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Innovazione, NTT Data e la scommessa su Cosenza

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È dal 2011 che l’innovazione a Cosenza parla giapponese. Da quando la multinazionale NTT Data ha acquisito Value team, di cui faceva parte VpTech, startup calabrese nata nel 2001 e specializzata in sicurezza informatica. “Cosenza ha sempre rappresentato l’innovazione nel gruppo NTT. Già nel 2019 i giapponesi hanno visitato la sede, interessati anche dalla qualità dello scambio che la nostra azienda aveva con il territorio”. Lo racconta Pietro Scarpino, cosentino e oggi vice president (e Head of innovation & advanced tech) di NTT Data Italia, struttura che impiega 5.200 persone, distribuite tra i centri di Cosenza, Napoli, Roma, Milano, Genova, Torino, Pisa, Treviso e Bari.

NTT Data conta oltre 140.000 dipendenti nel mondo, e punta sulla Calabria a ragion veduta: “L’azienda ha bandito per diversi anni dei contest mondiali per progetti innovativi, rivolti a tutte le nazioni in cui il Gruppo è presente, e Cosenza si è posizionata sempre sia al primo che al secondo posto. Da qui sono poi nati dei progetti strutturati congiunti, Cosenza è diventata uno dei tre primi poli di ricerca, oltre a Tokyo e Palo Alto”.

Digital Twin computing

Di recente NTT Research ha annunciato il lancio di un progetto di ricerca sui “Digital Twin”, con una copia digitale perfetta del sistema cardiocircolatorio. Si prevede un investimento di 150mln di euro con l’obiettivo di migliorare le prestazioni e la salute dei pazienti nel corso della loro vita, puntando a realizzare interventi medicali mirati ed una cardiologia di precisione.

In Italia saranno poi applicati i risultati della ricerca, visto che l’innovation center di NTT Data, che nascerà a Cosenza, sarà punto di riferimento su questa tematica per tutto il gruppo. “Con il Digital Twin computing abbiamo la possibilità di raccogliere dati e informazioni utili a fare delle stime di previsione sempre più precise, simulazioni che siano fruibili attraverso dei layer di visualizzazione” che consentano di avere un monitoraggio costante, non invasivo e con la possibilità di fare dei forecast attendibili sul medio/lungo periodo.

Tutto questo è fondamentale per poter cominciare a programmare, in maniera più strutturata, una prevenzione che lavori su un’importante mole di informazioni raccolte in forma anonima ed estesa. “L’attenzione alla privacy ed al diritto all’anonimato da parte dei singoli soggetti è alla base del nostro studio. Immaginiamo che grande risultato sarebbe poter consentire agli ospedali di tutto il mondo di mettere in rete i dati raccolti sul campo, in forma anonima, ovviamente. Con il ‘gemello digitale’ si crea un sistema simulato che presenta gli stessi parametri del corpo umano, con informazioni precise su pressione sanguigna, dimensioni delle vene, circolazione del sangue, cambiamenti dovuti ad una eventuale alimentazione scorretta. Questo lavoro è progettato in funzione di una medicina di prevenzione degli infarti, che sia davvero efficace”.

Telemetria biologica

Uno scenario apparentemente futuristico, che è invece supportato da grandi innovazioni che lo stesso hub di Cosenza ha già realizzato, come ad esempio Hitoe, la smart t-shirt che nel 2017 è stata indossata dai piloti McLaren in pista. Un progetto di telemetria biologica che, grazie ad un polimero semiconduttore, contenuto nel tessuto, permette di rilevare i parametri vitali ed inviarli al device di riferimento.

“L’obiettivo futuro del gruppo è quello di lavorare anche sulle emerging technologies, saremo l’unico centro in EMEAL, con 25 nazioni rappresentate, che servirà tutto il mondo. Fare scouting delle tecnologie emergenti, quelle che ancora di fatto non esistono, rappresenta una sfida molto complessa e si occupa di visione degli ambiti tech su cui investire in futuro e Cosenza sarà uno dei poli di partecipazione a questo progetto. Si tratta di intercettare le soluzioni interessanti presenti sulla rete, monitorare i blog dove i ragazzi si scambiano informazioni, analizzare i database universitari dove vengono caricati gli articoli nelle fasi che precedono la pubblicazione scientifica. L’intelligenza artificiale in questo ci aiuta, selezionando i dati di interesse presenti nell’enorme mole di informazioni a cui si ha accesso”.

