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Paolo Barletta: In Italia mancano serie opportunità di lavoro per i giovani

paolo barletta lavoro giovani
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Ha la fama dell’imprenditore seriale. Per molti  è il Re Mida dell’innovazione. Trasforma in progetti vincenti anche le idee più disruptive. Paolo Barletta, Ceo del Gruppo Barletta, founder di Alchimia Spa, società di investimenti attiva nel venture capital, e dal 2020 anche di Arsenale Spa, attiva nel mondo dell’hospitality, è un giovane di talento che punta a dare valore alle sue intuizioni e a costruire un dialogo costruttivo con le istituzioni. Già nella lista 40under40 di Fortune Italia 2022, lo abbiamo incontrato per chiedergli quale dovrebbero essere i temi che il governo che verrà, qualunque esso sia, dovrebbe mettere ai primi posti per rilanciare il Paese.

Lei ha dato un’impronta importante all’impresa young nel nostro Paese, coniugando i temi dell’innovazione con la concretezza del business. Quale direzione vorrebbe veder tracciata dalla politica, in particolare in occasione di questa campagna elettorale?

L’Italia è un Paese di giovani, ce ne sono tanti, ma non è una nazione per giovani, perché mancano le opportunità per iniziare una propria carriera ed entrare in modo serio nel mondo del lavoro. Questo credo sia il tema principale. In Italia ci sono tanti lavori possibili, i mestieri di sempre e anche le nuove professioni, se però non si creano le condizioni per aiutare le persone a seguire la propria strada con facilità, ci si trova di fronte ad un problema enorme: un’economia basata su persone che non hanno una direzione, senza uno scopo professionale preciso, e che vivono la frustrazione di non poter sviluppare il loro talento.

Quali sono i temi più importanti che vorrebbe vedere dibattere dalle forze politiche?

L’elemento essenziale sarebbe quello di ‘costruire’ l’accesso al mondo del lavoro. Le imprese sopportano costi eccessivi, il lavoro costa troppo e le aziende non investono in vera formazione.  Ci sono poi mestieri che hanno salari non sostenibili, non c’è effettiva rispondenza fra competenze richieste e salario percepito. Pensi ad esempio ai receptionist di un albergo. Fanno i turni, lavorano anche nei giorni festivi e devono saper parlare almeno tre lingue, conoscere il sistema informatico, essere di bella presenza e saper interagire col pubblico. Il contratto nazionale, che inquadra questa figura professionale, è intorno al 1100 euro al mese. Perché un giovane dovrebbe appassionarsi a questo lavoro per un compenso simile, quando ci sono altre professioni che richiedono meno competenze a parità di stipendio? Sono sperequazioni che penalizzano alcune professioni, che andrebbero invece valorizzate.

turismo costiera amalfitana

Turismo e accoglienza sono due temi strategici per l’Italia, su cosa bisognerebbe che la politica investisse per poter davvero far ripartire il Paese in questi due settori che rappresentano una fetta importante del Pil del Paese?

Bisognerebbe rinnovare l’offerta commerciale e gli investimenti dovrebbero andare in quella direzione, che è in realtà già presente grazie ai privati. Siamo il Paese maggiormente richiesto, che potrebbe attrarre i turisti e indurli a tornare, se fossimo in grado di proporre servizi adeguati. Quando il turista arriva in Italia si trova di fronte al problema dei trasporti e dell’assenza di hotel di un certo livello, spesso alloggia in alberghi vetusti, per non parlare di alcuni ristoranti dove i servizi igienici sono fermi agli anni 80, o le sedie sono scomode.  Il turista vuole trovare la qualità. Si tratterebbe di un investimento in sé banale, che però spesso viene rimandato a causa delle spese, delle tasse e del costo del lavoro che l’impresa sostiene. Incentivare gli imprenditori nel processo di rinnovamento delle strutture è importante, ed in questo il Governo dovrebbe investire per rinnovare il patrimonio di offerta nazionale e per aprirci ad un pubblico che ama l’Italia, ma che al momento non è motivato a tornare. Se ci fossero dei meccanismi di incentivo per questa tipologia di investimento, avremmo un biglietto da visita in più per il nostro Paese, anche puntando su trasporti e maggiori connessioni territoriali.

Se ci fosse l”occasione irripetibile’ per cambiare l’Italia, quale sarebbe, secondo lei? In cosa il nostro Paese deve puntare per elaborare un percorso di crescita reale?

