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Missioni Nasa e New Space Economy nella visione di David Avino, Ceo Argotec

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Il lancio della missione Nasa Artemis-1 è in programma per il 29 agosto, e da Cape Canaveral sarà Space Launch System (Sls-1), il gigantesco vettore americano, che porterà nell’orbita lunare la capsula Orion. “Un viaggio senza equipaggio” come si legge in una nota dell’ASI – Agenzia Spaziale Italiana, che partecipa in modo importante al programma statunitense, grazie anche al contributo dell’industria spaziale italiana, rappresentata da Leonardo, Thales Alenia Space, che hanno realizzato alcun dei componenti del modulo di servizio ESM (Europea service module) di Orion, prodotto per conto di ESA. Una componente indispensabile per lo sviluppo del modulo abitativo che permetterà agli equipaggi di affrontare i prossimi viaggi alla volta della Luna. Il primo volo in orbita lunare, con un astronauta ed una astronauta, è previsto entro il 2025.

Il Contributo della New Space Economy Italiana a questa missione è altrettanto fondante. È stata infatti Argotec, un’azienda torinese nata circa 10 anni fa, che ha realizzato per conto di ASI il cubesat Argomoon, l’unico satellite europeo che andrà in orbita lunare.

Fortune Italia ha incontrato David Avino, fouder di Argotec, per analizzare più a fondo questo grande traguardo della nuova economia dello spazio italiana, fondata sul valore delle Pmi.
Siamo partiti cercando di capire, nel dettaglio, qual è il ruolo del  satellite Argomoon  nell’ambito della missione internazionale. “Si staccherà a 27 mila km dopo il lancio, la luna è 385mila km per intenderci. Noi ci stacchiamo prima e facciamo ispezione intorno al secondo stadio del lanciatore, che lì non ha più telemetria. Le immagini prodotte da Argomoon serviranno per la validazione spaziale del veicolo Sls-1. Dopo questa prima fase, il nostro satellite entrerà nell’orbita ellittica fra Terra e Luna. Ci sono diverse tecnologie imbarcate su Argomoon, che verranno anche validate in orbita. Questo è un satellite piccolo, sviluppato tutto in-source, fatto interamente da ingegneri nostri, un satellite di 14 kg, delle dimensioni di 30x20x10 cm, completamente autonomo ma controllabile anche da remoto. Riceveremo telemetria qui, dal satellite, e potremo mandare comandi e comunicare”.

Per leggere la missione più nel dettaglio, Avino ci racconta che nella prima fase, dopo essere stato lanciato da  Sls-1, Argomoon aprirà i pannelli solari, accenderà i sistemi e andrà alla ricerca dell’obiettivo da fotografare e monitorare, ovvero lo stesso lanciatore Sls-1. “La manovra di avvicinamento, lo porterà a non più di 500 mt da Sls-1” la così detta keep out zone” e poi da lì invierà le immagini che serviranno a valutare lo stato del veicolo di lancio.

Questa parte della missione durerà alcune ore, poi si andrà nell’orbita lunare, prima sul dark side e poi lato terra” e anche in questa circostanza, il compito di Argomoon sarà quello di produrre immagini utili ad effettuare monitoraggi sull’ambiente lunare. “Noi siamo gli unici europei a bordo di Sls-1. Ci sono in totale 10 satelliti, oltre ad Argomoon, 7 americani, 2 giapponesi, che però avranno ruoli diversi, tecnico scientifici, assegnati direttamente dalla Nasa, che possiamo considerare il nostro ‘partner finale’ e che ha selezionato direttamente i progetti e gli obiettivi dei 10 satelliti a bordo di Sls-1”.

Asi aveva lanciato una call for ideas a livello locale per questa missione Nasa, nel momento in cui l’Europa aveva avuto possibilità di imbarcare un satellite su Sls-1. “Fra i vari progetti, la Nasa ha poi selezionato Argomoon, è piaciuta l’idea che potessimo essere di aiuto sulla prima missione di questo nuovo veicolo di lancio”. Sls-1 è di fatto il veicolo di lancio, 100%  americano, più grande mai costruito ad oggi, con l’obiettivo di portare uomo e donna sulla luna. “Gli americani non avevano più capacità di lancio diretta da quanto avevano mandato in pensione lo Shuttle”, fatto salvo per alcuni progetti di privati, come SpaceX di Elon Musk, che hanno operato comunque sui lanci, in tempi recenti.

