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Truocchio (Ciné): ‘Il cinema ha in mano la propria sorte, e non la sprecherà’

Cinè
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C’è grande attesa per la nuova edizione di Ciné, le giornate professionali del cinema in programma a Riccione dal 5 all’8 luglio. Si tratta di uno dei due appuntamenti (l’altro è Sorrento ai primi di dicembre) in cui le distribuzioni e le produzioni cinematografiche incontrano gli esercenti delle sale cinematografiche per far conoscere loro i nuovi titoli del semestre a venire, cercando di persuaderli nello scegliere i propri film.

Quattro giorni di convention e di dibattiti in cui le società che operano nel mercato theatrical, rivelano all’industria le proprie mosse, annunciando i film in arrivo. Un’edizione che cade nel peggior momento del mercato, afflitto da una crisi che non conosce sosta da marzo 2020 e che ha determinato – eccetto momenti puramente illusori con i vari Spiderman e Batman – un segno meno di circa il 70%. Parliamo di Ciné con il suo organizzatore, Remigio Truocchio.

Come procedono i preparativi?
È un’edizione complessa e difficile, che non si dorme la notte, c’è ansia perché è un’edizione molto attesa, come quella dell’anno scorso del resto, che si è tramutata poi in una falsa partenza con il ritorno della pandemia. Adesso invece c’è la consapevolezza di raccogliere i cocci e capire, realisticamente, al di là della pandemia, come poter ripartire. Soprattutto come poter far ripartire le sale, il cinema al cinema. Credo sia il leit motiv della manifestazione di quest’anno. Perché la situazione di crisi del cinema in sala è ben nota. Sarà un’edizione in cui si laveranno in casa definitivamente i panni sporchi per ridefinire strategie, promozione e titoli. Gli argomenti saranno tanti ed io come organizzatore mi sento investito di questa responsabilità sulla cura del programma e degli eventi che poi avrà inevitabilmente la sua eco non solo sui media ma nei mesi a venire nelle decisioni degli esercenti su quali film puntare affinché si possa parlare davvero di ripresa. Ci saranno numerosi panel e incontri tra l’industria per continui confronti tra tutti i protagonisti della filiera. A latere c’è anche un palinsesto dedicato alla città con ospiti e proiezioni che arricchiscono l’evento.

Questa edizione sarà importante visto che la sala è in grande flessione e l’attesa di una ripresa del mercato è sentita. Come state vivendo questo momento e cosa emergerà dai listini dei distributori?
La preoccupazione sulla ripresa è palpabile, inutile fare finta di niente. Il mercato stenta a riprendere. C’è un pubblico apatico nei confronti della sala rispetto ad altre forme di intrattenimento dal vivo come i concerti ed il teatro, lo dicono i numeri. La situazione è di emergenza: i titoli più importanti non verranno tutti posizionati nella seconda metà del 2022 perché non si conosce cosa avverrà da un punto di vista sanitario, quindi dei film forti slitteranno inevitabilmente al 2023. Poi bisognerà capire se la promozione e le nuove iniziative ideate per il rilancio del cinema in sala saranno efficaci, io me lo auguro, come ad esempio la Festa del Cinema che verrà annunciata proprio a Riccione in questi giorni, ideata sul modello francese della “festa” lunga e permanente in tutte le città, sarà una delle sorprese della nuova stagione. Il punto più delicato è capire tra distribuzione, esercizio e promozione come riportare gente al cinema anche al di là dei film stessi. Io mi auguro che non sia l’ultima spiaggia, la voglia è quella di recuperare sin da settembre per arrivare poi a Natale con un mercato in netta crescita e godere insieme del blockbuster più atteso, Avatar 2.

Si è fatto un’idea di questo prolungato momento di crisi del cinema in Italia, quali cause hanno contribuito, oltre alla pandemia, ad un lunghissimo buio che ormai dura da circa due anni e mezzo?
La pandemia è stato uno dei fattori. Dal 16 giugno, da quando le mascherine in sala sono state abolite, non c’è stato il tutto esaurito. Questo lunghissimo periodo pandemico ha fatto sì che la gente ha cominciato ad abituarsi a fruire del prodotto film in modo diverso. Un po’ come se per due anni chiudessero o aprissero a singhiozzo ristoranti e pizzerie, gli italiani comincerebbero a farsi una pizza a casa da soli, con un buon forno, buoni ingredienti, si sarebbero potuti scoprire appassionati e quella nuova tendenza avrebbe sicuramente inflitto un colpo al mercato. Ora bisogna far capire alla gente che un conto è mangiare la pizza fatta in casa, seppur con ingredienti di qualità e fatta con amore, un conto è mangiarla in pizzeria.

