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Il Prescelto corre ancora, anche negli affari: il regno dell’imprenditore LeBron James

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Oltre 530 mln di dollari guadagnati sul parquet in quasi 20 anni. Appena un terzo di quanto gli è stato accreditato in banca tra sponsorizzazioni e partnership in aziende lanciate dal nulla che ora sono dominanti sul mercato. Il rinnovo con i Los Angeles Lakers per i prossimi due anni da 97 milioni di dollari (con opzione per il terzo anno a favore del cestista per oltre 50 milioni) proietta LeBron James ancora più alto nel ristretto club dei miliardari dello sport, che comprende tra gli altri Roger Federer, Leo Messi, Cristiano Ronaldo, Tiger Woods, Floyd Mayweather jr.

Un uomo copertina, il viso ideale con curriculum ideale per qualsiasi azienda, consapevole del suo potere mediatico. Voleva essere un miliardario, lo disse candidamente in un’intervista del 2014 a GQ. Ci è riuscito ancora prima di smettere di giocare.

Il numero 23 dei Lakers vede il suo futuro prossimo ancora nella pallacanestro, a 40 anni sarà ancora a distribuire assist, giocate, punti, forse c’è ancora margine per vederlo in lotta per un titolo, oppure dovrà accontentarsi di accompagnare nella Nba il primo dei suoi due figli eredi, Bronny, ora all’ultimo anno di high school.

Lebron vorrebbe giocare con il figlio prima di ritirarsi ma il piano per il post carriera è delineato da più di un decennio.

Dallo sport al cinema, poi  ristorazione (tequila, pizza), integratori: difficile trovare un settore in cui James non abbia investito. E i ritorni sono stati straordinari.

LeBron James businessman

Se il talento mostrato sul campo è ancora inavvicinabile per molti dei terrestri nella Nba, c’è un altro LeBron James, se possibile più solido, audace e con fiuto.

Gli affari vanno forte, fortissimo. Investimenti nella ristorazione, nel campo delle produzioni discografiche e televisive. Nel campionario del LeBron uomo d’affari c’è un po’ di tutto. Uno dei suoi primi tentativi di diventare un fuoriclasse anche nel business l’ha portato nel 2011 a investire nel Fenway Sports Group, fondo di private equity con diversi interessi nello sport: così James è diventato azionista di minoranza (il 2%) del Liverpool, dei Boston Red Sox.

Sui social si segnala sempre per il tifo sfegatato per i Reds, qualche mese fa era in tribuna a Parigi per la finale di Champions League perduta dalla squadra inglese con il Real Madrid.

L’ultima puntata però è nel ciclismo: LRMR Ventures, l’agenzia di marketing lanciata assieme al partner in affari Maverick Carter, ha investito 30 milioni di dollari per l’espansione negli Stati Uniti del brand Canyon Bicycles, azienda tedesca che vale sul mercato circa 750 milioni di dollari e che sponsorizza un paio di squadre ciclistiche professionistiche.

Il ciclismo è solo l’ultima passione per James, che per i suoi investimenti si è avvalso per anni dei consigli di un buon amico che del settore se ne intende, il magnate Warren Buffett.

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LeBron James con Adam Sandler alla Premiere del film di Netflix Hustle (Credit Image: © Kay Blake/ZUMA Press Wire)

LeBron tra cinema e media

L’avventura nel cinema è un po’ una costante nello sport americano. Nella Nba ci ha provato Michael Jordan con il film culto Space Jam, poi anche altri, da Ray Allen a Shaquille O’Neal. Ecco quindi anche LeBron, che però non è stato solo attore in Space Jam 2 (nulla di leggendario ma con incassi da oltre 200 milioni di dollari nelle prime settimane di uscita), il sequel del film originale con Jordan protagonista, ma ha acquisito una partecipazione nella SpringHill Entertainment, uno studio di produzione cinematografica e di eventi live che vale secondo il LA Times almeno 725 milioni di dollari e che vede assisa nel consiglio di amministrazione un’altra stella dello sport con la vocazione per il business, Serena Williams.

Con un’altra star, stavolta del cinema (e della politica) come Arnold Schwarzenegger, LeBron ha lanciato Ladder, un brand di integratori. Non era contento dei prodotti di cui faceva uso per recuperare dallo sforzo fisico, si è creato l’azienda su misura. Ladder è stata poi ceduta a Open Fit, un colosso del settore. Un altro capolavoro finanziario è stato centrato con Uninterrupted, piattaforma media che collega i giocatori con le loro legioni di fan. Lo show più visto si chiama The Shop e tali sono stati gli ascolti che Uninterrupted ha riscosso l’interesse e una partnership con HBO.

LeBron e Nike (e non solo)

Il suo impero finanziario ha cominciato a essere edificato con il primo accordo con Nike da 90 milioni di dollari. Allora LeBron era entrato nella Nba come il Prescelto, The Chosen One, la sensazione dello sport americano, una stella al piccolo liceo di Saint Vincent & Mary, la cui squadra di basket si è ritrovata in diretta sulle tv nazionali.

Con Nike poi il rapporto è divenuto assai più remunerativo una volta divenuto il giocatore più influente della Nba.

Le parti hanno siglato un accordo monstre da un miliardo di dollari, così James sarà il volto e il corpo di Nike a tempo indeterminato.

Ma questo tipo di legame con multinazionali LeBron l’ha siglato anche con Pepsi, At&T, Walmart. Intese durature e ricche, mai messe in discussione anche perché l’immagine del fenomeno dei Lakers è sempre stata lontana dai guai.

Anzi LeBron è un paladino dei diritti civili, pochi giorni fa Magic Johnson ha ricordato come lui e pochi altri abbiano preso il testimone da una leggenda come Bill Russell, 11 titoli con i Boston Celtics, icona afroamericana che negli anni ‘50 e ‘60 era costretta a dormire in alberghi per soli neri.

No a McDonald’s, meglio Blaze Pizza

Qualche anno fa anche McDonald’s, che è uno dei marchi storici legati alla Nba, aveva deciso di dare la caccia a LeBron James.

Ma il ragazzino cresciuto in un ghetto di Akron, Ohio, aveva fiutato un altro affare. Il suo rifiuto a McDonald’s fece discutere: sembrava un azzardo, ma LeBron decise di puntare un milione di dollari su un brand sconosciuto, Blaze Pizza.

A distanza di anni quel marchio poco mainstream è divenuta una catena di negozi (oltre settemila) in tutti gli Stati Uniti e non solo. LeBron ovviamente ne è stato testimonial, oltre che azionista. Ora il brand Blaze Pizza vale 250 milioni di dollari e il cestista dei Lakers si è pure concesso il lusso di rifiutare un’offerta da 15 milioni di dollari proprio di McDonald’s per rilevare le sue quote. Due anni fa le sue azioni sono state valutate in circa 40 milioni di dollari.

La tequila di LeBron James

La sua tequila è stata giudicata la migliore al mondo nel 2022, superando il suo mito Michael Jordan, con cui si divide lo scettro mediatico del giocatore più forte di ogni epoca.

La Lobos Reposado 1707, venduta a 51 dollari dopo aver riposato per sei mesi in botti di rovere bianco americano e arricchita con tequila extra anejo Lobos 1707, la tipologia più pregiata, e poi rifinita in botti di vino Pedro Ximenez.

LeBron ha vinto così, mostrando più volte la sua creatura in prima fila alle partite Nba, anche all’All-Star Game di quest’anno. LeBron James non lascia nulla al caso, in campo e fuori.

 

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