Argomoon è un cubesat realizzato in due anni “noi l’avevamo consegnato nei tempi, avrebbe dovuto viaggiare già la scorsa estate, ma poi il programma Nasa, Artemis 1, è stato ritardato. Qui da noi ci hanno lavorato 25/30 ingegneri per circa 3 anni, un investimento molto importate, aziendale ed italiano, che ci ha consentito di acquisire la capacità di creare satelliti piccoli, capaci di andare in deep space”.  Dopo Argomoon, la Nasa ha assegnato ad Argotec, attraverso la commessa ASI, la realizzazione di un secondo piccolo satellite per il deep space: Liciacube – Light Italian Cubesat for Imaging of Asteroids. Prodotto dopo, lanciato prima. “Lanciato lo scorso novembre 2021, è già molto lontano dalla terra e raggiungerà 11 mio di km di distanza il 27 settembre di quest’anno. Il suo obiettivo sarà quello di verificare la capacità di modificare l’orbita di un asteroide. Il satellite verrà rilasciato 15 gg prima, circa l’11 settembre, e noi continueremo in modo autonomo a seguire sonda e seguire l’impatto con l’asteroide che ha l’obiettivo di deviare”.
Questa tecnologia italiana, sarà anche presto al servizio di tutti. In che modo, ce lo spiega Avino “stiamo lavorando al progetto di una costellazione di satelliti che possa creare una mappa sempre più precisa della Terra. Queste immagini potranno essere usate per monitoraggio di agricoltura, deforestazione, acqua nei bacini idroelettrici o dei fiumi, o per l’early worning rispetto ad eventuali catastrofi naturali”.

Questi satelliti quindi sono stati pensati per andare lontano nello spazio profodo, ma anche per essere di supporto diretto al nostro pianeta. L’aspetto interessante di tutto questo è forse proprio il fatto che stiamo parlando di una Pmi Italiana, che incarna l’essenza del trasferimento tecnologico, alla base del concetto sempre più diffuso di New space economy. “Noi come azienda, già 10 anni fa siamo nati con una mentalità commerciale, dall’inizio ho immaginato Argotec in questo modo, capace non solo lavorare con governi, difesa, con protezione civile o altre agenzie governative, ma in ottica più commerciale, e la piattaforma satellitare che abbiamo sviluppato si addice a tutti questi tipi di attività. Abbiamo anche un settore di Space flight, che punta ad aumentare il comfort per astronauti nella stazione spaziale internazionale”. Già nel 2013, infatti, in occasione della prima missione spaziale di Samantha Cristoforetti, Argotec, coinvolgendo Lavazza, aveva sviluppato il prototipo della macchina per il caffè che funzionava in assenza di gravità. “Avevamo coinvolto un’azienda non space in un progetto di ricerca internazionale”. Il risultato di business ottenuto a terra “sono stati una serie di brevetti innovativi, fra cui quello che consente di risparmiare acqua”. Dopo quel primo esperimento ne sono seguiti altri “che hanno già volato. Siamo stati i responsabili, fino ad agosto dello scorso anno. di quello che volava sulla ISS” Ne è nata una attività “che si chiama Open Space, per attrarre aziende multinazionali non del settore e sperimentare insieme, ad esempio è successo nel campo dell’illuminazione, o dell’alimentazione”.

Torino caput astrae, quindi. “Sicuramente siamo cresciuti a Torino, che è una città importante per l’aerospazio, ma noi siamo molto italiani, la competizione non è su Torino ma è mondiale, e noi tutti italiani dobbiamo attrezzarci per essere sempre competitivi” a livelli altissimi. Importante è anche il ruolo svolto dal Politecnico di Torino, “ma siamo in ottimi rapporti anche con il PoliMi, l’Università Federico II di Napoli, e molte università europee”. Ci siamo congedati da Avino chiedendogli dei progetti futuri di Argotec. “Stiamo lavorando principalmente sull’ osservazione della terra, ed il secondo progetto importante ci vede impegnati nella progettazione di una rete di comunicazione sulla superficie lunare, che utilizzi i nostri satelliti. In un futuro non lontanissimo possiamo ipotizzare che sulla Luna ci saranno tantissimo rover, lander, che avranno bisogno di una rete potente per comunicare con la Terra”.

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