Pnrr, questa è già l’occasione irripetibile. Penso che non ci sarà in futuro la possibilità di contare su investimenti grossi e massicci come questi. Dovremmo cogliere l’occasione, colmare il gap che abbiamo rispetto agli altri Paesi, che nel tempo hanno già fatto ingenti investimenti tecnologici, alcuni sono andati bene altri no. Noi questi investimenti non li abbiamo mai fatti, potremmo approfittarne oggi, copiando le migliori eccellenze grazie alla capacità di spesa di cui il Paese è stato dotato. Questa è l’occasione incredibile per l’Italia, che può investire i fondi del Pnrr su infrastrutture, sociale, sanità, turismo, scuola. Se non riusciremo a far fronte comune ora, saremo sempre il fanalino di coda. Mi piace fare un esempio: quando c’è un Gran premio e c’è un incidente, entra in pista la safety car, che riallinea tutti. È ciò che successo adesso, e noi ora siamo vicini a Germania e Francia, se però ci facciamo distanziare nuovamente, perché sbagliamo investimenti, non potremo recuperare più.

Se lei potesse scegliere un concetto chiave di questa campagna elettorale, quale sceglierebbe? Quale dovrebbe essere secondo lei l’argomento principe di questa campagna elettorale, quello che reputa più importante, e che dovrebbe aiutare la gente a scegliere?

Il concetto chiave è proprio l’accesso al mercato del lavoro. Si parla poco di questo nei programmi elettorali mentre si dedica molto spazio al reddito di cittadinanza, che è una misura importante, ma il tema centrale è creare lavoro e avere lavoro. Servono incentivi che supportino le classi più deboli, nonché opportunità per quei lavoratori che non possono accedere al mercato del lavoro. Questo tema deve diventare elemento essenziale, altrimenti significa che stiamo andando nella direzione sbagliata.

lavoro giovani

L’innovazione in Italia è spesso invocata, ma sembra non essere stata compresa, nella potenza dei messaggi e nei linguaggi consoni che la contraddistinguono. In cosa consisterebbe, secondo lei, un processo di innovazione efficace per rilanciare il nostro Paese, e creare nuovo business ed attrattori efficaci?

Industria, turismo, cyber security, portare competenze tecnologiche che abbiamo nel nostro Paese, queste sono cose importanti. Sono sempre stato convinto del fatto che le tecnologie siano belle se applicate a qualcosa di utile, e da noi la cultura è l’elemento essenziale che dovremmo valorizzare. Abbiamo strumenti che ci possono portare al vertice della filiera. L’Orient Express LaDolce Vita è un nostro progetto per il turismo slow e di lusso su rotaie, che punta  a valorizzare bellezze del Paese e  la nostra cultura ferroviaria. Fino ad ora i treni sono stati solo considerati mezzi di trasporto, locale prima e nazionale poi. Noi abbiamo aggiunto un pezzettino, creando il concept delle ‘crociera su rotaie’. Come questa, in Italia ci sarebbero centinaia di opportunità, che spesso non vengono colte per carenza di investimenti, o perché non ci sono le condizioni. Lavorare con Ferrovie, ad esempio, non è stato facile. Immagino quindi che, spesso, chi voglia fare ‘disruption’ trovi degli ostacoli. Oggi la politica, le aziende di Stato e ed il para-statale, dovrebbero lavorare per creare le condizioni e dare opportunità a chi ha idee, per metterle a fattor comune. Se la volontà è invece quella di mantenere lo status quo, le opportunità resteranno sulla carta. Un esempio concreto: siamo nel 2022 e solo oggi si è pensato di lavorare alle prenotazioni elettroniche e ‘salta-coda’ per il comparto museale. Eppure i nostri musei ci sono da anni, ma non abbiamo mai sperimentato la parte di biglietteria elettronica, noi che avremmo potuto essere i precursori, i primi ad innovare, siamo stati gli ultimi. Un altro nostro progetto lavorava proprio in questa direzione, l’app ‘ufirst’,  che punta alla digitalizzazione delle file, era stata proposta a diverse aziende pubbliche tra le quali Poste Italiane, anche prima di Covid. Noi portavamo un servizio, non chiedevamo soldi, era solo disruption per il pubblico, eravamo animati dalla volontà di condividere best practice, ma in cambio abbiamo ricevuto ostracismo, con la conseguenza che il nostro progetto non fu accettato. Penso che la politica debba dare opportunità al privato. Per creare innovazione, resta fondamentale entrare in contatto con chi ha idee intelligenti, altrimenti ci rimette anche la politica, oltre alla società civile.

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