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Governo, in Senato fiducia senza Lega, FI e M5s. Draghi non sale al Colle

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Fino a che non ci saranno le dimissioni formali del premier, il percorso della verifica di governo non cambia. Domani alle 9 inizierà alla Camera la discussione generale sulle comunicazioni del presidente del Consiglio, Mario Draghi. Non è previsto, però il suo intervento, e in ogni caso il preseguo della procedura formale non cambia lo stato dei fatti: Mario Draghi potrebbe dare domani le dimissioni e l’ipotesi ora è quella di elezioni anticipate, a fine settembre o inizio ottobre.

L’intervento della mattina di Draghi in Senato, perentorio, non ha scongiurato il giorno nero del Governo: la fiducia c’è stata, ma senza Lega e Forza Italia – il ‘centrodestra di Governo’ – e Movimento 5 stelle, che pur non lasciando l’aula si è dichiarato ‘presente non votante’.

Il presidente del Consiglio potrebbe salire domani al Quirinale, ma ancora al Colle non è stata fissata un’agenda. Infatti il premier ha intenzione di recarsi anche alla Camera per il dibattito sulle sue comunicazioni.

Solo al termine dei lavori dell’Assemblea di Montecitorio, deciderà di recarsi a riferire al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

A quel punto il Capo dello Stato avrà tutti gli elementi per decidere come procedere. Se aprire eventuali consultazioni oppure se e quando sentire i presidenti del Senato, Elisabetta Casellati, e della Camera, Roberto Fico, per procedere poi allo scioglimento delle Camere.

La discussione in Senato

“Serve un nuovo patto di fiducia, sincero e concreto, come quello che ci ha permesso finora di cambiare in meglio il Paese. I partiti e voi parlamentari – siete pronti a ricostruire questo patto? Siete pronti a confermare quello sforzo che avete compiuto nei primi mesi, e che poi si è affievolito?”. L’intervento di Mario Draghi al Senato aveva lasciato poco spazio alle vie di mezzo: nel governo o si è dentro o si è fuori, non c’è spazio per una fiducia “di facciata”.

Nel giorno in cui si è deciso il futuro prossimo della politica italiana, tra proseguimento del lavoro dell’esecutivo ed elezioni anticipate, e nel bel mezzo di una crisi energetica e una situazione geopolitica esplosiva, le aule romane sono state al centro delle preoccupazioni dei mercati finanziari, sui quali però pesa anche l’attesa per le mosse della Bce, che domani annuncerà quanto, di preciso, verranno alzati i tassi (un decennio dopo l’ultima volta) e fornirà dettagli sui meccanismi dello scudo anti spread.

Intanto, è proprio sullo spread che si intuisce l’effetto maggiore delle parole di Draghi: dopo il discorso del premier il differenziale è sceso sotto i 194 punti base, dai 205 registrati in apertura. La settimana scorsa, nei giorni delle dimissioni, poi respinte da Mattarella, di Draghi, lo spread aveva visto i 230 punti.

A dimostrazione di quanto il mercato sia sensibile ai colpi di scena parlamentari, il livello dello Spread è tornato sopra i 210 punti, dopo lo strappo di Lega e centrodestra per un “governo senza 5 stelle”. Alla fine il differenziale Btp-Bund si ferma a 212 punti, quasi 20 punti in più rispetto al post-discorso di Draghi in Senato.

Le Borse intanto soffrono. A pochi minuti dal termine del discorso del premier in Senato, Milano si attestava a quota +0,29% (dopo un’apertura a +0,39% ed aver toccato un +0,64, dopo il discorso di Draghi).

Ma il peso della politica ha riportato Piazza Affari in territorio negativo: nel pomeriggio l’indice Ftse Mib è sceso a 21.324 punti, arretrando dell’1,72%. Alla fine, Piazza Affari si è confermata maglia nera europea, chiudendo a -1,60%. Londra cede lo 0,41%, Francoforte lo 0,21% e Parigi lo 0,27%.

Le riforme

Nel suo intervento al Senato per la fiducia, Mario Draghi ha ricordato ai presenti riforme fatte e da fare, oltre alle scadenze da rispettare, legate al Pnrr. Proprio riguardo al Pnrr Draghi ricorda che “a oggi, tutti gli obbiettivi dei primi due semestri sono stati raggiunti. Abbiamo già ricevuto dalla Commissione Europea 45,9 miliardi di euro, a cui si aggiungeranno nelle prossime settimane ulteriori 21 miliardi – per un totale di quasi 67 miliardi”.