Ma non da Briatore però.
L’importante è mangiare la pizza, poi ognuno sceglie dove andare. Bisogna far lavorare un settore, con il suo indotto, messo davvero in ginocchio. Parliamo di un mercato che, rispetto al triennio 2017-2019, è sotto di circa il 70%.

I dati Fapav sulla pirateria sono un ulteriore tegola: 4 italiani su 10 nel 2021 hanno scaricato materiale video in modo illegale con una perdita diretta di 700 milioni di euro e di circa 2 miliardi di euro se pensiamo all’indotto.
Cifre impressionanti che parlano da sole, non saprei cosa altro aggiungere se non stendere un velo pietoso.

Al cinema manca una fascia di pubblico che ha trovato un’offerta soddisfacente, tra quantità e qualità, sulle piattaforme.
Ora tornare indietro è impossibile e sarebbe anche anacronistico. La sfida è aprire il mercato e non segmentarlo: bisogna immaginare una torta più grande, perché altrimenti come abbiamo visto è troppo piccola e finisce con il cannibalizzare spettatori a vicenda.

Truocchio, mi parla di pizza e di torte, la fermo nel caso tiri fuori esempi su panettoni o, meglio, cinepanettoni.
Tanto bistrattati ma che hanno fatto per decenni la fortuna delle sale e del cinema italiano. In fondo il blockbuster non è altro che un cinepanettone che ci crede di più. Ma torniamo a parlare di sale cinematografiche. Sa quale sarà, secondo me, la nostra salvezza?

Dica.
Quel “calvario” estenuante tra migliaia di titoli navigando tra una piattaforma e l’altra per scegliere cosa vedere e accorgersi, diciamocelo francamente, che beccare un film bello o una serie Tv appassionante non è così facile. Le piattaforme puntano sulla quantità, il cinema deve puntare forte sulla qualità. Se questa diventa la tendenza la partita si gioca. E questo lo sanno tutti, distributori e produttori in primis. Il cinema ha in mano la propria sorte. E non la sprecherà, ne sono certo. Anche perché c’è un fenomeno sociologico da ripristinare, quello di andare a vedere un film prima o dopo la pizza. La famosa pizza e cinema, me lo lasci dire…

Si è parlato molto di “filiera unita” in tutti questi anni. È davvero così o c’è chi porta acqua verso altri mulini?
La filiera è unita, confermo. Gialdini è un elemento di spicco, così come Lorini che ha una grande visione verso il nuovo mercato, e poi c’è il colloquio con Anica, con Luigi Lonigro garante, figura fondamentale nella diplomazia e nel dialogo tra tutte le parti, tra la sezione distributori che guarda alla sala e i produttori ammaliati dalle piattaforme. I successi portati a casa nel periodo pandemico e post pandemico con gli infiniti contributi che sono riusciti ad avere gli esercenti, il colloquio diretto con Franceschini, sono frutto di quella dirigenza e di una mediazione e lavoro costanti. Siamo dentro una crisi epocale e qualche incomprensione ci può essere e anche qualche solista, specie nel versante di chi fa produzione. Ma niente che abbia destabilizzato un settore che, insieme, viaggia unito verso obiettivi comuni.

Pensa che il theatrical possa recuperare una percentuale soddisfacente marciando verso i numeri pre Covid (100 milioni di biglietti venduti a fronte dei 30 del 2021) o qualcosa si è purtroppo definitivamente interrotto?

Ci vorrebbe un oracolo. Dopo tanti tentativi è difficile. Covid non è passato né sconfitto, questo lo sappiamo tutti. Ovvio che spero in un grande ritorno del pubblico in sala e di forte aiuto sarà un colosso come TikTok che agevolerà la promozione sul suo social e sarà un partner costante dell’industria. Ci sarà poi la coda dell’evento con altre giornate dedicate alle Sale della Comunità, le sale parrocchiali, che con il loro pubblico rappresentano una realtà che il cinema tiene in considerazione, intorno al 10% delle sale sul territorio (da non confondere con le sale d’essai, controllate dalla Fice, che rappresentano il 20% del mercato, ndr). Poi c’è il tema delle finestre di sfruttamento, che è al centro del dibattito, motivo di posizioni contrapposte che deve trovare per forza una soluzione.

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