Intelligenza artificiale e moral machine

NTT Data è stata forse fra le prime a dotarsi di un codice etico relativo all’utilizzo dell’AI, che insiste sull’approccio etico alla progettazione dei servizi di intelligenza artificiale. “Lavoriamo sull’ esternalità dell’AI e le soluzioni che sviluppiamo devono essere progettate secondo il principio della moral machine. Eliminare i bias è fondamentale, quando si lavora su AI, per evitare errori di qualunque tipo, gli aspetti etici e le ricadute possibili vengono valutate prima che la soluzione tecnologica individuata vada in esercizio”.

Questo è un obiettivo comune a tutto il gruppo, in tutto il mondo. La tecnologia in questo momento è molto più fluida e meno facilmente identificabile, l’obiettivo è di fare in modo che fra i centri di innovazione ci sia collaborazione, forte e strutturata, per sviluppare competenze tecniche congiunte.

Il digital twin, ad esempio, richiede 60 competenze diverse. “Il concetto di base deve essere quello dell’antidisciplinarietà, cioè non solo o background informatico, servono umanisti così come fisici nucleari. Le persone viaggeranno fra i centri di tutto il mondo, tutto diventerà più fluido, ed i centri vedranno la partecipazione dei clienti, che diventano i veri protagonisti degli innovation center. Lavoriamo con tutti i settori, poi ci sono ovviamente clienti più vicini a queste tecnologie, ad esempio i comparti di manifattura, energy utility, ma ora anche le banche e le assicurazioni si avvicinano a queste tematiche”.

Migrazione al contrario

La Calabria diventa quindi il fulcro nevralgico da cui riparte la super smart society, sul modello della casa madre giapponese. Con importanti ricadute sul territorio, visto che già in dieci anni di attività, la sede di Cosenza ha registrato un cambiamento notevole. “Per anni terra di migranti, ora la Calabria consente a molti dei suoi ragazzi di restare in loco, ed anzi diventa attrattiva anche per professionalità che vengono da altre parti d’Italia e del mondo. Ho ricevuto CV dall’Argentina, da Cuba. Io mi sento molto orgoglioso di tutto questo”.

Nell’Italia dei distretti, la Calabria potrebbe rappresentare un importante acceleratore di trasformazione tecnologica, ed in questo il ruolo delle università è assolutamente strategico. “Ora il Pnrr potrà consentire di mettere vari attori intorno al tavolo per lavorare alla trasformazione del territorio, creando competenze e valorizzando lo sviluppo di un centro di eccellenza per le tecnologie innovative. Puntiamo sulla nostra ‘excellence school’, una scuola per formare giovani laureati in materie Stem, con lo scopo di assumerli in azienda. Sono tre i driver portanti per il nostro sviluppo: Sud, Donne, Giovani. Un obiettivo strategico è quello di coinvolgere le donne, consentire loro di entrare in modo attivo nel mondo tecnologico. È un processo lungo, non semplice, ma io ci vedo un futuro in cui si possa migliorare”.

Kaizen e Ikigai

Nel salutarci, abbiamo chiesto a Pietro Scarpino se la filosofia giapponese del Kaizen, che punta al miglioramento continuo, abbia in qualche modo influenzato il contesto locale calabrese. “Questo concetto ci ha molto affascinati all’inizio, abbiamo cominciato a studiare la ricerca della perfezione e della qualità continua, facendo spasmodici testing delle soluzioni prima della fase di mercato. In Europa abbiamo comunque avuto questa propensione spontanea alla ricerca del miglioramento continuo, soprattutto nel manifatturiero, negli ultimi 50 anni. Solo che in Giappone questo modello viene applicato anche alla vita di tutti i giorni, ma non può attecchire in una cultura come la nostra. C’è poi stata una fusione fra le due culture, che ha influenzato quella giapponese, rendendola più vicina e sensibile all’approccio italiano. Io però amo il concetto di Ikigai, non credo esista una traduzione precisa, ma indica la ragion d’essere, la chiave è equilibrio fra ciò che ami, ciò che sai fare, ciò per cui qualcuno è disposto a pagarti e quello che contribuisce a migliorare il mondo. Quindi un equilibrio fra passione, missione, vocazione, professione, vivere la propria vita e approcciare il mondo del lavoro ispirati dalla propria ragione d’essere”.

 

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