La riforma del codice degli appalti è stata approvata, ricorda Draghi, “ed è in corso il lavoro di predisposizione degli schemi di decreti delegati. Questi devono essere licenziati entro marzo del prossimo anno. La riforma della concorrenza serve a promuovere la crescita, ridurre le rendite, favorire investimenti e occupazione. Con questo spirito abbiamo approvato norme per rimuovere gli ostacoli all’apertura dei mercati, alla tutela dei consumatori. La riforma tocca i servizi pubblici locali, inclusi i taxi, e le concessioni di beni e servizi, comprese le concessioni balneari. Il disegno di legge deve essere approvato prima della pausa estiva, per consentire entro la fine dell’anno l’ulteriore approvazione dei decreti delegati, come previsto dal PNRR. Ora c’è bisogno di un sostegno convinto all’azione dell’esecutivo – non di un sostegno a proteste non autorizzate, e talvolta violente, contro la maggioranza di governo”, rivendica.

“Per quanto riguarda la giustizia, abbiamo approvato la riforma del processo penale, del processo civile e delle procedure fallimentari e portato in Parlamento la riforma della giustizia tributaria. Queste riforme sono essenziali per avere processi giusti e rapidi, come ci chiedono gli italiani. È una questione di libertà, democrazia, prosperità. Le scadenze segnate dal PNRR sono molto precise. Dobbiamo ultimare entro fine anno la procedura prevista per i decreti di attuazione della legge delega civile e penale. La legge di riforma della giustizia tributaria è in discussione al Senato, e deve essere approvata entro fine anno. Infine, l’autunno scorso il Governo ha dato il via al disegno di legge delega per la revisione del fisco. Siamo consapevoli che in Italia il fisco è complesso e spesso iniquo. Per questo non abbiamo mai aumentato le tasse sui cittadini. Tuttavia per questo occorre procedere con uno sforzo di trasparenza. Intendiamo ridurre le aliquote Irpef a partire dai redditi medio-bassi; superare l’Irap; razionalizzare l’Iva. I primi passi sono stati compiuti con l’ultima legge di bilancio, che ha avviato la revisione dell’Irpef e la riforma del sistema della riscossione. In Italia l’Agenzia delle Entrate-Riscossione conta 1.100 miliardi di euro di crediti residui, pari a oltre il 60% del prodotto interno lordo nazionale – una cifra impressionante. Dobbiamo quindi approvare al più presto la riforma fiscale, che include il completamento della riforma della riscossione, e varare subito dopo i decreti attuativi”.

Il capitolo energia

Un passaggio importante Draghi lo dedica all’energia, e ai due rigassificatori di Piombino e Ravenna: “L’Italia deve continuare a ridisegnare la sua politica energetica, come fatto in questi mesi. Il Vertice di questa settimana ad Algeri”, al quale Draghi ha partecipato, “conferma la nostra assoluta determinazione a diversificare i fornitori, spingere in modo convinto sull’energia rinnovabile. Per farlo, c’è bisogno delle necessarie infrastrutture”, dice Draghi.

“Dobbiamo accelerare l’istallazione dei rigassificatori – a Piombino e a Ravenna. Non è possibile affermare di volere la sicurezza energetica degli italiani e poi, allo stesso tempo, protestare contro queste infrastrutture”.

“Si tratta di impianti sicuri, essenziali per il nostro fabbisogno energetico, per la tenuta del nostro tessuto produttivo. In particolare, dobbiamo ultimare l’istallazione del rigassificatore di Piombino entro la prossima primavera. È una questione di sicurezza nazionale”.

Dopo il discorso di Draghi, la palla passa alle forze politiche. A ricordarlo è stato lo stesso premier, chiudendo il suo intervento, chiedendo loro se i partiti fossero “pronti” a ricostruire il patto di fiducia: “Siamo qui, in quest’aula, oggi, a questo punto della discussione, perché e solo perché gli italiani lo hanno chiesto. Questa risposta a queste domande non la dovete dare a me, ma la dovete dare a tutti gli italiani”.

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