flusso per tutte le altre realtà del tessuto commerciale limitrofo, per tutti i negozi confinanti e conviventi nell’area.

C’è qualcosa che rimprovera ad Anec e MIC o invece si congratula con loro: cosa si poteva fare e non si é fatto?

Lavoriamo a stretto contatto con entrambe le parti, che sono state di supporto durante la pandemia. Mi viene da dire che è facile, con il senno di poi, suggerire modi in cui le cose avrebbero potuto essere fatte diversamente, ma questi erano tempi senza precedenti. Ora è il momento di guardare avanti e immaginare insieme un percorso di rilancio del settore.

Il vostro Gruppo è tra i più importanti non solo in Italia. Quali contromisure state prendendo per fidelizzare il pubblico?

Più che contromisure, si tratta di progetti e iniziative strutturate nel tempo e da tempo, anche da prima della pandemia, alcune di queste sono diventate attività provvidenziali durante le chiusure per mantenere vivo il rapporto e il dialogo con tutta la community di The Space Cinema. Le attività che riguardano la programmazione e i contenuti sono varie, dall’offerta Extra (documentari, danza, arte, sport, concerti, ecc) alla rassegna Hear My Voice (proiezioni in lingua originale); dal Cinema Park per le famiglie la domenica mattina ai matinée formativi per le scuole. A questi si aggiunge la collezione Da Non Perdere: un ciclo di film di qualità consigliati da The Space che sta avendo un grande successo. Ci sono poi programmazioni speciali che hanno riscontrato risultati clamorosi in termini di affluenza e entusiasmo del pubblico, dal live dei BTS in diretta da Seul in esclusiva in tutto il circuito lo scorso marzo, andato sold out in poche ore dall’apertura delle prevendite, a VERSUS – Comedy Challenge live, dove comici professionisti si ritrovano di fronte al pubblico in una sfida di stand up comedy. E molto altro.

Quali previsioni si possono fare a medio lungo termine?

È difficile da dire, anche se osserviamo una netta ripresa in molti ambiti dello spettacolo e della cultura, oltre che una generale voglia di tornare tutti a vivere una vita normale in cui anche andare al cinema rappresenti un momento di condivisione collettiva e di scambio, oltre che di puro intrattenimento. Potremmo dire che ci aspettiamo che sia l’anno della rinascita generale, e uniamo questa considerazione a un concreto ottimismo e alla fiducia dettata da una programmazione più che allettante in arrivo nelle sale.

Che estate sarà per la sala?

Sappiamo bene che l’estate non è il periodo più facile, ma ci aspettiamo molto da titoli come Top Gun – Maverick, Jurassic World – Il Dominio, Lightyear – La Vera Storia di Buzz e Thor: Love and Thunder. Poi purtroppo ci sarà un gap fino a Minions 2, in arrivo il 18 agosto. C’è da dire, infatti, che nonostante il forte attivismo della filiera e i grandiosi risultati raggiunti durante l’estate del 2019, quest’anno assistiamo invece ad una carenza di titoli nel periodo centrale dell’anno, in particolare di titoli italiani, segno di un procrastinarsi di vecchie abitudini che mal si conciliano con la necessità di cambiamento ed innovazione che in molti proclamano, un problema che il settore non può più trascurare.

Il cinema dovrebbe durare tutto l’anno.

Un adeguato numero di titoli distribuiti nei dodici mesi è un obiettivo imprescindibile per un settore che vuole crescere, e gli interventi pubblici di sostegno dovrebbero premiare chi persegue insieme a noi questo obiettivo. Da parte nostra cercheremo di fare tutto per agevolare questo cambiamento. Avere in anticipo un calendario condiviso consentirebbe a tutti di programmare e lanciare le uscite in modo organizzato e con una comunicazione efficace. In ogni caso, proprio alla fine dell’estate, The Space riaprirà due cinema attualmente in corso di completa ristrutturazione.

Da ottobre a Natale l’Italia non sarà ai Mondiali, sfrutterete questa occasione?

Parliamo del periodo più vivo e ricco per la sala, a prescindere dagli eventi concomitanti. Per noi avrà un significato ancora più importante perché è il periodo in cui ci appresteremo a rivoluzionare alcuni dei nostri multisala, le cui riaperture – proprio a ridosso tra l’autunno e il Natale – si aggiungono a quelle già avvenute nel 2021 e a quello in programma ad agosto in città come Vicenza, Cagliari e Bologna. In un momento in cui si parla di incertezze per il settore, destini da rivedere e ambizioni di normalità, abbiamo investito tempo, soldi ed energie, fin da prima dell’emergenza sanitaria, nel valorizzare quello che ci contraddistingue: la Big Screen Experience, facendo dei nuovi multisala recliner il simbolo concreto e tangibile della nostra convinzione che la sala rimarrà sempre il luogo dove vivere, senza distrazioni, due ore di pura magia

Perché pochi blockbuster americani incassano e per tutti gli altri film si fatica moltissimo?

I grandi film che stanno arrivando funzionano molto bene e quindi svolgono un ruolo importante nel riportare il pubblico in sala. I film più piccoli fanno più fatica un po’ per un tema di minore comunicazione ma anche perché al momento manca ancora il pubblico più generalista, fermato dalle restrizioni.

Pensa che le piattaforme abbiano cambiato le abitudini del pubblico o, a pandemia finita, tutto tornerà come prima?

Le persone hanno voglia di cinema in sala, di un’esperienza fuori casa, sicura e piacevole. Ma sono anche le produzioni e gli attori stessi a volere tornare sul grande schermo, per l’inestimabile valore emotivo, culturale e sociale (oltre che economico) dell’essere lì. Per oltre 100 anni gli esercenti hanno collaborato con i distributori per valorizzare i contenuti, per aiutare a costruire una base di fan fedeli, per avviare franchise e per garantire ai filmmakers la possibilità di mostrare al mondo il loro lavoro, nel luogo per il quale i loro film sono stati concepiti. Durante la pandemia, gli Studios hanno anche tentato l’uscita in contemporanea in sala e su piattaforma ma, nel 2022, nessuno ha più ripetuto l’esperimento. Sembra quindi che la strada di una finestra esclusiva, con la sala al centro, sia di nuovo tracciata. Dire che un film massimizza i suoi ricavi in sala in meno di 30 giorni vuol dire trascurare l’impatto sulle presenze generato dal fattore abitudine dei consumatori, ossia dal pensiero che da lì a breve il film sarà disponibile altrove: nel dubbio, si aspetta. Un atteggiamento da considerare soprattutto per i prodotti medi, che da sempre hanno contributo in maniera importante al raggiungimento di un box office annuo importante. Una finestra di esclusiva per tutto il prodotto distribuito è quanto mai necessaria, si tratta ora di determinarne la durata trovando il giusto equilibrio.

Piattaforme e sale quindi alleate?

Streaming e cinema fanno parte dello stesso ecosistema, soprattutto perché, paradossalmente, più servizi di streaming aumentano le probabilità che i consumatori vadano al cinema, perché si tratta di più persone che amano i film e i contenuti. Le ricerche ci confermano infatti che i fruitori di più piattaforme sono anche ottimi frequentatori di cinema.

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